Mrs Garstin era una donna dura, tirannica, intrigante, ambiziosa, avara e stupida. Era una delle cinque figlie di un procuratore legale di Liverpool e Bernard Garstin l’aveva conosciuta quando lavorava nel Northern Circuit, il «circuito giudiziario» del Nord. Sembrava allora un giovane promettente, e il padre di lei disse che avrebbe fatto strada. Non fu così. Bernard era diligente, laborioso e capace, ma gli mancava la volontà di mettersi in luce.
Mrs Garstin lo disprezzava. Si rendeva amaramente conto, però, che solo per suo tramite le era possibile figurare, e si diede a spingerlo nella direzione da lei desiderata. Lo tormentava senza misericordia. Scoprì che se voleva fargli fare qualcosa a cui la sua sensibilità si ribellava, le bastava non dargli pace, e alla fine, esausto, egli si arrendeva.
Dal canto proprio badava a coltivare le persone potenzialmente utili. Blandiva i procuratori perché gli affidassero delle cause ed era in confidenza con le loro mogli; era ossequiosa con i giudici e le loro consorti; teneva in gran conto i politici che davano bene a sperare.
In ventitré anni Mrs Garstin non aveva mai invitato a pranzo qualcuno per il piacere della sua compagnia. Dava conviti a intervalli regolari. In lei, però, l’avarizia era non meno forte dell’ambizione.
Detestava spendere. Si lusingava di fare un’ottima figura a metà prezzo. I suoi pranzi erano lunghi ed elaborati ma frugali, ed era sua convinzione inconcussa che la gente, quando mangiava e parlava, non sapesse cosa beveva. Avvolgeva in una salvietta una bottiglia di mosella frizzante e pensava che gli ospiti lo prendessero per champagne.
Il velo dipinto, W. Somerset Maugham















