Laddove il primo Death Stranding era per sua stessa ammissione "bianco o nero" (Spaziogames.it) creando una netta divisione tra chi amava e chi odiava il suo gameplay radicale , DS2 ha raffinato e snellito la maggioranza dei suoi sistemi per renderli "more palatable". Questo miglioramento, pur garantendo un successo critico più ampio e uniforme, ha portato a percepire un compromesso. Un'opera che, pur mantenendo il DNA e la visione autoriale di Kojima, si presenta come una formula consolidata e più accessibile, attenuando l'impatto dirompente e polarizzante che aveva reso il capostipite un oggetto di culto così divisivo. DS2, insomma, abbraccia l'eccellenza AAA rifinita, evolvendo da un'opera concettuale pura a un franchise maturo.
Io ricordo chi difese il primo a spada tratta e venne tacciato di essere pagato da Kojima Productions e Sony Playstation. Lo ricordo come se fosse ieri io l'8 Novembre 2019. Quando uscì.
È incredibile come il tempo abbia trasformato quella che nel 2019 era una "guerra di trincea" culturale in una celebrazione quasi universale. Un esperimento sociologico in tempo reale, porca di quella miseria.
Da una parte chi lo liquidava come un "simulatore di corriere espresso" (il famoso walking simulator usato come dispregiativo), dall'altra chi ne difendeva la radicalità. Essere accusati di essere "pagati" era il riflesso di un'industria che non era pronta a un tripla A che osava mettere la fatica e la solitudine al centro del divertimento. Un tripla A che aveva il cuore di un gioco indie.
DS2 sceglie la strada della maturità. Kojima ha capito che per far passare il suo messaggio a un pubblico ancora più vasto, doveva "oliare gli ingranaggi". Quando un'opera di culto diventa un "franchise maturo", perde inevitabilmente quegli spigoli che la rendevano unica. Se il primo era un urlo nel silenzio, il secondo è una sinfonia orchestrata.
È un'evoluzione naturale, ma capisco perfettamente quella sensazione di chi "c'era" nel 2019: quel senso di appartenenza a una nicchia che aveva capito qualcosa che gli altri rifiutavano. Oggi il mondo è pronto per DS2, ma forse lo è perché il primo capitolo ci ha faticosamente "addestrati" a comprendere il linguaggio di Kojima.