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@anightofloss
Work in progress
messy redraw ‘cause I’m on a Tangled high ♡
Many things interested her, and nothing satisfied her entirely.
(via goodreadss)
You’ll lose it if you talk about it.
(via goodreadss)
Already losing it. Yup, talking about my mind.
They call you heartless; but you have a heart and I love you for being ashamed to show it.
(via goodreadss)
There is nothing like returning to a place that remains unchanged to find the ways in which you yourself have altered.
(via goodreadss)
Tilt(e)?
E così il silenzio. Non parlammo più. Nessuno dei due. Da lì l’inizio della fine, un sentimento che conosco sin troppo bene. Non risolvi le cose stando zitto, eppure. Fretta, imprevisti, sogni spezzati sulla lancia del tempo. Si vede che non era destino, o anche se non si vede è così. Sono rimasta bloccata ad allora: al destino che non è destino sia, o al senso di inadeguatezza dovuto a desideri evidentemente ridicoli, come la mia insistenza per la loro realizzazione. Una bottiglia di succo d’arancia andata in un quarto d’ora, tea e biscotti per colazione, pranzo e cena, il mal di pancia cosmico, il silenzio costante, spezzato solo dal suono della tastiera. Muti come due pesci nella boccia, nemmeno ci rincorriamo. E’ questo, lo sento... Ma se ci sei batti un colpo, se non ci sei battilo ugualmente. Schiena a schiena, spalle voltate, il silenzio continua ininterrotto. Quando qualcosa si rompe non torna più, quando qualcosa si rompe o cerchi di aggiustarla o la butti via. Quando qualcosa si rompe, si rompe. Qualcosa si rompe. Qualcosa. Fai qualcosa.
TBT.
Progetti scorrono in attesa di titoli di coda ignoti.
Le griglie dei calendari sono diventate la mia nuova bibbia, mentre sulle stesse si susseguono i profili di individui passati, presenti, futuri?. Qualcuno sfila da solo, qualche altro in gran compagnia, altri ancora in attesa. Sono qui e somiglio alla me di ieri, che si è ingozzata di pandoro per sport, sempre simile, così costante nell’aspetto, quanto scostante nel mood. Mentre il mio carattere si guasta come la frutta abbandonata a fondo cesto tengo d’occhio il mio dovere ed i pensieri che mi tengono sveglia a prescindere, e so che lasciando tempo al tempo finirò come una grumpy old lady furiosa con la varietà ormai avariata di persone con cui si deve rapportare, ma attendo impassibile l’inevitabile cambiamento e l’arrivo delle mie digressioni inutili.
Non sempre serve sapere come si fa per provare a fare qualcosa, basta accontentarsi del saper far male, e vorrei dire solo in senso pratico o figurato, ma suona male a prescindere e la cosa, chissà come, mi diverte. In ogni caso, sto facendo una quantità stupefacente di cose relativamente male, tutto nella speranza di non farle malissimo, che però si spegne subito insieme alla luce sul sipario dell’autocommiserazione. Almeno ci ho provato, almeno ci sto provando. Addirittura direi che per quanto alcuni progetti non fioriscano non c’è da scoraggiarsi: non tutte le piante necessitano di un fiore come apice della loro attività. La pianta è mia, del resto, quindi mi aspetto qualcosa di diverso di default.
Fake Arancini
Respiro profondo: sipario.
Cerco tutti i mistici tag dei miei vecchi post, che a pensarci c’è da uscir pazzi: tra ciò che ho lasciato alle spalle esiste ancora qualcosa che mi piace? Rileggo chi ero, e mi fa un po’ ridere. Questo è il cimitero di così tanti stati d’animo da dar il capogiro agli antenati, ed io sono Io, anche nel più patetico post adolescenziale. Riconosco i tratti familiari, il disagio, la voglia di evadere.
Sulla nuova scena troviamo la me di oggi. Occhiali tondi come le mie forme, stomaco che brontola, sorriso con mezza fossetta. Felpa con il logo del negozio, vita alta, Doc. rosse( all black eccetto le scarpe), capelli legati a metà, ciuffi ribelli che slittano e si incastrano nella collana, il crimine gentile negli occhi, le ossa stanche e il profumo di casa mia.
Disagio presente, tratti distintivi a parte, evasione pianificata per le 17. Mia sorella mi chiama e mi chiede se mi va di mangiare il “riso Mulan” MA CHE ESISTE DAVVERO?! COMUNQUE NO, NON SO SE LO VOGLIO. Nel frattempo io volevo gli gnocchi alla Romana. Eh oh. Il tizio in gastronomia li ha finiti, e so che non è colpa sua, ma che stronzo.
Lo stomaco gorgoglia, e mi viene il male di vivere se penso che stasera dovrei uscire, ancora peggio sapendo che non ho fame, ma devo mangiare per liberarmi del Magone, che continua a non essere un grosso mago che mi strappa un sorriso.
Sono sopravvissuta anche io, a un sacco di cose in effetti (non so ancora agli arancini comprati alla Coop, ma l’update sarà a breve).
Nel frattempo mi danno la meravigliosa possibilità di andare in pausa bagno, dove resto sospesa come solito sul wc, ascoltando i discorsi della gente dal cubicolo accanto, che tra uno sfiato d’aria e l’altro commenta lo stato emotivo di tale tizio, il quale si sostiene sia infelice, ed io penso che avrà i suoi motivi. Al mio ritorno arrivano gli arancini dal colore acceso delle fiaccolate di protesta, e per il bene della giornata capisco che la scelta è tra mangiare e morire di stenti, così per pietà degli stenti decido di aprire la bocca e addentare tale delizia. Alla fine della fiera non sono così male, pur sapendo di pianta finta da appartamento. Ho un anno e mezzo per organizzare il mio matrimonio, e nel caso in cui il tempo fosse nemico e tiranno, potrei anche servire questi.
Blue Train Lines
Non capisco se questo senso estremo di sopravvivenza mi piaccia o mi faccia schifo.
Perth, stanza d'hotel.
Novembre ma è come fosse Marzo.
In questi giorni sento l'impulso di mollare tutto al mio ritorno, trovare un lavoro, comprare una casa, metter su famiglia, passare il resto della mia vita a rimpiangere questa scelta.
Qual è il senso dell'esistenza? Dicono realizzarsi ma chi lo dice è evidentemente una persona che non lo ha fatto e parla per invidia.
Il vero senso è essere perennemente insoddisfatti e aspirare a quel che non si ha, oscillando tra due poli, osservando la verde erba del vicino.
La mia visione sarà forse distorta dai miei pensieri ma non conosco nessuna persona felice a questo mondo. E allora chi sono io per aspirare ad esserlo?
Forse faccio bene a guidare questo treno a duecento chilometri orari per vedere se deraglia.
Tuttavia noto solo segni di usura e nulla più. Non capisco se devo impegnarmi o solo lasciar perdere e andare a dormire.