Presidente Società speleologica italiana: 'Missioni a fine scientifico, per salvataggi non paga cittadino'
Il 10 giugno del 1981 un bambino di 6 anni, Alfredino Rampi cadde accidentalmente in un pozzo artesiano e scivolò ad una profondità di circa 60 metri, in località Vermicino a Frascati.
Nonostante si fossero attivati tutti i soccorsi disponibili per tre giorni e diversi speleologi rischiarono la vita per trarlo fuori, il bambino mori dopo tre giorni.
Il fatto destò un enorme interesse, mobilitò molte persone e la Rai fece la diretta televisiva per ore; sebbene gran parte di quelle persone fossero mobilitate da una curiosità morbosa e fossero attratte più dal dolore e dalla disgrazia e non dalla pietà, nonostante tutto l’assembramento creatosi ostacolasse i soccorsi più di quanto li agevolasse, nessuno osò dire allora: chi paga per tutto questo dispiegamento di uomini e di mezzi?
Siamo diventati davvero così cinici e meschini e ci siamo imbarbariti così tanto da pensare chi paga nella vicenda della speleologa Ottavia Piana salvata di recente da una grotta nel bergamasco in cui era intrappolata?
















