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@-rap-gemitaiz-
Gli addii intossicano ma intossicano di più le presenze assenti. E delle persone spesso ci manca ciò che credevamo fossero e non sono mai state, piuttosto che la loro più concreta assenza.
- Massimo Bisotti
Basta poco per sentirsi meglio
a me basti solamente tu
sono un altro con il chiasso dentro
se ti vedo non lo sento più.
Non ti potrai mai completamente dimenticare di chi, almeno per una volta, ha toccato con la propria mano la tua vita.
- Charles Bukowski
Non era tanto il fatto che fosse bella.
O gentile.
Era il modo in cui si prendeva cura.
Il modo in cui si accorgeva.
Di tutto.
Anche di me.
Forse non si desiderava tanto essere amati, quanto essere capiti.
- George Orwell - "1984"
"A volte penso di avere talento nel distruggere tutto ciò a cui tengo, nel buttare via solo il bello che mi capita."
— Holden; Il giovane Holden
-Sono lenta quando leggo.
-Perfetto. Anche io quando ascolto.
-“L’arte…di…perdere…” Beh senta, io ho molto da fare adesso.
-Che cos’è, dislessia?
-Lei è un maestro?
-Professore. In pensione. Prendi il tuo tempo, Maggie, ascolta le parole mentre le stai per dire. Nove volte su dieci sentirai l’errore arrivare e lo correggerai prima. E sappi che potresti sentirti anche ridicola. Lentamente. La poesia impone riflessione.
-“L’arte di perdere non è difficile da imparare, così molte cose sembrano fatte con l’intento di essere perdute. Se le perdiamo non è un disastro. E tu sempre perderai le tue chiavi di casa con un sorriso. Ho perso due città, due fiumi e un continente. Perduti! Ma non è questo un disastro. Perfino perdere te, che giochi con la voce e coi gesti non mi fa soffrire. È grazie all’arte che si impara presto, l’arte di perdere anche se a volte qualche perdita (scrivilo!) si rivela un disastro.”
-Beh…? Cosa ne pensi?
-È bella.
-Risposta inaccettabile. Di cosa parla la poesia?
-Non lo so…
-Sì che lo sai, di che parla?
-Di perdere.
-Cosa?
-L’amore…?
-E in che modo ne parla? È l’amore che ha perduto? La Bishop ne parla come una possibilità, una probabilità, come?
-Beh… Lei comincia a dire che ha perduto cose reali, come le chiavi. E poi, più avanti, addirittura che ha perduto un continente.
-Entra nel grandioso.
-Sì… ma lo dice come… come se non le importasse.
-Eh… il suo tono lo senti distaccato.
-Sento che vuole sembrare distaccata. Che vuole far credere agli altri che non soffre, ma è evidente che nel suo intimo sta male per quello che ha perduto.
-E cosa ha perduto? O chi ha perduto? Un amante?
-No. Un amico.
-10 e lode. Bravissima.
(In her shoes - Se fossi lei)
“C'è il momento in cui guardi una persona e capisci di aver trovato il tuo posto. Non è questione di chimica, non è istinto: è amore. È guardarsi e capire di essersi sempre cercati”
— Lacrime di pioggia
Lei ha quel vizio che hanno le persone che sono cadute e poi si sono rialzate. Certa gente la chiama arroganza, a me piace chiamarlo "avere le palle".
J-ax
“Caro Ministro dell’Interno Matteo Salvini , ho letto in un tweet da Lei pubblicato questa frase: “Per fortuna che gli insegnanti che fanno politica in classe sono sempre meno, avanti futuro!”. Bene, allora, visto che fra pochi giorni ricominceranno le scuole, e visto che sono un insegnante, Le vorrei dedicare poche semplici parole, sperando abbia il tempo e la voglia di leggerle. Partendo da quelle più importanti: io faccio e farò sempre politica in classe. Il punto è che la politica che faccio e che farò non è quella delle tifoserie, dello schierarsi da una qualche parte e cercare di portare i ragazzi a pensarla come te a tutti i costi. Non è così che funziona la vera politica. La politica che faccio e che farò è quella nella sua accezione più alta: come vivere bene in comunità, come diventare buoni cittadini, come costruire insieme una polis forte, bella, sicura, luminosa e illuminata. Ha tutto un altro sapore, detta così, vero? Ecco perché uscire in giardino e leggere i versi di Giorgio Caproni, di Emily Dickinson, di David Maria Turoldo è fare politica. Spiegare al ragazzo che non deve urlare più forte e parlare sopra gli altri per farsi sentire è fare politica. Parlare di stelle cucite sui vestiti, di foibe, di gulag e di tutti gli orrori commessi nel passato perché i nostri ragazzi abbiano sempre gli occhi bene aperti sul presente è fare politica. Fotocopiare (spesso a spese nostre) le foto di Giovanni Falcone, di Malala Yousafzai, di Stephen Hawking, di Rocco Chinnici e dell’orologio della stazione di Bologna fermo alle 10.25 e poi appiccicarle ai muri delle nostre classi è fare politica. Buttare via un intero pomeriggio di lezione preparata perché in prima pagina sul giornale c’è l’ennesimo femminicidio, sedersi in cerchio insieme ai ragazzi a cercare di capire com’è che in questo Paese le donne muoiono così spesso per la violenza dei loro compagni e mariti, anche quello, soprattutto quello, è fare politica.1 Insegnare a parlare correttamente e con un lessico ricco e preciso, affinché i pensieri dei ragazzi possano farsi più chiari e perché un domani non siano succubi di chi con le parole li vuole fregare, è fare politica. Accidenti se lo è. Sì, perché fare politica non vuol dire spingere i ragazzi a pensarla come te: vuol dire spingerli a pensare. Punto. È così che si costruisce una città migliore: tirando su cittadini che sanno scegliere con la propria testa. Non farlo più non significa “avanti futuro”, ma ritorno al passato. E il senso più profondo, sia della parola scuola che della parola politica, è quello di preparare, insieme, un futuro migliore. E in questo senso, soprattutto in questo senso, io faccio e farò sempre politica in classe.”
— Enrico Galiano
Io mi scordo di dimenticarti.
(Via @piecesofdamon)
pensavo,
quante parole non dette
per paura di sembrare fragili
come se fosse una colpa, a questo mondo
mostrare i brividi sotto lividi mai
scomparsi
““Non voglio che la mia felicità dipenda esclusivamente da quella di qualcun altro, non voglio essere un ostaggio di un destino che non posso controllare.””
— Jojo Moyes- Dopo di te
“Avevo sempre avuto questa tendenza a immergermi talmente in qualcosa da dimenticarmi per un po’ del resto del mondo.”
— Murakami Haruki, Norwegian Wood.
E un po' ci spero ancora
non è vero che ho deciso
perché torni sempre
all'improvviso
Mr. Rain