Sono al supermercato. Poco fa. La fila è lunga anche se è presto. Un poco chiudo gli occhi e riposo, un pò mi guardo intorno. Stanotte è stata un'altra notte in bianco. Impossibile dormire questi giorni. Le casse del dok hanno delle braccia elettriche che sollevano il cestino fino al rullo della cassa. Una signora svuota il suo alla fila affianco. Ha un cappello celeste fatto all'uncinetto. Un'altra signora si avvicina e la aiuta a svuotare il cestino. La signora con il cappello dice no, no, signora, no per favore. Grazie. L'altra rimane sospesa. La guarda. Guarda il signore dietro di lei. La signora del cappello dice, io almeno ho i guanti. Si incrocia le mani l'altra e dice al signore dietro di lei, sì, sì, ha ragione, ha ragione, non ci avevo pensato. Fa sì con la testa ancora come a dire è vero, sì. Chiudo gli occhi di nuovo. Ce ne sono ancora due davanti a me. In fondo alla pancia sento che qualcosa si è rotto. Qualcosa da qualche parte. Forse da molto tempo. E che così stasera si torna al teatro. Pago. Imbusto. Esco. Vado al pakistano a prendere l'acqua che da lì è più vicino da portare. Ho la spalla con qualche contrattura. Altro che Tarzan, penso. All'ultima infiltrazione al ginocchio sono svenuto tra le braccia del dottore. Il pakistano sotto il vetro del bancone ha l'agenda dei Teatri di Bari. Mi chiedo come gli sia arrivata. Pago anche qui. Esco. Stasera debutta Tarzan. Comincia un festival per ragazzi e adulti insieme. E il teatro sarà di nuovo pieno. Lo spettacolo da stasera in poi sosterrà dai cachet e nella comunicazione Survival International, il movimento mondiale per i popoli indigeni, e la sua campagna per un nuovo modello di conservazione, efficace e rispettoso dei popoli indigeni, contro la conservazione coloniale che ruba la terra ai popoli nativi che la custodiscono e la abitano da sempre. Giancarlo Visitilli è furia e amore insieme. Ne ha scritto sul Corriere del Mezzogiorno.








