Renzi premiermultitasking
Sto cercando da qualche tempo di comprendere il pensiero di Renzi su tecnologia e innovazione e sul loro rapporto con la politica, la governance e la società. E non lo capisco. Da un lato ha accenti di puro entusiasmo per il mondo delle startup, per la «trasparenza» promossa tramite il web, per Internet in generale («è un dono di Dio», ha detto chiedendo la fiducia al Parlamento, citando - non proprio precisamente - il Papa). E sì, come sappiamo, gli piace da morire Twitter. Dall'altro ha taciuto e tace sul Datagate, riconferma il pessimo Minniti con la delega ai Servizi, non si pronuncia sul ddl Moretti sull'odio in rete, mostra uno strano, dissonante «dualismo digitale» («Qualsiasi messaggio virtuale si riceva su Facebook non vale la bellezza di un abbraccio fisico»), dimentica di citare l'agenda digitale nel discorso di insediamento, non dedica un incarico apposito al digitale (come molti si auspicavano, io un po' meno). E non sfrutta il potenziale di discussione e deliberazione di Internet con piattaforme adeguate. Insomma: anche qui, fatico a capire cosa ci sia di realmente nuovo, al di là della retorica del «premier multitasking» (per i predecessori, in effetti, era improponibile).
Fabio Chiusi












