Aut-Aut
Come prendiamo le nostre decisioni.
Una delle metafore che più caratterizzano il modo di decidere dell'uomo contemporaneo è quella delle forbici, introdotta da Herbert Simon, famoso per il suo contributo al rinnovamento cognitivo dell'economia. La razionalità dei nostri processi decisionali deriva dalle due lame di una forbice: la prima rappresenta le caratteristiche computazionali della nostra mente e la seconda la struttura dell'ambiente decisionale. Ci imbattiamo in scelte razionali quando vogliamo risolvere un problema, dare una risposta adattiva rispetto all'ambiente. Spesso però risulta che la prima lama sia ampiamente condizionata dalla seconda: l'ambiente decisionale che ci circonda, e quindi la politica e i media che ne fanno riferimento, pretendono di decidere al posto del singolo uomo, spingendo le masse in modo manipolativo verso quella determinata scelta. Il miglior utilizzo che bisognerebbe fare delle conoscenze crescenti sulla menta umana è al fine di potenziare, con l'istruzione, la capacità analitica e deliberativa autonoma dell'uomo. Solo così potrà non cadere preda delle trappole altrui.
Ma questo ce lo insegnava anni prima Kierkegaard:
"Se un uomo potesse mantenersi sempre sul culmine dell'attimo della scelta, se potesse cessare di essere uomo. Sarebbe una stoltezza dire che per un uomo può essere troppo tardi per scegliere, perché nel senso più profondo non si potrebbe parlare di una scelta. La scelta stessa è decisiva per il contenuto della personalità; con la scelta essa sprofonda nella cosa scelta; e quando non sceglie, appassisce in consunzione. Quando si parla di scelta che riguardi una questione di vita, l'individuo in quel medesimo tempo deve vivere; e ne segue che è facile, quando rimandi la scelta, di alterarla, nonostante continui a riflettere e riflettere. Si vede allora che l'impulso interiore della personalità non ha tempo per gli esperimenti spirituali. Esso corre costantemente in avanti, e pone, ora in un modo ora nell'altro, i termini della scelta, sí che la scelta nell'attimo seguente diventa più difficile. Immagina un capitano sulla sua nave nel momento in cui deve dar battaglia; forse egli potrà dire: bisogna fare questo o quello; ma se non è un capitano mediocre, nello stesso tempo si renderà conto che la nave, mentre egli non ha ancora deciso, avanza con la solita velocità, e che così è solo un istante quello in cui sia indifferente se egli faccia questo o quello. Così anche l'uomo, se dimentica di calcolare questa velocità, alla fine giunge un momento in cui non ha più la libertà della scelta, non perché ha scelto, ma perché non lo ha fatto; il che si può anche esprimere così: perché gli altri hanno scelto per lui, perché ha perso se stesso. Poiché quando si crede che per qualche istante si possa mantenere la propria personalità tersa e nuda, o che, nel senso più stretto, si possa fermare o interrompere la vita personale, si è in errore. La personalità, già prima di scegliere, è interessata alla scelta, e quando la scelta si rimanda, la personalità sceglie incoscientemente, e decidono in essa le oscure potenze".
Scegli.









