お昼。近所の#spicetree さんでマトンのひき肉とネパール山椒のカレーを、さらに#maresco さんで、前菜盛り合せをテイクアウト。 https://www.instagram.com/p/B_Y_ArQH1yC/?igshid=tvjxqmqciqoo
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お昼。近所の#spicetree さんでマトンのひき肉とネパール山椒のカレーを、さらに#maresco さんで、前菜盛り合せをテイクアウト。 https://www.instagram.com/p/B_Y_ArQH1yC/?igshid=tvjxqmqciqoo
#逗子テイクアウト 池田通りのイタリン、#maresco さんの前菜セット。ワインにぴったり。 (Maresco Sapore di mare) https://www.instagram.com/p/B-4B_2tBY8I/?igshid=otz0bka3tnuq
Totò che visse due volte
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1,2,3... mafia
Quando vivevo in Spagna, circa un millennio fa, avevo capito che la guerra civil non era mai accaduta. Se fosse stato altrimenti, non sarebbe stato possibile comprendere il perché di un simile accanimento culturale (e politico): non so quanti libri, film ed eventi si sforzavano di raccontarla. Questa posizione potrebbe sembrare fottutamente costruzionista, e probabilmente lo è. Non voglio negare la morte di migliaia di persone causata da Franco e co. (qui si sta coi repubblicani), eppure allora mi sembrava evidente che quel fatto storico sarebbe divenuto "reale" soltanto dopo un lungo processo di riflessione, che prevedeva anche la sua trasformazione in oggetto narrativo.
[la copertina del libro di Javier Cercas, forse uno dei libri più famosi, o quantomeno conosciuti anche in Italia, sulla guerra civile spagnola]
Adesso, un millennio dopo, né vivo in prima persona (in quanto cittadino, spettatore, lettore, etc) né conosco l'attuale situazione culturale e politica spagnola. Malgrado ciò, oggi che mi ritrovo sull'isola, mi è venuto in mente un certo ragionamento. Ho pensato che la mafia, per noi abitanti dell'isola, fosse un po' la nostra personalissima guerra civile.
Certo, come ogni comparazione ha la sua innegabile dose di stupidità, concetto esprimibile in una semplice domanda: "cazzo c'entra la mafia con la guerra civile spagnola?". Di base questa domanda meriterebbe un risposta altrettanto semplice ("un cazzo"). Io però sono arrivato alla conclusione che "dobbiamo" raccontare la mafia esattamente come un millennio fa gli spagnoli "dovevano" raccontare la guerra civile.
Come sono arrivato a questa conclusione? Facile, più o meno nell'ultimo mese ho vistro tre film usciti recentemente e che hanno avuto una certa risonanza mediatica. Ognuno di questi film ha le sue peculiarità e, di fatto, potrebbero anche essere confinati in generi cinematografici distinti. Condividono anche qualcosa, ad esempio, a parte tenere la mafia come sottofondo tematico, ricorrono a una commistione di fiction e realtà.
***
La mafia uccide solo d'estate
Mentre scorrevano i titoli di coda mi sono chiesto se gli studenti delle scuole medie (inferiori e superiori) di oggi si son dovuti sucare il film di Pif come due millenni fa io e altri idioti ci sucammo I cento passi (cazzo, ci sono pure gli stessi attori). Lo schema del film è molto basilare: narrazione fondata sul forrestgumpismo + scontro tra buoni e cattivi. Noi che guardiamo il film tendenzialmente siamo "i buoni", o perlomeno non possiamo che tifare per loro: non siamo mica degli stronzi e ridicoli mafiosi, no?
[il Pif bambino accoglie un pessimo suggerimento: l'iris va comprato fritto]
Nota: un alunno delle elementari in Sicilia, tra gli anni '80 e '90, non si sarebbe mai lasciato scappare un "che ficata!".
La trattativa
Ah, questo l'ho visto nel posto più appropriato: una sorta di aula magna di una facoltà di giurisprudenza isolana. Se il film di Pif non ha deluso le attese (sola), La trattativa mi ha invece sorpreso. A parte qualche pastrocchio, il film merita di essere visto. Non so fino a quanto sia formalmente innovativo, però Sabina Guzzanti, che tendenzialmente non sopporto, ha avuto il coraggio di mettere in discussione il paradigma buoni vs cattivi. Falcone & Borsellino (+ special guest don Pino Puglisi) continuano a essere dei santini, i boss mafiosi son sempre delle macchiette, però la libertà di pijare per il culo personaggi come Caselli non era affatto scontata.
[folklore & divertissement mafioso con un pizzico di mistero: uallera familiare?]
Nota: ma perché fare ancora l'imitazione di Berlusconi??? Ma no che stupido, devo essere stato uno dei pochi a non ridere, il resto della sala si è grossomodo spanzato. Cosa vuol dire conoscere i propri polli spettatori.
Belluscone, una storia siciliana
Riuscire a vederlo non è stato proprio facilissimo. Mi son dovuto pure ciucciare (inutilmente) una serata di presentazione degli inediti del film, una serata a base di pacche sulle spalle e sputtanamento di questo e quello, il tutto in salsa palermitanesca. Ecco, all'epoca non sapevo che poi sarei finito a vedere La trattativa con dei cazzo di aspiranti avvocati. Maresco stesso ha dichiarato che inizialmente aveva l'intenzione di fare un'inchiesta, un aspetto che in qualche modo avvicina il suo lavoro al film della Guzzanti (effettivamente ci sono delle analogie tra i due film, dal finale di Belluscone al debutto veneziano). Fortunatamente non c'è riuscito ed è nato Belluscone. Se la Guzzanti ha fatto necessariamente saltare la linea di demarcazione tra buoni e cattivi, allora Maresco ha ambientato il suo film in un universo dove questa demarcazione non esiste. Niente nomi d'alto rango, o meglio politici e mafiosi protagonisti de La trattiva al massimo qui diventano personaggi minori. Il palscoscenico è dominato dalle borgate e dai suoi personaggi. Si tratta di un'ambientazione che però non parla soltanto delle borgate, diciamo che le questioni in ballo sono più grosse... i cazzi sono un po' più seri e riguardano davvero tutti (consiglio di lettura).
[Mutolo superstar, dopo la performance ne La trattativa, sfoggia un'altra mascherina in Belluscone]
Nota: senza Ciccio Mira questo film non sarebbe esistito.
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Che dire?, ah sì, io dei film sulla guerra civile spagnola mi ero stufato davvero velocemente. Non so se era successo a causa dell'appiattimento monotematico (sempre la stessa storia?) oppure le motivazioni erano altre (l'orizzonte di riconciliazione a cui tendevano le diverse narrazioni? la mia estraneità a quella cultura, cioè il mio non essere spagnolo?). Ho però la sensazione che il risultato di quell'impegno, del voler raccontare la guerra civil, non furono esattamente dirompenti. Se la rielaborazione della vicenda storica (e della sua memoria) ha avuto effetti incerti sulla società, credo che sulla politica... lasciam perdere, è meglio. Se non conoscessi l'andamento ciclico dei dibattiti sulla mafia in Italia (e sull'isola, in particolare), potrei chiudere con uno speranzoso e polisemico "vedremo". Ma, come ho scritto prima, io mi stufo presto. Nonostante tutto serve altro, sia da vedere sia per cambiare.
BELLUSCONE, una storia siciliana di Franco Maresco
Venexia una minchia
Se la tua decisione di vivere in una periferia provinciale si va a incrociare con una condizione x (nome in codice "festivaldelcinemadivenezia"), puoi star lì a contemplare l'incrocio (rosicare) o voltar le spalle (guardar altro).
Mai stato a Venezia durante il festival, e probabilmente non mi è mai interessato andarci. Eppure quest'anno ho la percezione che quello che passa di lì difficilmente... potrò incrociarlo. Che so, quasi sicuramente Belluscone di Maresco riuscirò a vederlo, ma per Seidl e le sue cantine mi toccherà perlomeno attendere un po' (e senz'altro non per una proiezione al cinema).
Allora voltiam le spalle, mi son detto. Vediamo altro.
A luglio negli Stati Uniti è uscito Boyhood, di cui, nonostante l'Orso d'argento per la regia, non sapevo nulla. Ne sono venuto a conoscenza poco tempo fa e diciamo che, tanto per il tema (infanzia/adolescenza) come per il modo in cui viene affrontato (raccontare un personaggio lungo dodici anni), mi ha molto incuriosito. Il premio (?) e la distribuzione yankee (eso) mi hanno dato una mano: tre giorni fa son riuscito a sucarmi due ore e mezza di film.
Beh, l'idea di raccontare attraverso un'opera di fiction la crescita di un bambino - facendo coincidere i tempi di lavorazione e quelli del film stesso (sì, 'sto bambino cresce davvero) - deve essere difficile da realizzare. E infatti il risultato non mi ha convinto.
Comunque il film di Richard Linklater i suoi meriti ce li ha... almeno mi ha fatto venire voglia di vedere Hoop Dreams. Sinceramente non so se sia ancora attuale (i fatti di Ferguson qualche suggerimento in proposito lo forniscono), però, nonostante i vent'anni sul groppone, il film arriva ed eccome se arriva.
Bonus
The Dissolve ha celebrato il ventennale di Hoop Dreams con una lunga intervista ai suoi autori (& more). L'immagine proviene proprio da lì: "Hoop dreams, an oral history", l'articolo di Jason Guerrasio.
Throw back Thursdays. My first partner jam in the Hampton Roads.