Il Cilento, la Bellezza e l'Homo novus
di Michele Sica, Bosconauta
Jepis balla con Giusi sulle note della tarantella cilentana. Foto di Marius Mele
Mio nonno intrecciava panari, cesti. Con canne e polloni di castagno li faceva, delle forme e le misure più varie, a seconda dell’esigenza, della necessità contadina e boscaiola. E forse è la stessa necessità, la stessa esigenza boscaiola e contadina che ieri (9 novembre 2011) mi ha portato ad intrecciare un cesto fatto di suoni, sapori, abbracci, odori, memorie; e come tutti i panari anche questo è la somma di tanti intrecci, l’uno irrimediabilmente connesso all’altro.
L’intreccio con Jepis, il suo Cilento e il nostro Mediterraneo mi (e ci) ha regalato un magnifico cesto in cui serbare con estrema cura i ricordi di una giornata stupenda trascorsa in questa terra antica. Una terra, il Cilento, che possiamo non conoscere ancora a fondo come chi vi è nato, ma che tutti noi, uomini e donne mediterranei, ci portiamo dentro come un albero porta dentro di sé gli anelli della sua vita millenaria. Ebbene, scavando nella fumosa memoria che avvolge la mia, la nostra storia mediterranea, apparirà immane e trascendentale la figura archetipa di questa terra fiera, forte, impenetrabile, nascosta, madre. Una terra di boscaioli, contadini, pastori, donne e uomini incommensurabilmente forti e inesorabilmente fragili. Forti come un brigante che muore lottando, fragili come un emigrante costretto ad allontanarsi dalla terra madre che l'ha sempre saziato e ora non può più poiché depredata, da sempre. Ma, nonostante tutto, loro continuano ad esserci, i cilentani e le cilentane, quelli che fin nelle viscere sentono di esserlo, quelli che non hanno paura di dirsi tali, quelli che urlano al mondo intero il proprio amore incondizionato per questa terra. Uno di questi è Jepis, Giuseppe Rivello, fratello cilentano, che nella sua Caselle in Pittari percorre un antico sentiero verso il futuro, con dei compagni di viaggio eccezionalmente cilentani (tra le tante iniziative vi segnalo Il Palio del Grano, di cui tornerò a scrivere ancora). Giuseppe è un ulivo del Cilento, giovane e folle, che con altri giovani e folli scava a fondo nella storia della sua stupenda terra, per ritrovare, o ricreare l’ambiente adatto dove piantare nuovi alberi, nuovi semi di un antico grano che potrà dare rigogliose messi attingendo da una storia millenaria di sudore, sorrisi, fasti e sconfitte di uomini di PAESE, uomini a misura d’uomo. Uomini che si sciolgono in un profondo abbraccio nel ritrovarsi, che si estendono in una condivisione radicale per percorre insieme sentieri di memoria e prospettiva che portano lentemente, faticosamente ma meritatamente ad un’agognata rigenerazione di vecchi sistemi di vita sociale e politica ormai logori e vacuamente autoreferenziali.
E’ così che l’occasione di un incontro tra giovani che per un breve e intenso periodo della loro vita hanno intrecciato il loro tempo, si può trasformare in un viaggio attraverso se stessi e gli altri, ritrovando una percezione del tempo che scorre attraverso di sé e non fuori da sé. Un tempo di riscoperta, un tempo di ricostruzione.
Scavate a fondo se dovete piantare un albero: assicuratevi che salde affondino le radici e trovino una buona terra, una terra vergine. Se il suolo è pietroso allora il lavoro risulterà estremamente più difficile; ma voi non abbandonate l’opera; continuate a scavare fino a trovare quella lingua di terra, fino a raggiungere, pur con estremo sforzo, ciò che si nasconde oltre l’arida pietra.
Oggi il lavoro che abbiamo da compiere, per piantare i nostri semi, i nostri alberi, assomiglia molto a quello degli antichi uomini e contadini cilentani che piantarono gli ulivi in questo incontaminato, difficile e fecondo territorio sacrificando indicibili forze e interminabile tempo.
Andateli ad ammirare, oggi, quegli uliveti a Caselle in Pittari, in tutto il Cilento. Capirete, come spero d’aver capito, quanto sia importante oggi rimettersi al lavoro. Un lavoro fatto di sinergie, d’intrecci, antichi e rinnovati, capaci di rendere l’homo novus più a misura di Terra, di Mediterraneo, di Cilento. Più a misura della meravigliosa e sostenibile Bellezza.