Ci potete vedere nelle migliori sale riunioni delle più grosse aziende. Spesso vi domanderete chi siamo, giovani con l’abito preso all’outlet o il tailleur di Zara. Ci potete vedere anche nei più polverosi sgabuzzini, sempre delle migliori aziende, e ci riconoscerete sempre.
Dall’abito, dai cellulari tutti uguali e dall’immancabile computer.
Abbiamo accesso ai migliori salotti, all’ufficio dell’amministratore delegato, all’ufficio dell’ultimo dei magazzinieri. Ci vedere dappertutto, possiamo tutto.
Ci tratterete male, ci temerete, sotto sotto ci vorrete bene.
Ci potete vedere sulle metropolitane, con borse pesanti con dentro computer e carte di lavoro. Ci incontrate sul frecciarossa e sull’ultimo regionale della sera, mentre stiamo ancora lavorando, per finire di rivedere qualcosa, finire di scrivere una relazione, finire un lavoro che non ha mai fine. E quando non stiamo lavorando, ci riconosci dallo sguardo fisso fuori dal finestrino. Uno sguardo spesso rassegnato.
Ci potete vedere passeggiare nervosamente al telefono, ovunque. Il capo che chiama e non è contento, il cliente che chiama e non è contento. Nessuno è mai contento, tutti hanno bisogno di qualcosa, è urgente, avrebbe già dovuto essere fatto e se lo hai già fatto… poteva essere fatto meglio.
E poi succede che incontri i tuoi simili, coetanei che fanno il tuo stesso lavoro sotto altri marchi, altri capi, altri clienti, stesso sguardo. E li riconosci, nelle sale riunioni, nei bar in pausa pranzo, sulle metropolitane, sui treni, nelle sale di aspetto degli aeroporto. Li riconosci, sempre. E anche loro ti riconoscono, ti vedono. E c’è sempre un veloce sguardo di intesa, una pacca invisibile sulla spalla.
Ce lo ripetiamo, non siamo chirurghi, non salviamo vite. Ma i tuoi capi ti trattano come se lo fossi. I clienti ti trattano come se lo fossi. Forse siamo eroi, forse solo dei sopravvissuti. Non lo so cosa siamo, ditemelo voi.