♠️_Ci sono cose che rimangono colpite in testa e forse questo è un momento di intimità che colpisce di più !!!🖤🌹
©️Licaonia Lupe
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♠️_Ci sono cose che rimangono colpite in testa e forse questo è un momento di intimità che colpisce di più !!!🖤🌹
©️Licaonia Lupe
Auto-stima e Manifestazione.
Non importa quale sia l'aspetto carente.
Personalità, carriera, estetica, ecc
La vera autostima è connessa all'essere, non all'apparire, cioè riguarda l'Io e non l'esterno.
Per cui tutto quello che non ti viene riconosciuto non verrà mai da un'altra parte che non sia te stesso.
Questo dovrebbe portarti in automatico a capire che quella stima che vuoi spetta a te dartela, e per dartela in caso di bisogno c'è un solo modo: intervenire in modalità pratica.
Se non ti senti valutato positivamente nel lavoro, migliora nel campo di tua scelta, studia, approfondisci, impara da qualcuno...
Se non ti piaci a livello fisico, prendi la zona di miglioramento e impegnati nell'esercizio, cambia alimentazione, chiedi a professionisti, impara da chi ci è passato...
Vale per tutto.
L'autostima è uno degli aspetti più correlati alla concretezza. La materia in cui alloggiamo è uno strumento, non una forma statica.
Tutta la manifestazione è infatti mutevole.
Nonostante le varie stronzate in giro che prevedono che puoi non fare niente perché basta decidere, si ignora che l'Essere vuole sperimentare qualcosa e per sperimentare deve AGIRE. Deve fare, deve muoversi, deve cadere, deve imparare.
L'avere già quello che vuoi coincide parzialmente con la verita. In potenza l'Essere è già tutto, nemmeno avrebbe bisogno di un corpo fisico per esprimere un potere di cui la mente umana nemmeno si capacita, eppure viene qui... a "giocare".
Quando migliori la tua autostima intervieni sull'Io attraverso l'azione, cambi agendo verso un polo positivo per te; se ad esempio agisci sul piano estetico quando ti specchi ti apprezzi e ti piaci, non è che all'esterno mancano le critiche o il disprezzo, è che a quel punto non le consideri, non le ascolti, vivi conformemente al valore che tu dai a te stesso perchè hai risolto i tuoi dubbi.
Rendere sacra l'azione in conformità dell'essere è il ruolo degli iniziati. Rendere sacra la materia attraverso la concretezza è la vera manifest-azione.
Anna, my Linktr.ee.
Il valore di una persona non sta in ciò che mostra, ma in chi lo riconosce.
Tutta la vita cerchiamo uno sguardo. Quello che da bambini non abbiamo ricevuto. Quello che avrebbe dovuto dirci: “Ti vedo. Esisti. Sei importante per me.” Quando quello sguardo manca, qualcosa si spezza. E da quel momento, iniziamo a fare di tutto per meritarlo. Ci sforziamo di essere bravi, perfetti, indispensabili. Oppure ci ribelliamo, ci nascondiamo, ci ammaliamo. Ma dentro, resta sempre la stessa ferita: la paura di non essere mai abbastanza. Così, da adulti, continuiamo a cercare quello stesso sguardo — negli amori, nei figli, nei capi, negli amici. E non ci accorgiamo che, spesso, scegliamo proprio chi non sa vederci. Perché è lo schema che conosciamo. Non è amore quello che inseguiamo. È riconoscimento. E nessuno potrà mai darci ciò che ci è mancato allora. Ma possiamo imparare a darlo a noi stessi. Possiamo chiudere il cerchio, guardare dentro e dire: “Ti ho cercato ovunque. Ora scelgo di vedermi io.” È da lì che comincia la vera libertà.
Chiara Pica
Penso che i tempi siano maturi per una denuncia collettiva nei confronti dei Consultori: oggi, una donna che voglia abortire, subisce una palese 𝘃𝗶𝗼𝗹𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗽𝘀𝗶𝗰𝗼𝗹𝗼𝗴𝗶𝗰𝗮 basata sulla moralità distorta che l'aborto sia omicidio (illecita colpevolizzazione); quella specifica gravidanza indesiderata, inoltre, si tenta di trasformarla in GPA, in Gestazione per Altri ("puoi darlo in adozione") - che, nel nostro Paese, ancora non è diritto riconosciuto e normato adeguatamente.
“ Sono tornata in volo da Monaco a mezzogiorno, e sono andata dritta in ufficio, ricaricata, al massimo dell'efficienza. Adoro questi viaggi. Quello che adoro in realtà è la mia efficienza. Mi piace far funzionare le cose, sapere come si fa. Mi piace essere riconosciuta, mi piace che mi diano la "mia" stanza, che si ricordino i miei gusti. Durante il week end ho visto degli amici. O meglio, dei conoscenti di lavoro. Poi, lunedì e martedì, la fiera. Quello che mi piace è "controllare" la situazione. Sono piena di energia, mangio esattamente quello che dovrei mangiare, non bevo un sorso di più, dormo poco, corro in giro tutto il giorno. So esattamente come presentarmi, e come usare la mia immagine. Lunedì mattina mi sono vista con gli occhi degli altri, arrivare alla sfilata, sedermi, tutti che mi sorridevano e mi salutavano. E contemporaneamente sono tornata indietro di quindici anni, e mi sono vista con gli occhi di allora, mi sono guardata nel modo in cui io, a trent'anni, guardavo le donne arrivate, le donne che facevano quel lavoro da tempo. Le ammiravo, volevo essere una di loro, e mentre le osservavo, attentamente, nei più piccoli particolari, cercavo anche quei segni di cui loro non si accorgevano di certo, i segni dei processi che avrebbero portato alla loro sostituzione. Altre le avrebbero sostituite, e io sarei stata una di loro. Di quelle donne, una sola è ancora al suo posto, alcune delle altre continuano a lavorare nel campo, con mansioni diverse, però. Ho passato quattro giorni a cercare di capire cosa c'è in me che mi porterà al licenziamento, o a restare in ufficio con mansioni meno gravose, mentre un'altra - chissà chi - farà questi viaggi al mio posto. Non riesco a capirlo, però. L'età, semplicemente? No, l'età non c'entra! La noia, la "mia" noia? No, non posso crederci, non ancora.
Quando sono tornata in ufficio Joyce mi stava aspettando per andarsene a casa: senza mai prendere accordi formali, facciamo in modo che una delle due sia sempre presente in ufficio. Joyce aveva l'aria stanca. Ha detto di avere passato giorni tremendi, in mia assenza, per via del marito, mi avrebbe raccontato tutto, ma non subito, poi se n'è andata. C'era un messaggio di Hermione: diceva di non aver ricevuto il mio, di messaggio, che il lunedì, e che Mistress Fowler si era rifiutata di far entrare l'infermiera. Questo mi ha riportata immediatamente alla quotidianità londinese. Ho lavorato tutto il pomeriggio, al telefono per lo più, poi ho organizzato i fotografi per domani. Ma intanto continuavo a pensare a Joyce. Ho già capito che questa storia con il marito significherà la fine del nostro lavoro insieme, o comunque un cambiamento. Ne sono sicura. Questo mi ha resa depressa e ansiosa, prima ancora di lasciare l'ufficio. Un'altra cosa ho capito come non avevo mai capito prima: che Joyce è la mia unica vera amica. Voglio dire, "amica". Ho un rapporto, con lei, che non ho mai avuto con nessun altro, mai. Di certo non con Freddie. “
Doris Lessing, Il diario di Jane Somers, (traduzione dall'inglese di Marisa Caramella), Feltrinelli, 1986¹ [ Libro elettronico ].
[ Edizione originale: The Diary of a Good Neighbour, Alfred A. Knopf Publisher, 1983 ]
“I riconoscimenti dell'anima spesso trascendono la descrizione verbale. C'è una conoscenza intuitiva, un sapere del cuore.”
— Brian Weiss
Quel comprendersi così dolce.