Sono solo un peso.

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Sono solo un peso.
La banalissima verità - così banale che quasi mi vergogno a dirla - è che non sono contento di me stesso. [...] Non mi piaccio. Le poche volte che perdo tempo a guardarmi allo specchio e a considerare come sono fatto vedo una faccia incerta, una persona sbiadita. Mi piace credere di essere silenzioso e riflessivo; ma sono solo sfuggente e inadeguato.
La verità è che il dolore altrui è qualcosa su cui non si potrà mai davvero mettere le mani; c’è solo la resa ad aspettare i sognatori egalitari tirati in causa.
Basta con queste bambinesche pretenziosità: i momenti di dolore non sono condivisibili, perché non è condivisibile l’innesco. Non posso darti ciò che provo rispetto a quel che mi è accaduto ed essendo la persona che sono. E tu non potrai capirmi altrimenti.
Non c’è accompagno nel dolore. Non può essere sottratto, perché nessuno lo può possedere nel modo in cui ti possiede. Non c’è modo d’essere più scoordinati di quando si deve consolare qualcuno: la possibilità di azzeccare parole, gesti, persino emissioni di fiato è pari a zero.
Questo perché si potrebbe sapere davvero cosa dire o fare solo essendo la persona che soffre; solo nella consapevolezza di sé e della sua situazione, se solo non fosse condannato alla sofferenza, il malcapitato saprebbe di attimo in attimo cosa fare con se stesso. Si dà il caso che non ci si possa duplicare, né tantomeno concedere di star male ad un solo se stesso. Ciascun “se stesso” è chiamato al dolore, e nessun tassello altrui, gentilezza, spontaneità, retorica potrà mai cozzare con quei saturi residui.
Ironico notare come anche nel momento più vero che un essere umano possa vivere sei chiamato alla costruzione di fattezze ammortizzanti, utili a far credere di stare apprezzando l’inappropriato conforto dell’altro, se non a convincerti che possa davvero indossare, per un solo secondo, la stessa carne che ti sei portato a spasso per una vita.
Tapina #1
comunque quella sensazione di inadeguatezza è tremenda.
È così strano non dipendere più da nessuno...
La mentre non ti riporta più a ricordare momenti che ti rimarrano per sempre nel cuore o provare sensazioni particolari mentre si ascoltano canzoni malinconiche e strappalacrime sull'amore...
È vero che dopo anni e anni passati a provare delle forti emozioni per qualcuno ritornare ad uno stato di normalità è come fare un salto nel vuoto; non sai cosa ti aspetterà...
È come ritrovarsi in una stanza bianca; tutto ciò che tocchi o vedi è totalmente nuovo, nessun ricordo, nessun legame a cui aggrapparsi disperatamente, alcuna senazione ma solo un gran senso di inadeguatezza e incomprensione...
Northenlightsworld -F
Me vergognavo de anna a casa sua in famiglia
Troppo losco me sentivo sempre fuori posto
Nun so quello giusto trovane n'artro che c'ha buongusto
Ancora n'po antico, so geloso fracico
-Gianni Bismark
Anche tra le mie conoscenze più “normali”, passatemi il termine, avevo talvolta avvertito quell'inadeguatezza che sempre avevo sentito, e capii che, in un certo senso, siamo tutti banalmente inadeguati a nostro modo. E così, andai avanti. Le mie convinzioni diventavano sempre più fondate mano a mano che la mia vita si intrecciava con quella degli altri.
G.B.
spero di trovare qualcuno diverso
domani
davanti allo specchio.