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ciò che ti manca,
lo colmi solo
con ciò che ti manca.
è tutto così indispensabile?Di cui noi non possiamo farne a meno?Questa gente lotta per noi,mentre noi siamo soli a buttare le nostre lacrime? O,ci tiene un minimo?
Su presenze discontinue e su tante, troppe assenze ? Man mano che gli anni trascorrevano, crescevi, insicura e vulnerabile ma razionalmente crescevi. E più crescevi e più ti facevi mille domande, mille confronti, senza mai nessuno che sapesse cogliere le tue incertezze e magari, incapace di fornirti una riposta, fosse in grando semplicemente di abbracciarti forte, così forte da ricomporti, pezzo dopo pezzo, e accompagnarti in questa tua, forse prematura, ricerca. Era quella la risposta a cui disperatamente anelavi, ma che nessuno ha mai recepito veramente, nonostante tu urlassi chiaro. Ma questa figura non c'è mai stata dove sarebbe dovuta esserci, nel nucleo del tuo Io, allora l'hai cercata, hai cercato tuo padre, nei volti della gente. Ma anche tra quelli hai trovato chi non è stato capace di vedere oltre, chi ti ha ferito, ancora. E ancora. Allora hai promesso a te stessa di non aprirti mai più e hai deciso che questo mondo non faceva per te. Eri stanca di ricevere colpi dalla vita e quante volte hai pianto per il peso delle colpe di cristallo che non facevi altro che attribuirti, nel cuore delle tue notti, per il peso di quel corpo che non hai mai accettato. Ma perché non ti sei mai accettata per ciò che sei ? Se tuo padre stesso non ti attribuisce la giusta importanza, non scalda sufficientemente il tuo cuore bisognoso, non rimbocca tutte le sere le coperte della tua anima e non ti insegna a percorrere i tortuosi sentieri della vita, come avrebbero potuto farlo gli altri ? E perché avrebbero dovuto ? Ma questo l'ho capito solo a posteriori. Prima credevo ci fosse qualcosa di sbagliato in me, nel mio corpo, in quell'involucro di carne e ossa che protegge dal ghiaccio dell'inverno la mia anima. Quindi ho intrapreso una battaglia infinita contro me stessa, contro il mio corpo, leggendo in ogni imperfezione il senso del rifiuto in prima istanza di mio padre, quindi del mondo. E ho sofferto per ogni difetto, come fossero stati dardi trafitti nello stomaco. Ho ferito la mia pelle e cercato di annientare ogni parte di me, ho disprezzato la mia carne e negato la mia femminilità. Tutto questo perché credevo di poter mettere a tacere la mia mente, che ha sempre lavorato più del dovuto. Ho cercato per troppo tempo una via d'uscita in un vicolo cieco, ma non ne ho colpa: ho sempre fatto tutto da sola, non ho mai avuto una guida al mio fianco che guidasse i miei passi, mi insegnasse che cadere non è una colpa e che rialzarsi è la vera vittoria. In questo senso posso definirmi anarchica e ancora oggi lo sono per certi versi. Ho sempre vissuto con la convinzione che mostrarsi deboli fosse estremamente sbagliato, perché in fondo ho sempre temuto un attacco. Ho sempre indossato per questo un'armatura pesantissima e ho nascosto per anni le mie debolezze, prediligendo i rapporti superficiali, senza mai espormi troppo e tenendo sempre tutto serrato dentro, accumulando dolore, senza mai disturbare. Adesso vi dico di non accumulare silenzi ma di gridare ogni tanto. Sebbene il mio essere si sia plasmato in relazione al mio passato, mi porto ancora ferite e lacune emotive che traspaiono all'esterno, come insicurezza e vulnerabilità. Dopo numerose battaglie, ho abbandonato le armi e chiesto tregua a me stessa. Mi sono fermata sotto la maestosa quercia della mia interiorità e ho ascoltato la voce rotta dal pianto della bambina in lacrime che era in me e che mi implorava di tenderle una mano e salvarla. Sentivo la sua voce ma non riuscivo ancora a vederla, ma tesi lo stesso la mia mano e lei la afferrò. Buio. Avvertii un'immensa ondata di calore penetrare nelle mie membra e sconvolgermi. Dov'era finita quella bambina ? Non sentivo più la sua voce, mi chiedevo dove fosse finita, aprii gli occhi e la vidi riflessa dentro me. Le sue rosee labbra si schiusero in un timido sorriso, e di riflesso lo fecero anche le mie. Allora la abbracciai e mi abbracciai forte, così forte da non lasciarmi più. In quell'istante mi ricomposi, mi ritrovai, feci pace con il mio passato e finalmente fui pronta per la vita che mi stava aspettando.
Nella tua vita, quando hai parlato realmente di te e delle tue inquietudini, sei stata sempre fraintesa dal mondo. Tua madre non ha saputo cogliere il tuo grande bisogno di comprensione e riservatezza, a seguito di grandi esperienze che probabilmente ti avrebbero aiutato nel tuo percorso di formazione, se solo fossero state recepite diversamente da chi avrebbe dovuto dimostrarsi un porto sicuro dove approdare. Invece no, ti porti sulle spalle, sullo stomaco e sul cuore, il peso delle conseguenze di atti che in se avrebbero solo permesso un approccio più sano con il mondo esterno. Lo stesso approccio che adesso vuoi negarti, che rifiuti, che odi a morte. Che ti spaventa, che ti rende fragile e nervosa. Da piccola, ogni tuo affaccio alla grande finestra del mondo ti è costato oro e lacrime. Quelle due figure con le quali sei così in conflitto oggi non ti hanno mai capita. E tu soffri per questo, soffri troppo. Sei sempre stata più matura della tua età, sensibile, dolce, educata, razionale, ma sempre un po' fragile e insicura, fin da bambina hai sempre fatto mille confronti. E ne uscivi sempre sconfitta e ammaccata. Confrontavi la tua famiglia con quella degli altri e inevitabilmente, soffrivi per quelle terribili differenze che ancora adesso ti pesano sul cuore. Ma no, non sentivi quello straziante , e così familiare, nodo in gola perché la tua compagna di elementari aveva quella Barbie che avevi chiesto anche tu a Natale ma che non è mai arrivata, no, o meglio non solo. Quel malcontento perché tale era in quel caso era nulla in confronto al dolore più grande, al confronto più atroce e rovente, più profondo e straziante. Mettevi a confronto il sorriso della tua compagna di elementari, magari la stessa della bambola di prima, con il tuo. Mettevi a confronto la sua spensieratezza con la tua. La sua gioia nell'essere accolta tra le forti braccia del suo papà con l'assenza del tuo. E soffrivi. Soffrivi perché a te sono sempre mancati tanti pezzi, tante componenti, tante figure, tanti frammenti di vita che avrebbero permesso che costruissi una sana autostima, che ti avrebbe reso meno fragile, meno volubile. Ma come avresti potuto costruire una personalità così solida su fondamenta di carta ?