Basta con le ideologie !!! Di Fidenzio De Carolis de la ++StampaVera eSincera.it"++
Perché no, assolutamente no allo ius scholae ??? La cittadinanza italiana non si regala con facilità ma con un percorso educativo e scolastico da verificare e che consenta davvero ai nuovi italiani di sentirsi italiani con conoscenza e condivisione di fatti storici, sociali, valori culturali, morali e religiosi che accomunano tutti gli italiani, come l'amore patrio e il sentimento di sentirsi italiani difronte ai milioni di Italiani morti per fare l'Italia!!! Non possono essere soltanto cinque anni di un percorso scolastico primario, senza neanche verificarne la comprensione ( magari dopo un ciclo di studi di 10 anni da completare con esami che verifichino davvero che ci si sente italiani) a dare la patente di italianità, senza conoscerne e condividerne la storia, la cultura, le tradizioni, il sentimento popolare e l'amore per una patria per la quale si è pronti a morire per difenderla e perché la si sente nel cuore ❤️!!! I ragazzi 17 enni e 18 enni italiani del 1899, che combatterono e morirono nella prima guerra mondiale per l'Italia, non non capirebbero e né approverebbero vedere concessa la cittadinanza italiana dopo solo cinque anni di scuola primaria, nei quali 5 anni non certo si formerà una coscienza civile, morale, culturale e di amore per la propria nazione, ma semplicemente enclaves di nuovi italiani con il cuore, le tradizioni, i valori e l'amore per la nazione di origine o provenienza!!!
Tra le varie tesi portate a favore del “no” allo ius scholae, questi partiti sostengono, per esempio, che al momento un cambiamento nelle leggi sulla cittadinanza non è la priorità per il governo italiano, che dovrebbe invece pensare alla guerra in Ucraina e studiare misure per sostenere le famiglie messe in difficoltà dall’aumento dei prezzi della benzina o dalle bollette. L’11 marzo, per esempio, Giorgia Meloni ha scritto su Twitter che «famiglie e imprese italiane arrancano» a causa della pandemia e della guerra, mentre il Pd continua «a parlare di cittadinanza agli immigrati». Questa argomentazione è stata sostenuta anche dal senatore Maurizio Gasparri, di Forza Italia, partito che comunque ha votato a favore del testo in Commissione Affari costituzionali alla Camera.
Chi si oppone allo ius scholae ripete spesso che la riforma introdurrebbe criteri troppo generosi per la concessione della cittadinanza, arrivando di fatto a “regalarla”. In una diretta Facebook del 9 marzo, per esempio, la deputata di Fratelli d’Italia Augusta Montaruli ha detto che la proposta andrebbe bocciata perché permetterebbe a chiunque abbia frequentato almeno cinque anni di scuola in Italia di ottenere la cittadinanza, pur senza aver necessariamente concluso il ciclo di studi e «senza verificare l’apprendimento della lingua italiana».
Effettivamente il testo unificato approvato dalla Commissione Affari costituzionali della Camera non fa riferimento al superamento o alla conclusione di un ciclo di studi, e pone come requisito l’aver «frequentato regolarmente» una scuola per almeno cinque anni. Diversi emendamenti presentati sono concentrati proprio su questo punto, cercando di inserire requisiti più stringenti legati al rendimento scolastico.
Il deputato leghista Rossano Sasso ha invece criticato la proposta affermando che già oggi nel nostro Paese i minori stranieri godono delle stesse tutele di quelli italiani, pur senza essere formalmente cittadini. È sostanzialmente vero, anche se ricordiamo che per alcune questioni specifiche possono esserci alcune disparità di trattamento tra minori italiani e stranieri.
In passato alcuni esponenti del centrodestra, tra cui Salvini, hanno inoltre più volte ripetuto che già oggi l’Italia è tra i Paesi europei che concedono più cittadinanze, sostenendo che quindi non c’è bisogno di modificare le norme. È vero che tra il 2015 e il 2017 l’Italia è stato il Paese europeo ad avere concesso il maggior numero di cittadinanze, scendendo poi al terzo posto negli anni successivi e ritornando prima nel 2020, ma questa tendenza non è dovuta tanto alla “generosità” del sistema vigente, quanto al fatto che negli ultimi anni molte persone arrivate a partire dagli anni Novanta hanno effettivamente maturato i requisiti necessari per ottenere la cittadinanza italiana.











