Rotte (si spera) distratte
Mi sento vecchio quando penso a quanto mi sembrino fragili le nuove generazioni. Ma questo non aiuta me a sentirmi meno fragile.
D’altra parte cerco di guardare alla loro ricchezza di opportunità. Come se non fosse questo, indipendentemente dall’età, a rendere una persona giovane: un foglio bianco con un titolo provvisorio e tutto il resto ancora da scivere.
Non mi piacerebbe sapere quanti fogli di brutta mi restano prima di consegnare la bella. Nel momento in cui consegni, il tuo elaborato non è più tuo. Si perde, mischiandosi con quelli degli altri, in enormi pile.
Certo, a volte se ne tira fuori qualcuno per essere citato come esempio positivo o negativo. Ma in fin dei conti si tratta di qualcosa di già archiviato, ciò che conta e come venga percepito da chi ha ancora la penna in mano.
Ed è qui che noto l’insicurezza: non nel non sapere che rotta prendere, questo nessuno lo sa e lo può sapere, ma nella confusione dei propri elementi di riferimento. Nel non capire che il Sole va tenuto in considerazione di giorno e l’Orsa Polare di notte, che un bagliore a volte è solo un abbaglio, che le singole traiettorie non devono incrociarsi morbosamente, ma essere parallele nel caso un cui si voglia navigare assieme. E i mulinelli e i gorghi che ci lasciamo dietro sulla nostra scia non dovrebbero tormentarci, perchè non riguardano più noi nel momento in cui andiamo avanti. E nemmeno impensierci se qualcuno ci finisce dentro cercando di seguirci, poichè a priori non ha senso voler seguire la rotta di un altro. Non ha senso voler vivere la vita di qualcun altro.