Uno poi si stanca di spiegarsi, di parlare, di cercare in tutti i modi di farsi capire. A volte bisogna semplicemente sorridere e mandare a quel paese.
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Uno poi si stanca di spiegarsi, di parlare, di cercare in tutti i modi di farsi capire. A volte bisogna semplicemente sorridere e mandare a quel paese.
Charles Bukowski
Quando sei adolescente pensi sempre che il mondo sia contro di te. Fai fatica a riconoscerti negli altri, ad instaurare rapporti profondi nonché reciprocamente sinceri e spesso ti senti solo, diverso.
A volte, però, le cose cambiano. A volte può capitare di trovare quell’amico, quell’amica o quel cugino con cui cominci ad andare sempre più d’accordo, con cui cominci a creare un legame sempre più solido e profondo, fino ad arrivare a reputare quell’amica, quella compagna di classe come una delle poche - o, spesso, l’unica - persona nella quale hai fiducia.
E per quella persona faresti di tutto. Di quella persona smetti di notare i difetti, te ne fai andare bene le abitudini che fino al mese precedente ti avrebbero fatto troncare i rapporti con chiunque. Di quella persona ti fidi ciecamente, in qualsiasi circostanza, tanto da arrivare a difenderla con tutti.
Arrivano persone nuove, se ne vanno persone vecchie, ma il punto fermo rimane sempre lei. Quella che un tempo era un’ombra come le altre inizia ora a diventare la certezza.
E questo è sbagliato. E’ quanto di più sbagliato si possa fare da adolescenti. E non ci si deve stupire se, mesi o anni dopo, ci si ritroverà con l’anima spezzata in due e la fiducia negli altri distrutta. Perché non importa che la cosa negativa sia stata fatta solo da una persona su sette miliardi: se quella persona è quella persona, se è quella certezza che credevi di avere, tutto il resto perde di importanza.
E allora cominci a guardarti indietro, arrabbiato e disgustato. Cominci a notare tutti quei difetti che prima avevi sempre ignorato, in nome del bene che vi volevate. E, se il bene è davvero tanto, provi anche a ricominciare. Provi a considerare il grande sbaglio, il grande tradimento ricevuto come un altro dei tanti piccoli difetti che fino ad allora avevi sempre tollerato. E per un po’ ciò sembra funzionare, nonostante spesso ti soffermi a pensare a ciò che è successo, anche senza un apparente motivo. Senza un apparente motivo ritorni ai ricordi degli eventi che ti hanno spezzato il cuore. E poi li soffochi, andando avanti.
Ma le persone non sbagliano mai una sola volta. E quando c’è il ventesimo, il duecentesimo sbaglio, arrivi ad un punto in cui ti guardi indietro - per la seconda volta - e ritorni a pensare a tutto ciò che è stato. E capisci che ci sono certe azioni, certi tradimenti e certi gesti che faranno sempre male. Non importa quanto tempo passerà, non importa se smetterai di avere rapporti con quella persona. Anche tra vent’anni tornerai a pensare a ciò che è successo e sentirai la stessa fitta al cuore avvertita due decenni prima.
Non si deve mai affidare la propria vita ad una sola persona, soprattutto se si decide di farlo ignorando l’incompatibilità dei propri caratteri. E’ solo questione di tempo, si finirà bruciati. Ma, in fin dei conti, il problema non è il fuoco: quello presto si estingue. Il problema reale sono le bruciature, quelle cicatrici dell’anima che resteranno sempre e che bruceranno ogniqualvolta che, in futuro, penseremo di voler provare a fidarci nuovamente di qualcuno.
Reblogga se
Chiunque può venire nel tuo blog e farti domande, curiosità, consigli o semplicemente raccontare qualcosa. 🎈
ma ce la faccio, ce la devo fare, anche da sola non mi interessa, non mi fermo, non mi voglio più mettere da parte, sono io la cosa più importante per me, è me stessa che voglio tenere con me
“Si flectere nequeo superos, Acheronta movebo. Se non potrò piegare i Cieli, allora muoverò l'Inferno.”
— Virgilio
« Mi sono resa conto che le persone sono costituite da diversi strati di segreti.
Credi di conoscerle, di capirle, ma le loro motivazioni ti sono sempre nascoste, seppellite nei loro cuori. E tu non le conoscerai mai, anche se a volte decidi semplicemente di fidarti. »
C’era una ragazza bellissima nella mia scuola di danza.
I suoi capelli scuri erano sempre raccolti in uno chignon perfetto e il suo tutù era di una tonalità di rosa che riusciva ad esaltare la sua pelle chiara, rendendola un qualcosa di prezioso.
C’era una ragazza bellissima nella mia scuola di danza.
In ogni saggio era la prima ballerina e il suo fisico slanciato, con le gambe affusolate e il suo collo da cigno, glielo invidiavano tutte.
C’era una ragazza bellissima nella mia scuola di danza.
In ogni foto aveva un sorriso perfetto, che risaltava rispetto gli altri grazie ai suoi denti bianchissimi e le sue labbra carnose.
C’era una ragazza bellissima nella mia scuola di danza.
Ma… un giorno qualcuno la spinse così forte da farla cadere. Si sbucciò le ginocchia. Si spellò i palmi delle mani.
Non disse niente, e tornò a casa.
Un giorno qualcuno la guardò male e gli appiccicò un foglio con su scritto “TROIA” a caratteri cubitali sopra la sua borsa.
Lei non disse nulla, e tornò a casa.
Un giorno qualcuno le scattò una foto e la pubblicò sul suo FACEBOOK commentando con vari insulti diversi.
Lei non disse nulla, e tornò a casa.
Un giorno qualcuno portò un coltellino svizzero e gli stappò il tutù.
Lei non disse nulla, e tornò a casa.
Un giorno qualcuno l’aspettò all’uscita, le diede uno schiaffo in faccia, ricoprendola di parolacce.
Lei non disse nulla, e tornò a casa.
Passarono i giorni
che divennero settimane
che si tramutarono in mesi.
Lei continuava a venire nella mia stessa scuola di danza, continuava a muoversi con la stessa eleganza, continuava a guardare tutti con gli stessi occhi azzurri, enormi e bellissimi, continuava ad essere perfetta in tutto; nelle foto, nelle coreografie, nel riscaldamento.
E gli altri continuavano a farle del male.
A chiamarla “PUTTANA”, a scriverglielo ovunque; dalle mattonelle nei bagni al muro esterno dell’edificio. Continuavano a sfregiarle col coltello le scarpette e i vestiti.
Lei sembrava non subire colpi; restava bellissima e tutti continuavano ad invidiarla.
Il giorno prima del saggio, dove lei era stata nominata ancora una volta la prima ballerina, l’insegnante ci diede la notizia della sua morte.
Si era suicidata, tagliandosi le vene e lasciandosi dissanguate dentro alla vasca da bagno.
Tutti, soprattutto coloro che la bullizzavano, furono colpiti dallo stesso stupore.
Ci dissero poi che lasciò solo un piccolo post it, dentro la sua borsa di danza, con scritto “gli errori come me non meritano di esistere. Gli errori come me meritano solo di morire”.
Quando la polizia, chiamata dai genitori, intervistò le ballerine che le avevano fatto del male e chiesero loro il motivo delle loro continue prese in giro nei suoi confronti, TUTTE risposero la stessa cosa;” Lei non ci aveva mai rivolto la parola. Conoscevamo poco e niente della sua vita. Non ci aveva fatto nessun torto, non avevamo nessun motivo per prendercela con lei.
Ma era bellissima; la più bella.
E pensavamo che siccome era bella, era felice… insomma tutti volevano essere lei, perciò eravamo convinte che non potesse essere ferita, né da noi, dalle nostre parole, né da nessun altro.
Era la migliore, uno la guardava e subito provava una terribile invidia nei suoi confronti. Ci sentivamo quasi in dovere di farla sentire in colpa per ciò che era, perché noi sapevamo che non saremo mai potute diventare lei… nessuno si immaginava che dentro di se si considerava e si sentiva un errore. Nessuno. “
Ma in realtà, se solo qualcuno fosse stato in grado di andare oltre alla sua pelle liscia e le sue ciglia lunghe, avrebbe notato che dentro ai suoi occhi blu c’era tempesta.
Una terribile tempesta.
C’era una bellissima ragazza nella mia scuola di danza. Quando ritrovarono il suo diario, nell’ultima pagina c’era scritto “Io non mi sono mai Vista Bella come tutti credono. E nemmeno mi sono mai sentita tale. Ma mi sento una TROIA, o una PUTTANA, o uno sbaglio. Mi sento qualcuno di orribile, che merita di avere sempre i vestiti sfregiati, che merita di non aver amici e restare sempre da sola, che merita che tutti gli parlino male, sia alle spalle che su internet.
Il problema è che le persone SI VEDONO e SI SENTONO nello stesso modo in cui le altre persone LE GUARDANO e LE TRATTANO”.
-Alessia Alpi, scritta da me.
(Volevoimparareavolare on Tumblr )
Nella scuola del centro c'era una ragazza che sedeva sempre in ultima fila, a destra, posto accanto la finestra. Restava seduta lì, senza dire una parola, dall'inizio della lezione fino alla campanella che segnava il termine della mattinata. Detta così, se fossi entrato nella sua classe a ricreazione l'avresti riconosciuta subito. Il problema era vederla. Si, perché era invisibile. Nessuno faceva caso a lei, nessuno notava i suoi occhi sempre più rossi e gonfi a causa dei pianti. Nessuno vedeva le sue occhiaie sempre più marcate a causa delle notti insonni, o i suoi capelli sempre più lunghi, dietro ai quali si nascondeva. Nessuno faceva caso alle sue mani, sempre più pallide, o al modo in cui camminava, con il capo chino e lo sguardo perso. Nessuno eccetto io. Io, che ero invisibile come lei, una notte senza luna, priva di stelle, strisciai sotto il suo letto ed entrai nella sua mente. La svegliai. Ma non le interruppi i suoi incubi, dato che continuavano ed esistere anche quando spalancava gli occhi. Io le diedi un obbiettivo. Una soluzione. Le dissi il segreto per farsi accettare da tutti. E lei, accettò. Decise di seguire la mia voce, di seguire i miei consigli. Innanzitutto le assicurai che non aveva bisogno di nessuno; le persone deludono, ti spezzano, ti pugnalano alle spalle, ti sputano parole piene di veleno addosso. E lei era così sensibile, troppo fragile per loro. Isolarsi era molto, molto meglio. Gli feci scoprire la sua forza interiore. Se voleva poteva essere tutto ciò che desiderava. Mi disse che voleva essere felice. Le risposi che era facile; bastava smettere di mangiare. Mi domandò come era possibile e io le promisi che doveva fidarsi di me. Le sue porzioni si ridussero sempre di più, finché non si trasformarono in veri e propri digiuni. Le sue gambe divennero sottili, talmente sottili che parevano spezzarsi quando correva, o camminava, per bruciare tutto ciò che le era rimasto in corpo. Le sue ossa iniziarono a spuntare da sotto la pelle, e la sua sagoma divenne appuntita, spigolosa, scheletrica. Più passava il tempo, più i suoi capillari e le sue vene si facevano visibili, e il suo colorito diventava giallo, e la sua pelle raggrinzita, secca e ruvida. Ogni qualvolta che si pettinava, alla spazzola restavano avviluppati sempre più ciocche, perché aveva iniziato a perdere i capelli. Ma non si poteva fermare ora, non era ancora abbastanza. Sul suo volto si disegnava un sorriso ad ogni sguardo pieno di gelosia che gli sfrecciavano le sue compagne di banco. Le sue dita divennero blu, e aveva sempre più freddo, perciò il suo corpo iniziò a produrre una sorta di peluria, come se fosse un cappotto, e le fu impossibile andare al mare o in piscina perché era come andare in costume al polo nord. Ma tanto, lei non ci andava da prima del mio incontro. Allo specchio continuavo a sottolinearle tutti i suoi difetti; erano tanti ma alla fine saremo riuscite ad eliminarli tutti. “Guarda i tuoi fianchi!”, “hai ancora la pancetta”, “le tue cosce sfamerebbero l'Africa”, “stai forse ingrassando?”, “ma cazzo, il tuo stomaco é talmente pieno che non ti si vedono sporgere le costole!”. E lei piangeva. E piangeva. E piangeva. E sentivo il suo cuore bruciare di odio. E di rabbia. E di mille altre cose condensate assieme. Sfruttavo queste sue emozioni per motivarla a percorrere più chilometri, a fare il doppio degli addominali del giorno prima, a correre più minuti. A differenza di chi le stava accanto, io vedevo i suoi risultati e ne ero fiera “guarda! Hai perso un altro chilo! Sono certa che il prossimo mese ne perderai altri 5 se continuerai così!”, “brava, il numero sulla bilancia é sceso ancora! Che ti avevo detto? I tuoi sforzi daranno risultati”, “le tue gambe si sono assottigliate ancora, dai che ci sei quasi!”. Io le stavo accanto, sempre. Non la lasciavo mai sola. Le insegnai che non poteva uscire nemmeno con la sua famiglia. Un giorno volevano andare al cinema, e io le ricordai che loro avrebbero preso bibite, pop corn e altre schifezze simili. E probabilmente l'avrebbero costretta a mangiare. Meglio evitare, no? Così restava a casa ad allenarsi, non era mai abbastanza. Ci si può sempre migliorarsi, no? Alla mattina faticava ad alzarsi. Le girava spesso la testa. La vista era offuscata da macchie nere e vedeva sfocato. Il suo cuore rallentava ogni giorno. I muscoli lì aveva già bruciati e ora toccava agli organi interni. I suoi denti erano trasparenti, i suoi occhi infossati, le sue guance due voragini, il suo respiro breve. Aveva sempre meno fiato e pensava sempre di più. Iniziò a pesarsi sette volte al giorno, a digiunare per periodi sempre più lunghi. Le mostrai come punirsi, se provava a trasgredire; le sue game erano piene di lividi, le sue braccia di morsi e la sua pancia di pizzicotti, di graffi. Ero severa, ma era l'unico modo per raggiungere il suo scopo; la morte. Stava morendo. Perché l'unico modo per essere felici è andarsene da qui. E io la stavo aiutando a scomparire, a diventare aria; se le le avreste chiesto quanto voleva adimagrure o cosa voleva diventare, non vi avrebbe saputo rispondere, perché lei puntava a dissolversi nel nulla, lo stesso nulla che era per tutti.
Prima di andarsene scrisse un biglietto, indirizzato a nessuno in particolare ma a tutti “Anche adesso, per voi, continuo a non essere abbastanza”.
Quando la ritrovarono, il giorno dopo in camera sua, dissero che era più simile a un mucchio di ossa che ad un cadavere.
-Ana
Se credi che una persona soffra di disturbi alimentari, ti prego, vai da quella persona, abbracciala, stalle accanto, mostrale che l'amore esiste, che c'è chi si preoccupa di lei, che non é invisibile. Chiedi aiuto. La voce nella sua testa la distruggerà. I disturbi alimentari altro non sono che una profonda sofferenza, nati da una depressione, dove il proprio corpo, denutrito, lasciato morire, é il ritratto dell'animo stesso di quella persona. Non essere indifferente.
- scritto da me, Alessia Alpi. (Volevoimparareavolare on Tumblr)
«E poi? Come è andata a finire la storia di voi due?»
«Niente, non l’ho più vista. Lei ha fatto le sue scelte, io le mie. Però, ogni tanto mi capita di pensarla e qualche volta ancora la stringo, la bacio, ci faccio l’amore…»
«Ma se l'hai voluta tu. Dicevi che non eri pronto. Adesso che senso ha pensare a lei?»
«Accidenti, amico, hai mai provato l’amore? Ti è mai capitato di guardare una donna e sentirti tremare, vederla sorridere e pensare che stai assistendo ad una sorta di visione celestiale? Ti è mai capitato di toccarla e sentire i polpastrelli che ti si infuocano di desiderio. Baciarla e pensare che la sua lingua è l’unica al mondo che si intrecci così perfettamente con la tua? Dimmi, ti è mai capitato?»
«No, a dire il vero, no»
«Ecco. Tu provalo l'amore. Poi mi dici se te lo scordi più».
- Serena Santorelli
“Io che non seguo il mio cuore perché so già dove mi porterà, fra milioni di persone lui ha scelto te e non ti tradirà.”
— Pino Daniele
“E come possiamo intenderci, signore, se nelle parole ch'io dico metto il senso e il valore delle cose come sono dentro di me; mentre chi le ascolta, inevitabilmente le assume col senso e col valore che hanno per sé, del mondo com'egli l'ha dentro? Crediamo di intenderci; non ci intendiamo mai!”
— Luigi Pirandello
Gli auguri che ho fatto al mio ragazzo, per il suo diciottesimo
Buon compleanno
Amore mio, buon compleanno. Non ti dico che diciotto anni fa è nato un fenomeno perché sei un disastro, uno di quelli belli però ah ah. Eh Allora son proprio diciotto anni ? Eh si sono arrivati anche per te. È solo uno in più. È incredibile quanto il tempo passi in fretta, no? Mi ricordo quando ti ho conosciuto la prima volta, e credimi non dimenticherò mai quella volta. Come sai non sono brava a fare i poemi dolci strappa lacrime ma se mi ci metto sono carina anche io dai. Dovrei stare qui a scriverti mille parole, perché si sa che quando si fanno gli auguri di solito si devono scrivere tante cose carine, qualche sdolcinatezza perché sembra giusto fare così. Nel tuo caso però ne basterebbe solo una: grazie con la “G” maiuscola. Grazie per essere il mio punto di riferimento. Grazie per essere il mio eroe. Grazie per spingermi sempre a dare il meglio di me. Per avermi insegnato a non accontentarmi del mio minimo, e neanche del mio massimo. Grazie per credere in me, anche quando io non riesco a farlo. Grazie per avermi reso la persona che sono oggi. Grazie per le chiacchierate, per aspettarmi ogni sera prima che vado a nanna. Grazie per tutti quei momenti nostri, che non ci porterà via nessuno. Grazie per i consigli, per le prediche, per le critiche. Grazie per capirmi con uno sguardo. Grazie per tutte le volte che sei rimasto.Ti auguro ogni bene, ogni gioia (meee), ogni sorriso, perché è tutto ciò che tu hai regalato a me.. Da quel giorno in qui ci siamo riparlati a settembre, a quanto pare avevamo già capito che saremo stati bene insieme . Hai un carattere strano ma stupendo allo stesso momento, sei comprensivo, solare, UNICO, insostituibile, bellissimo, divertente, il mio uomo, il mio principe, il mio piccolo BB e mi permette di essere me stessa PAZZAAA, bipolare e fragile. Ti ricordi quante ne abbiamo passate insieme? Eggià sono duri da dimenticare i pomeriggi passati a parlare di cose serie, stupidaggini. Sono seria da quando ti ho conosciuto sono cambiata. Con te sono stata sincera fin dal primo momento. mi dicevi i miei sbagli, i miei errori, sgridandomi peggio di mia madre, mi tenevi solo la mano e mi abbracciavi per farmi capire che c'eri che eri li con me nonostante tutto.
Voglio esserci quando piangi, essere quella spalla, quella che ci sarà sempre, voglio esserci quando sorridi e ridi con le lacrime agli occhi. Andremo in giro con la pioggia e coi tuoni che spaccano l'asfalto, io e te, e tenedoci per il braccio ci metteremo a correre in mezzo al traffico per non bagnarci. Andremo al burger king (ora chi lo tradirà più il BK) e ci abbufferemo come pazzi, staremo in macchina (non appena avrai la patente) col volume della musica al massimo a cantare a squarciagola. Guarderemo il sabato sera puntate su puntate di serie tv per addormentarci col pc addosso. E noi aspetteremo, no? Per tutto questo, no? Perché, noi ne valiamo la pena, ricordi? Io con te e tu con me. Sto pensando ai nostri momenti, non a tutti i singoli momenti passati insieme, sarebbero troppi. Solo alle cose più belle, più significative. Tipo il giorno in cui ci siamo conosciuti, il primo sguardo, la prima risata. La prima volta in cui ci siamo confidati per davvero, quando abbiamo capito di esserci trovati, di essere fatti per stare insieme . I sorrisi più veri, i viaggi che sogniamo di fare insieme, le ore passate al cellulare. Gli abbracci stretti fortissimi, quelli che riescono a salvarci da qualunque problema, quelli che ci donano la consapevolezza di sapere che il “Noi” c'è sempre, nonostante le liti, nonostante i pareri diversi o le incomprensioni. La prima volta in cui ho pianto davanti a te e ho capito quanto la sola tua presenza bastasse a consolarmi. Forse è semplicemente questo l’amore, anzi “tutto”. Una persona che ti rende felice, che ti permette di andare avanti nonostante tutto, e che per farlo non ha bisogno di grandi gesti o dimostrazioni strane. Qualcuno che riesca a salvarti da tutto, anche semplicemente standoti affianco. E a volte siamo tutti portati a darlo per scontato, a considerarla una cosa normale, ma non lo è affatto. Avere una persona che ti capisce senza le parole e che sa farti sorridere solo con la sua presenza, è la cosa migliore del mondo. Non sono un ragazza perfetta lo ammetto, so che sembro stare altrove a volte, capitano a tutti le giornate storte e a me molto spesso ah ah ma TU sei diverso da tutti gli altri , nel senso positivo, in 9 mesi mi hai travolto come uno tsunami e mi hai cambiata… Come dice Ligabue, eri solo da incontrare ma ci sei sempre stato, Cavolo se è vero… Prometto che io per te ci sarò sempre, perché sono sicura che noi due siamo qualcosa di particolare e unico che non verra mai rovinato. Si, forse sono paranoica e non vedi l'ora che finisca questa lettera ma volevo farti capire quello che forse in questi nove mesi non sono riuscita a dimostrarti, cioè che ti considero più di un semplice ragazzo , tu sei complesso ed è forse solo per questo che mi capisci e comprendi. Eh beh che dire AUGURI AMORE MIO♥️👫
+18 bimbo 💕
281 di noi 💕💑
“E come possiamo intenderci, signore, se nelle parole ch'io dico metto il senso e il valore delle cose come sono dentro di me; mentre chi le ascolta, inevitabilmente le assume col senso e col valore che hanno per sé, del mondo com'egli l'ha dentro? Crediamo di intenderci; non ci intendiamo mai!”
— Luigi Pirandello
DIMOSTRARE.
E poi andremo a vivere insieme, senza nessuno a dirci di no, ostacolandoci.
E ci basterà anche un piccolo appartamento, per sentirci felici.
Sbattere un po’ ovunque mentre siamo in cucina, mangiare un boccone e sorridersi, fare gli stupidi facendo rumori molesti ed aiutarsi con le faccende.
Lavarsi i denti uno affianco all'altro, mentre ci guardiamo allo specchio con il dentifricio sulle labbra.
Guardarti mentre ti radi, riempire le mani di schiuma da barba e poggiarle sulla tua schiena, disegnandoci delle ali.
Augurarsi la buona giornata, di avvisare in caso di ritardo, di non perdere le chiavi e far attenzione.
Prendere insieme l'ascensore, e baciarsi tanto, sentendo la stanchezza che vola via.
Aspettarti davanti l'uscio della porta, e saltarti addosso “Finalmente”
Preparare la carbonara, guardare una partita, e fare l'amore.
Ascoltare la musica, svegliarti con un bacio, e prepararti il caffè.
Non so quanto zucchero metterò, ma se sarà amaro potrai addolcire con il sapore delle mie labbra.
Faremo la spesa, mentre io guardo tutte le etichette e tu spingi il carrello, magari resteremo anni davanti uno scaffale, e correremo per arrivare prima di altri, alla cassa.
Ti offrirai di portare tutti i sacchetti, per non farmi stancare, perché quello forte sei tu.
E torneremo a casa, facendo giri enormi, perdendoci, cambiando stazione alla radio fin quando non passeranno una canzone che ci piace.
Tornare nel nostro piccolo nido, pieno di miei libri, tuoi dischi, foto di noi due incorniciate e perfettamente allineate.
Ci daremo la buonanotte guardandoci negli occhi, tenendoci stretti.
E al mattino non scomparirai, non mi sveglierò pensando fosse un sogno, ti troverò accanto.
Lasciarti libero di uscire con i tuoi amici, facendoti divertire mentre ti chiedo di far attenzione.
Invitare amici a casa, sedermi sulle tue gambe “Sai, per risparmiare spazio” solo per tenerti stretto e avere la tua testa sul petto, girare con le tue felpe addosso, rifare il letto e trovare il tuo profumo sulle lenzuola.
Trovare roba ovunque, manco fosse un puzzle da completare, e sorridere.
Commentare con te un programma, esultare guardando una partita di Champions, poggiando la testa su di te.
Trovarti in cucina a prepararmi tè caldo, quando sarò a letto con i dolori mestruali.
Sorprenderti a guardarmi, mentre mi trucco e sono con le labbra socchiuse.
Voglio che mi prendi per le scale, che mi rubi diecimila baci, mi sollevi con quelle braccia forti che hai, mi guardi e mi sposti i capelli dagli occhi.
Voglio che mi svesti di tutte le paure, delle vergogne e di tutte quelle volte che mi troverai con addosso solo la stanchezza e mi dirai di non aver visto niente di più bello, che anche avendo le occhiaie, non avrò nulla meno di tutte le altre, nulla da invidiare.
E amerai anche le cose che odio di me, baciandomi le smagliature, le cosce.
Respirando su di me.
Un giorno vivremo insieme, e sarà tutto questo il nostro splendore.
Natasha Maselli