Notturno bus by Giampiero Rigosi
My rating: 4 of 5 stars Notturno Bus -il film- è uno di quei rari casi in cui il cinema italiano moderno è riuscito a catturare quell’atmosfera "notturna e piovosa" tipica del noir senza risultare una macchietta. Sono molto legato a questo film, lo riguardo almeno una volta all'anno ed era parecchio tempo che volevo recuperare il romanzo, soprattutto dopo aver scoperto che Rigosi ha partecipato alla sceneggiatura del film. Tuttavia, leggere il romanzo di Giampiero Rigosi è un’esperienza diversa, quasi geometrica. Se il film punta molto sul carisma sornione di Valerio Mastandrea (Franz) e sul fascino misterioso di Giovanna Mezzogiorno (Leila), il libro è una macchina narrativa oliata che si muove su binari precisi. Il punto di forza di Notturno Bus è la sua architettura. Rigosi non scrive capitoli tradizionali, ma costruisce il romanzo per sequenze rapide, quasi cinematografiche, che si incastrano perfettamente. La narrazione è frammentata. L'autore salta continuamente da un gruppo di personaggi all'altro (i "buoni" per caso, i sicari, i poliziotti corrotti). Questo crea un effetto di simultaneità: mentre Franz guida il bus nel buio di Bologna, i servizi segreti stanno già stringendo il cerchio. Ogni sequenza aggiunge un tassello. Non c'è spazio per lunghe introspezioni psicologiche descrittive; conosciamo i personaggi attraverso quello che fanno e come reagiscono al caos. La struttura a sequenze serve a mappare una Bologna che non è quella dei portici turistici, ma una città di snodi, raccordi e depositi di autobus, dove ogni scena è una stazione di posta di una fuga disperata. I personaggi sono tutti validi. Nel romanzo, figure come Garofano e Diolaiti (i due poliziotti) o i sicari hanno una dignità narrativa che nel film viene sacrificata per esigenze di minutaggio. Nel libro senti il peso del debito di gioco di Franz in modo più asfissiante: non è solo un tratto del personaggio, è una morsa che giustifica ogni sua scelta azzardata. In conclusione, se il film è una ballata notturna malinconica e affascinante, il libro è un meccanismo a orologeria. Leggere Rigosi dopo aver visto il film non rovina la sorpresa, ma permette di vedere "dietro le quinte" del complotto, capendo meglio come i fili di Leila e Franz si siano intrecciati in quella notte bolognese. È un noir che non cerca la poesia a tutti i costi, ma la trova nel rumore dei motori diesel e nel riflesso delle luci dell'abitacolo sul parabrezza.
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