I only remember waking in the morning and staring up at the white ceiling of my room and feeling light and disembodied, as if I were floating on the shadows cast by dark trees beneath a moon.
Chaim Potok from My Name is Asher Lev
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Chaim Potok from My Name is Asher Lev
my high school book ratings
# of books read: 19
Hatchet by Gary Paulsen â â âââ
To Kill a Mockingbird by Harper Lee â â âââ
Bridge to Terabithia by Katherine Paterson â â âââ
The Outsiders by S. E. Hinton â â â â â
The Giver by Lois Lowry â â â ââ
The Chosen by Chaim Potok â â â ââ
My Name Is Asher Lev by Chaim Potok â â â â â
In Our Time by Ernest Hemingway â â âââ
Lord of the Flies by William Golding â â â ââ
Twelve Angry Men by Reginald Rose â â âââ
The Crucible by Arthur Miller â â âââ
The Iliad by Homer â â âââ
The Stranger by Albert Camus â â â â â
Othello by William Shakespeare â â â ââ
The Great Gatsby by F. Scott Fitzgerald â â â â â
Nick Adams Stories by Ernest Hemingway â â âââ
Outliers: The Story of Success by Malcolm Gladwell â â â â â
Night by Elie Wiesel â â âââ
Nothing to Envy: Ordinary Lives in North Korea by Barbara Demick â â âââ
Just in time for Halloween comes the Jewish horror novel everyone's been clamoring for.
In the world of a cat, boundaries do not exist
13esima: C. Potok, Il dono di Asher Lev, Garzanti
Simone Vaccarino ci propone lâottavo romanzo di Chaim Potok, Il dono di Asher Lev (1990), personaggio nato nel 1972 con il Il mio nome Ăš Asher Lev. Le traduzioni italiane sono piĂč ravvicinate. âLa veritĂ deve essere data per enigmi. Le persone non possono accettare la veritĂ se questa si presenta come un toro. Il toro viene sempre ucciso. Devi dare alle persone la veritĂ in un enigma,âŠ
"Azokban a hetekben gyakran lĂĄtogattam el a Piazza del DuornĂłra, hogy megnĂ©zzem Michelangelo PietĂ jĂĄt a Vasari-freskĂłt Ă©s a Porta del ParadisĂłt: Ghiberti dombormƱveit a keresztelĆkĂĄpolna kapujĂĄn. BĂĄrhova mentem is, mindig magammal vittem a vĂĄzlatfĂŒzetemet, Ă©s ceruzarajzokat kĂ©szĂtettem. Ăm emlĂ©kszem, amikor elĆször lĂĄttam Michelangelo PietĂ jĂĄt a dĂłmban, kĂ©ptelen voltam lerajzolni. JĂșlius ötödike volt. Csak bĂĄmultam a szobor romĂĄnos-gĂłtikus kontĂșrjait, a kicsavarodott kart, a fĂ©lrecsuklĂł fejet, a JĂ©zus Ă©s a kĂ©t MĂĄria alkotta kört, Nicodemus fĂŒggĆleges alakjĂĄt. A kĆ geometriĂĄjĂĄt csodĂĄltam, Ă©reztem a belĆle ĂĄradĂł kĂŒlönös szenvedĂ©st Ă©s bĂĄnatot. Noha vallĂĄsos zsidĂł vagyok, az a kĆtömb Ășgy hasĂtott belĂ©m, akĂĄr egy sikoly, mint a reggeli hullĂĄmverĂ©st tĂșlharsogĂł sirĂĄlyok vijjogĂĄsa, mint⊠Mint a Rebbe megfĂșjta sofĂĄr visszhangos zengĂ©se. SzĂł sincs istenkĂĄromlĂĄsrĂłl. Szellemi horizontomat az Ă©let formĂĄlta, amelyet Ă©ltem. Fogalmam sincs, hogyan reagĂĄl egy hĂvĆ keresztĂ©ny arra a PietĂ ra. Ăn csak a sajĂĄt mĂșltam elemeihez kapcsolĂłdhattam. Nagy szemeket meresztettem rĂĄ, lassan körbejĂĄrtam. Nem is emlĂ©kszem, mennyi idĆt töltöttem ott az elsĆ alkalommal. Amikor kilĂ©ptem a nyĂŒzsgĆ tĂ©r ragyogĂĄsĂĄba, döbbenten fedeztem fel, hogy könnyes a szemem."
Chaim Potok: A nevem Asher Lev
âSono un traditore, un apostata, un nemico di se stesso, uno che si fa beffe di ciĂČ che Ăš sacroâ. Sia lode a Chaim Potok e al suo grande romanzo, âIl mio nome Ăš Asher Levâ
Di recente ho visto Unorthodox, film in quattro puntate diffuso da Netflix da qualche mese. Me lâhanno consigliato, ho chiesto consiglio su come si usa Netflix â vivo in unâera piena di candele â e lâho visto. Il film Ăš tratto da un libro, Ex ortodossa. Il rifiuto scandaloso delle mie radici chassidiche, che Ăš poi lâautobiografia di Deborah Feldman, edito in Italia da Abendstern. Il film dice poco â una ragazza legata alle regole di una comunitĂ ultraortodossa di Brooklyn, dopo un matrimonio combinato, lascia tutto e va a Berlino â ma Ăš ben fatto. Il tema, poi, Ăš interessante: nella mia visione bibliografica il chassidismo Ăš manna di miti e di riti, narrati da Martin Buber, da Isaac B. Singer (che pure con arguzia sfotte il mondo ebraico), Ăš luce. Qui della fede si mostra la prigionia, della legge il delirio che castra, soggioga. In effetti, credo sia cosĂŹ: una liturgia quotidiana salva e libera se si entra nel suo ritmo; se Ăš sterile suono Ăš un mattatoio. Il rapporto con Dio non prescinde dalla violenza e dalla violazione.
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Unorhodox mi ha fatto venire in mente i romanzi di Chaim Potok (1929-2002). In quel caso il punto non Ăš rigettare una fede, tuttâaltro, ma sondare le fratture, ciĂČ che non coincide, la distanza tra obbedienza e istinto, tra testo sacro e sacralitĂ della vita, tra detto e contraddizione. Chaim Potok Ăš nato nel Bronx da ebrei provenienti dalla Polonia, diventa rabbino e caporedattore di âConservative Judaismâ; durante la guerra in Corea del Sud serve nellâesercito come cappellano. Potok sa che lâobbedienza va tormentata: nel Testo Sacro Giobbe si scaglia contro Dio, Giona non accetta il dono profetico, Abramo intercede per Sodoma scavando nel Potente un nido di pietĂ . La legge câĂš come panca per istituire un dialogo con il Potente. I romanzi di Potok hanno al centro, di solito, un ragazzo che deve gestire e capire il proprio talento â in tutti i romanzi di Potok protagonisti e coprotagonisti si gettano nella vita, studiano, esprimono la propria fede impegnandosi, allievi della grandezza e della luce. In ogni romanzo di Potok câĂš una zona proibita da sondare, da superare.
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Il genio di Potok si accende da piccolo, ma Ăš ostacolato dalla famiglia, che ritiene la scrittura una offesa. Nel 1967 Potok pubblica il primo libro, The Chosen (tradotto in Italia come âDanny lâelettoâ), seguito, due anni dopo, dal sequel, diciamo cosĂŹ, The Promise (âLa scelta di Reuvenâ). Il primo libro â nominato al National Book Award â ha un successo impressionante, nel 1981 diventa un film con Maximilian Schell e Rod Steiger. Chaim Potok si discosta dagli altri, piĂč noti, scrittori ebreoamericani (da Bernard Malamud a Saul Bellow e Philip Roth): la sua scrittura Ăš piana, inamovibile, inesorabile (provate: cominci a leggere e devi andare fino in fondo, senza fiato), pone al centro un tema âmoraleâ, sprofonda nel conflitto senza compiacimento, scoprendo, al di lĂ di tutto, fossâanche il residuo grammo di bene. Fino a qualche anno fa Chaim Potok era molto letto e discusso; in Italia i suoi libri sono editi da Garzanti, ristampati con lenta costanza, ma un poâ scomparsi dalla diafana sapienza letteraria in cui viviamo.
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Nel 1972 Chaim Potok pubblica Il mio nome Ăš Asher Lev â completato, molti anni dopo, nel 1990, da Il dono di Asher Lev, piĂč debole, a cui avrebbe dovuto far seguito un terzo tomo, mai realizzato. Il cuore del libro Ăš il contrasto tra la creazione dellâuomo e il creato, tra la potenza individuale e la comunitĂ , la famiglia, tra lâio e Dio. Il tema, secondo la formula della narrazione a ritroso, Ăš spiegato nellâincipit del romanzo: âIl mio nome Ăš Asher Lev. Sono io lâAsher Lev di cui avete letto nei giornali e nelle riviste, di cui tanto parlate durante le vostre cene di lavoro e ai cocktail, il famigerato e leggendario Lev della Crocefissione di Brooklyn. Sono un ebreo osservante. SĂŹ, non câĂš dubbio, gli ebrei osservanti non dipingono crocefissioni. Anzi, gli ebrei osservanti non dipingono affatto, perlomeno nel modo in cui dipingo io. PerciĂČ si dicono e si scrivono parole grosse su di me, si creano miti: sono un traditore, un apostata, un nemico di se stesso, uno che copre di vergogna la sua famiglia, i suoi amici, la sua gente; ma sono anche uno che si fa beffe di ciĂČ che Ăš sacro per i cristiani, un manipolatore blasfemo di modi e forme che i gentili venerano da duemila anni. Ebbene, io non sono nessuna di queste cose, anche se, in tutta onestĂ , devo confessare che chi mi accusa non ha del tutto torto: io sono infatti, in qualche modo, tutte queste cose insiemeâ. Che incipit folgorante. Da qui Asher Lev parte a raccontare la propria infanzia, la scoperta del dono, lâostilitĂ â ogni dono Ăš scandalo e ha la sua dote di male â, la pervicacia nel non dissipare il proprio destino, la scelta di obbedire al dono (e non al padre). Fino alla pittura della fatidica Crocefissione. Il romanzo si chiude (lo sappiamo dallâinizio) con il crisma del dolore: Asher Ăš cacciato dalla propria comunitĂ , si trasferisce a Parigi. âMi capisci Asher Lev? Questo non Ăš un giocattolo. Questa Ăš una tradizione; Ăš una religione, Asher Lev. Stai per abbracciare una religione che si chiama pitturaâ, dice al giovane talento Jacob Kahn, il suo maestro, ebreo libero, libertino. Come si puĂČ prestare fede a due religioni? Come Ăš possibile sottostare ai precetti di una fede quando lâaltra sfida lâillimite? Tutti i doni vanno espiati e sofferti: lâarte puĂČ creare un bene, ma fa del male, sempre, a chi ama lâartista. Crea divisioni, porta la spada e il fuoco, come GesĂč. Asher Lev soffre la sua scelta, prega, resta in Dio pur fuori dai canoni della comunitĂ â a differenza della protagonista di Unorthodox, che non prega, non vede il sacro, fa coincidere, credo in modo superficiale, almeno nel film, Dio con la comunitĂ chassidica da cui Ăš divorata. Eppure, per Asher Lev, che non ripudia Dio â anzi: crede di onorarlo aderendo al dono â, non câĂš scelta.
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Il mio nome Ăš Asher Lev Ăš un romanzo magnifico. Non Ăš un capolavoro, ma non Ăš giusto che tutto stia a una altezza priva di ossigeno. Ă un grande romanzo, che sviscera un tema fondamentale. Qualche tempo fa Gian Ruggero Manzoni mi ha fatto scoprire Isaak Levitan (1860-1900), eccezionale pittore lituano, ebreo. A differenza di Asher Lev, Levitan dipinge attenendosi ai precetti ebraici, compreso quello di non raffigurare lâuomo. I suoi paesaggi hanno la bellezza di un salmo, sono limpidi come ciĂČ che Ăš stato creato ora, tra vetro e vento, con la piĂč pura maestria. Sono paesaggi stupefacenti, i suoi, che testimoniano lo splendore, lâobbedienza al primo. Qualche anno dopo il romanzo, Chaim Potok, dedito allâarte, ha dipinto la sua Brooklyn Crucifixion. Diciamo che Ăš molto piĂč bravo come scrittore. (d.b.)
*In copertina: Isidor Kaufmann, âIl Cabbalistaâ, tra 1910 e 1920
L'articolo âSono un traditore, un apostata, un nemico di se stesso, uno che si fa beffe di ciĂČ che Ăš sacroâ. Sia lode a Chaim Potok e al suo grande romanzo, âIl mio nome Ăš Asher Levâ proviene da Pangea.
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Review: The Gift of Asher Lev
Review: The Gift of Asher Lev
The Gift of Asher Lev, Chaim Potok. New York: Ballantine Books, 1990.
Summary: Asher Lev, exiled from a Brooklyn Hasidic community over a scandalous artwork portraying crucifixion, returns after twenty years with his family for the funeral of his uncle, only to find that he is being called upon to make a far greater sacrifice than the pain of exile.
I first became acquainted with the work ofâŠ
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