Take your time
25th April 2076
I: «Sei in anticipo» lo saluta ironicamente, e se alluda al fatto che avessero un appuntamento, o al fatto che lui di norma la stalkerizzi anziché anticiparla, non ci è dato saperlo. «Dunque è questo il segreto della tua invidiabile tintarella?» alludendo al suo starsene disteso su un prato assolato impeccabilmente vestito. Il capino a sbucare sopra il suo, facendogli ombra.
«Mi togli il sole» «Tz. Io sono il sole» «Miss Wilson, ora sai anche essere ironica?» «Guarda che sono sempre ironica».
Anche oggi, su quel prato, la mente di Duffany appare confusa.
H: «A me non dispiace averti intorno. Ma preferirei vederti sdraiata, almeno non devo ciecarmi, se ho il sole accanto e non davanti». La mano va a posarsi sulla coperta, dove si può stare tranquillamente in due, dando una paio di colpetti con il palmo sul tessuto verde.
«Vieni?»
I: «Cerchi di coprire le tracce di un omicidio?» domanda alludendo prima alla coperta, poi alle ceneri di quella lettera e poi a lui, su cui torna con sguardo curioso.
H: «No, è morto mio padre» con lo stesso tono che si utilizza per un` informazione tipo “sto andando a fare la spesa”.
I: «Sul-sul serio? Non è una di quelle metafore fraintendibili tipo quella dei pagamenti in natura o-o dei cani e dei maiali nel labirinto…?» Ilary Wilson saprà sempre come tirar fuori la cosa più inopportuna di tutte. «Mi dispiace. Stai-stai bene?»
H: Le sorride di nuovo, quando osserva il tono della sua voce cambiare da “sono preoccupata per te” a “ti tratto con dolcezza”.«Non preoccuparti, Ilary, sto bene» la rassicura, alla sua ennesima occhiataccia di apprensione. Non necessita in questo momento della crocerossina, in realtà. «Non è stato un buon padre e non ci parlavamo da anni… lo stesso con mio fratello».
«Dannazione, Wilson», ora mi fai anche raccontare di me.
Avverte quella mano piccola -dalla pelle liscia e profumata- tirare verso di sé quella più grande dell`uomo che, come un fulmine inaspettato, riavverte di nuovo le viscere dentro di lui scomporsi e fremere. E poi all`improvviso, si ritrova a non produrre solo endorfine, ma sicuramente qualcosa di più a cui però ancora non riesce a dare un nome. Deglutisce, mentre la osserva fare. Quelle braccette vanno a coprire le spalle larghe dell`uomo che, inerme, non fa altro che deglutire ancora. E ancora, cinge la vita di lei con un braccio, inspirando quell`odore forte di camomilla non del tutto sconosciuto, che lo inebria e lo avvolge.
I: «Nel peggiore dei casi, tra trenta secondi avrai comunque prodotto endorfine e starai meglio di prima. Ma se te ne approfitti ti brucio» il sorriso lui lo potrà sentire in quel sussurro che gli raggiunge l`orecchio, mentre lei gli concede -magnanima- il beneficio del dubbio di un abbraccio made in Wilson in piena regola.
H: «Magari mi dessi solo endorfine, Wilson…» sussurra di rimando, con il fantasma di suo padre ormai dimenticato e la presenza di un sorriso spensierato sulle labbra. Come potrebbe approfittarsene? Harry Duffany è tornato adolescente.
La teoria degli abbracci da almeno-trenta-secondi
«Regola numero uno del Credo Wilson» oggi sei fortunato, Duffany, iniziamo addirittura a decantare la sua bibba personale. «Gli abbracci non si chiedono, si danno» sollevando il pollice davanti al suo viso. «Regola numero due, durano almeno trenta secondi» per la questione delle endorfine «Regola numero tre, non si rifiuta mai un abbraccio e soprattutto non si interrompe prima che chi ne aveva bisogno accenni a volersi liberare di te» e magari è giusto un modo per spiegargli perché non si sia ancora scollata. Ingenua rompitrice di gusci, spontanea conceditrice di abbracci e disinvolto animaletto che infine riesce ad accoccolarglisi contro senza dare a quella vicinanza niente di malizioso. Lo lascia ricambiare quella stretta, finendo ad incastrare la testolina nell`incavo della sua spalla, gli occhi socchiusi a riaprirsi un istante quando lui parla e a lei tocca reprimere un brivido che non è chiaro se sia la semplice reazione involontaria a quel sussurro troppo vicino, se sia colpa del contenuto ambiguo che sceglie saggiamente di non approfondire o ancora dell`angoscia viscerale che a quanto pare ora le prende quando sente qualsiasi cosa che non sia più che prevista e calcolata. Alla faccia della reputazione di fatina spensierata, eh Sorriso Wilson?
Profumi ancora di muschio bianco, Duffany? Potremmo esserci affezionate al tuo colletto, tutto sommato.
H: Quella mano che prima si agganciava alla vita, ora si sposterebbe sul caschetto biondo, esattamente sulla nuca, andando ad accarezzare con il dorso dell`indice quei capelli soffici e camomillosi. Un accarezzare lento, ritmico e distratto. Sdraiato sulla schiena Harry Duffany si ritrova a guardare il cielo.
«Non ho proprio intenzione a liberarmi di te» sussurra, a mezzavoce. «Da un cielo terso e limpido che non nasconde alcun rumore… Perdendomi negli angoli del tuo splendore, mi chiedo dove mai sia finito il sole…» canticchia persino.
I: Lo sanno tutti che non bisogna mai toccare i capelli a qualcuno. E` sleale. E ora le palpebre sono così pesanti che potrebbero quasi convincerla ad abbandonarsi a quella bella sensazione. Ma poi lui inizia a canticchiare e lei cade vittima dell`ennesimo flashback intrusivo che le fa strizzare gli occhi. «Dannazione, Duffany» annaspa, per scacciare la sensazione formicolante di pericolo. Ora deve davvero impegnarsi per non dire qualcosa di scortese, per non far ritrarre lui, giacché si sente un po` colpevole d`avergli chiesto di piantarla con le maschere. Scatta a sedere. Privandolo in un colpo solo di testolina, camomilla, calore, abbraccio e vicinanza. How rude, Wilson.
«…S-scusa è che… Mi sono appena ricordata… di una sostituzione…d`emergenza, in ospeda- un collega si diploma! Come ho fatto a scordarlo!»
H: «Dannazione, Wilson». Sì, se la prende con lei, perché ovviamente non crede di aver sbagliato qualcosa. Le afferrerebbe la mano, in un gesto altrettanto brusco e repentino. I suoi occhi si sposterebbero sugli altri azzurri, quasi a supplicarla di rimanere. «Resta».
I: «Sto impanicando» confessa senza troppi giri. «Restaci tu, fermo, mentre impanichi!» E una Wilson spaventata è una Wilson aggressiva. «Non è logico!» esattamente come lei in questo momento. L`unica cosa chiara nell`ombra di sincera difficoltà che le attraversa le iridi, è che su quelle microscopiche spalline verde acqua sosti forse un peso più ingombrante del previsto. La manina libera a sfregare nervosamente contro una gamba e le dita dell`altra a impastare altrettanto nervosamente il palmo altrui. Nonmollarelapresa-nonmollarelapresa-nonmollarelapresa diventa un mantra silenzioso.
H: La mano è ancora a presa salda con la sua. Non riesce a capire cosa sia effettivamente successo. La maschera, quella che lei gli aveva minacciosamente detto di togliere, torna al suo posto, e un involucro invisibile si riadatta al suo corpo, caldo come un vecchio amico. Sarà perché lui non ha mai affrontato un divorzio, sarà che per lui le relazioni siano qualcosa di completamente inesistente, sarà perché era davvero la prima volta che si toglieva quella maschera. Si irrita quando non riesce a spiegare una cosa. E se non riesce a spiegarla, automaticamente è sbagliata.
«Dammi un motivo valido».
I: «Ti sei scottato» proprio quello che lui doveva evitare di fare. «E` che… sono veramente un casino in questo momento. Ho divorziato solo venerdì scorso, ho una casa di cui non so che fare e…»
«Potresti per favore provare a portare pazienza?»
H: Appena terminate quelle tre parole “ti-sei-scottato”, lascia andare la presa perché, nel profondo, sa che quella sbruffona ha pienamente ragione. La sua bocca si assottiglia in una linea e volge lo sguardo altrove: non ha proprio voglia di guardarla.
Inspira. «No. E ora vai a fare la tua sostituzione del gramo, e non tornare a cercarmi». Espira.
I: «Avevo ragione. Volevi solo venire a letto con me» provocazione numero uno? «E o hai pensato che bastassero un paio di carinerie a farmi capitolare o hai...» beneficio del dubbio numero due «chiaramente fatto finta» arroganza sbruffona parte... 1000? «di non sentire quando ti ho detto che stavo male, che era presto» no, questo non l`hai mai detto «e che se cercavi qualcosa di facile avresti dovuto cambiare tavolo» oh, questo lo ha detto davvero. «Per cui no, Duffany, non puoi arrabbiarti solo con me, perché te l`avevo detto!» Scossa e paonazza, ora che s`è sfogata pure lei, si allontanerebbe di un paio di passi da quella coperta prima di fare dietrofront per un`ultima, importantissima postilla. «Sei un idiota che preferisce mandare tutto a morgane piuttosto che fare lo sforzo di conversare col proprio ego, per spiegargli che non tutto gira intorno a lui, solo perché è troppo… spaventato per farlo!»
H: Due falcate e la raggiunge. «Se tu pensi che il mio unico obiettivo era quello di portarti a letto, allora di me non hai capito una scopa». Respira. Inspira. Espira. «Ti ho dimostrato in tutti i modi che tengo a te. E che l` unico tavolo al quale vorrei sedermi, porta inciso il tuo nome sul legno, a caratteri cubitali.
I: Oh. Un leggero fremito, mentre il respiro rallenta e quella dichiarazione miete i polmoni come prime vittime. Le seconde sono le corde vocali che vibrano dell`ennesima uscita inappropriata.
«Beh... devi davvero sperare che non abbia un`omonima, allora» seriously, Wilson?
H: «Mi sono aperto con te e ancora non so quali siano le tue intenzioni. Mi mandi in pappa il cervello!» Si toglie il cappello di paglia dalla testa e se lo rigira tra le mani, guardandolo con un tiepido sorriso sulla bocca. «Dannazione, Ilary…»
I: «Cosa?» è nuovamente la domanda retorica che gli rivolge. Ma non è così crudele da osservarlo scoprire le carte senza dargli almeno un croccantino di ricompensa. «Okay. Sono stata molto bene con te. Mi dispiace se ho mandato segnali ambigui. Non l`ho calcolato. E` solo successo. E` stato spontaneo, ok? Non sapevo dove stavo andando, devo per forza? E` che sei capitato, bello e facile» oh, come suona male ma è Ilary Wilson, fate uno sforzo. «E sono un po` frastornata, adesso. Mi sento una bambina al luna park che ha appena scoperto le insalate russe. Perciò puoi darmi qualche momento di assestamento prima di decidere se farmi cappottare a testa in giù da un mucchio di ferro arrugginito? Soffro di vertigini» grazie.
«Non lo so... comprami una mela caramellata mentre io guardo gli altri suicidarsi e rido e dico "ahah-che troll, IO non lo farò mai" ma poi lo faccio e tu non mi ricordi che mi sono contraddetta perché... beh, perché mi devi un`incoerenza»
H: Quel battibecco lo sta stancando e quel sole gli sta offuscando la vista. Eppure, c`è ancora qualcosa, in quelle iridi azzurre, che lo tengono ancorato alla proprietaria. Non gli vuole dare un nome. Ilary ha ragione: per paura. «No, non devi» sapere dove stavi andando. Abbassa lo sguardo, non ce la fa a sopportare lo sguardo di lei. «È la prima volta che ho intenzione di conoscere tutto dell`altra persona. Cosa mangi a colazione, se ti piacciono più i pancakes o il porridge, se dormi con i calzini o senza, che tipo di musica ti piace ascoltare». Ok, basta, Duffany.
«Quindi prenditi tutti i giorni che vuoi, e quando pensi di essere pronta, mi troverai nello stesso posto. Però, ti prego. Se torni, non mandarmi segnali ambigui...»
I: Gli occhi si sbarrano increduli. Un piccolo broncio antilacrima le curva le labbra all`ingiù, mentre le deglutisce appena in tempo tutte le risposte a tutte le domande, per non mandare segnali ambigui. Non riesce a trattenere solo quel «dici sul serio?» che esce fuori come un mormorio incredulo.
Il tempo è decisamente qualcosa che non è mai stata abituata ad avere.
«Posso vedermi accordata un` ambiguità, Sir?» «Dipende». «Sei bello».
H: Schiude la bocca, giusto per far entrare un po` d`aria nei polmoni, non per far uscire una risposta. “Anche tu” è la prima. “Dannazione, Wilson” è la seconda. “Non puoi uscirtene così” è la terza e ultima. Quella sensazione d`assenza di superficie sotto i suoi piedi è tornata più solida che mai. Senza dire alcunché, la vede voltarsi, quel vestito che la rende irresistibile si apre a ruota con lei, e lì un sorriso gli scappa.
Sicuro, sarà una giornata da dimenticare.













