Palazzo Pitti - Fontana del Carciofo
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Palazzo Pitti - Fontana del Carciofo
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Il Pegaso -
Una rotaia, dei fori di ventilazione alla sua base.
Che cosa si cela sotto?
“Pegaso”
© 2016 Andrea Bigiarini “Guida Illustrata ai Misteri del Giardino di Boboli”
Guida Illustrata ai Misteri del Giardino di Boboli
Giardino di Boboli - "Pegaso" ©Guida ai Misteri del Giardino di Boboli Tempestini/Bigiarini http://boboliguide.tumblr.com/ https://theta360.com/s/ithZAQW27SqNhWtwTOKWYutBg
La fontana del Nettuno -
©2016 Andrea Bigiarini - All rights reserved
Da “Guida illustrata ai Misteri del Giardino di Boboli” di Elena Tempestini & Andrea Bigiarini
STORIA DEL GIARDINO DI BOBOLI
Nel 1400 Firenze aveva raggiunto l’apice del prestigio e del potere europeo, il suo mecenatismo fece della famiglia Medici l’emblema Rinascimentale universale, la nuova Alessandria d’Egitto, la culla dove confluire tutta la sapienza di occidente e di oriente ma le avversità e gli scontri per imporre il proprio potere erano all’ordine del giorno, gli antagonisti dei Medici erano i Pitti, ricchi banchieri che si contendevano l’egemonia sulla città.
La rappresentazione della supremazia era mostrare la bellezza architettonica dei Palazzi che li rappresentavano, e se per Cosimo I lo era il Palazzo in via Larga, Luca Pitti ne volle costruire uno immenso in oltrarno, nei pressi della chiesa di Santa Felicita sugli Orti di una collina chiamata “Bogoli”.
Ma spesso come sappiamo in tutto il mondo, il diavolo mette sempre lo zampino dove ci sono diatribe per l’accumulo del potere, e dopo quaranta anni dall’acquisto dei terreni, la famiglia Pitti, incentrata a superare in sfarzo gli antagonisti Medici, si ritrovarono in bancarotta, tanto da costringere Buonnaccorso Pitti, a vendere l’immenso e sfarzoso palazzo.
Fu Eleonora di Toledo, amata moglie di Cosimo I ad acquistare il Palazzo a cavallo tra il 1549 e il 1550, per farne la residenza Medicea.
Eleonora di Toledo era la figlia del viceré di Napoli, uno dei personaggi più potenti e influenti di tutta l’Europa, il casato spagnolo dei Toledo, famiglia potente che apparteneva all’antico cavalierato del Toson D’Oro, ordine libero dall’influenza del potere Papale con l’effige di San Giorgio che uccide il drago, riferimento al sangue nobile e ai meriti morali, del quale ordine Carlo V ne era il Gran Maestro.
Eleonora fu allevata dal padre alla cultura, allo studio e alla bellezza, dotata di grande fascino trovò nel matrimonio con Cosimo I la complicità, l’amore e la solidità di un’unione fuori dal comune. Donna neoplatonica, fondatrice dell’Accademia degli Elevati, dedita allo studio delle cose divine, Eleonora fu la più fida consigliera del marito Cosimo, apportatrice con il suo patrimonio, di tutti quei grandiosi progetti della corte Medicea, che videro proprio nella vegetazione di Boboli l’apice del linguaggio universale celato nel simbolismo.
L’architetto che fu incaricato di realizzare questo sogno fu Niccolò Pericoli, detto il Tribolo, il quale morì lo stesso anno ma due geni eclettici e d’idee manieristiche, erano già pronti a prenderne il posto, Giorgio Vasari e Bartolomeo Ammannati.
La formazione del giardino venne classificata come “fabbrica”, termine di denominazione dato dagli usi della corte Medicea, per catalogare nella “Scrittoio delle fabbriche e delle fortezze”, il controllo dell’evoluzione finanziario amministrativo dell’opera, che fino a quel momento era appartenuta allo “Scrittoio delle possessioni” che si occupava di amministrare i beni di campagna, quali gli orti e i poderi.
Eleonora di Toledo possedeva una spiccata capacità imprenditoriale, che le assicurò una posizione di prestigio in tutta Europa, con il commercio di cereali, e quindi la disposizione di grosse somme di denaro da investire nei lavori di Boboli.
All’abdicazione di Cosimo I in favore del figlio Francesco I, Boboli si arricchì della scienza ermetica, ancora una volta i misteri della natura erano visti come mezzo per il cambiamento delle coscienze, il visibile come espressione dell’invisibile, il noto come tramite dell’ignoto, ricordando che ciò che è in basso è solo l’immagine di ciò che è in alto. La sua morte “sospetta” e improvvisa, avvenuta a poche ore di distanza dell’amata Bianca Cappello, con la quale condivideva l’amore per l’alchimia, hanno da sempre gettato ombre oscure sul fratello Ferdinando I suo successore.
Boboli fu sempre molto amato dai Medici che si susseguirono al trono, sia il giovane Cosimo II, sia il figlio Ferdinando II ampliarono e tutelarono il segreto e invisibile filo d’oro del giardino, permettendo alle casse della corte Medicea di provvedere sempre ad ogni necessità. Purtroppo ogni apice ci insegna il confine della discesa, e con Cosimo III avverranno gli ultimi importanti interventi di arricchimento al giardino, alla sua morte nel 1723, la corte Medicea è in condizioni precarie con tutte le sue sfarzose proprietà, l’annebbiamento del potere Rinascimentale subì l’arresto con la prematura morte del figlio Giangastone nel 1737, succedutogli per pochi anni, e con esso l’estinzione della casata.
Il Granducato di Toscana aprì le porte agli Asburgo-Lorena.
Boboli e il suo linguaggio ermetico non fu compreso dai principi austriaci, e nel 1739 l’Anfiteatro venne in parte smantellato e lasciato nel degrado più assoluto in nome di una politica di austerità. Solo sotto l’insediamento di Leopoldo Granduca di Lorena, affermatosi poi come “principe illuminato” nel 1765, il giardino un tempo incantato, venne risvegliato dal suo torpore di abbrutimento, anche se estremamente oneroso il suo antico ripristino, venne resa l’acqua della sorgente di Ginevra alle fontane, le siepi dei labirinti tornarono alla loro migliore vegetazione, e il giardino tornò ad essere protagonista del suo mistero.
La violenza delle azioni vide lo scempio dell’avanzata napoleonica, vandalismo e scempio non risparmiarono Boboli.
Nel 1815 venne restaurata la casata Asburgo–Lorena che purtroppo non aveva ereditato i geni del “principe illuminato” e con lo scempio di costruzione del grande viale “carrozzabile” che dalla vasca dell’Isola collegava il Giardino del Cavaliere, vennero demoliti definitivamente i meravigliosi e antichi labirinti. Solo con la riforma introdotta da Luigi De Cambray Digny nel 1825, e la sua totale affermazione con la costituzione del Regno d’Italia, si ebbe la nuova linfa vitale del meraviglioso giardino.
La dottrina ermetica, proveniente dall’antico “Corpus Hermeticum” di Ermete Trismegisto, il Tre Volte Maestro della Dottrina Ermetica, Profeta identificato dagli antichi Egizi nel dio Toth e dai Greci in Ermes, tradotto da Marsilio Ficino e diffuso in tutta la cultura occidentale, poté continuare a parlare a coloro che camminando nel giardino, desiderano ascoltare quella voce intuitiva che misteriosamente occultata e a tratti rivelata, conduce al risveglio della mente umana caduta in un torpore quotidiano “noi siamo fatti della stessa sostanza di cui sono fatti i sogni e la nostra breve vita è circondata dal sonno “ ( William Shakespeare la Tempesta)
Con il cuore in mano, che tu sia Donna o Uomo, giovane o anziano, tieni alto lo sguardo del bambino che è dentro di te ed entra nel meraviglioso “cammino”, sono certa che all’uscita, la tua energia vitale ti farà stupire del tuo sorriso.
("Guida Illustrata ai Misteri del Giardino di Boboli" - Elena Tempestini)
Panorama di Firenze da Boboli
©2016 Andrea Bigiarini - All rights reserved
Benvenuti in Boboli -
Non so se sia il destino, non so se credere a un tracciato occulto della mia vita, ma se ripenso agli accadimenti personali degli ultimi anni, ho il sospetto che il “supremum fatum” del quale si parla nella Qabalah, possa tessere dei sottili fili che fanno parte di questa ragnatela della vita umana.
Mi chiedi perché parlo di ragnatela?
Nella metafora della vita vi è un lungo viaggio o se volete chiamatelo, cammino, che è l’esperienza umana, ed è quasi universale, nonostante che vi vogliamo trovare differenze culturali, religiose o politiche. Il sentiero della vita è un’esperienza dentro un territorio sconosciuto, dove il pellegrino deve superare ostacoli, come ci trasmette Dante Alighieri con la Divina Commedia, è probabile che “nel mezzo della nostra vita ci ritroviamo in mezzo ad una selva oscura”, e spesso senza tenere in conto alcuno dei nostri progetti e desideri. Proprio per questo motivo desidero raccontare a te che stai leggendo, un senso della vita che è rappresentato in questo splendido giardino che ti appresti a visitare, un percorso che ci porterà allegoricamente all'interno dell'animo umano, i cui tormenti e le speranze trovano un riflesso nei simboli esterni che fin dall’antichità sono stati collocati in questa splendida vegetazione.
Tu sarai l’unico iniziato di te stesso, tu in questo giardino seguirai un percorso alla riscoperta del sé per liberarti progressivamente dalla condizione mortale per avvicinarti al divino, e se pensiamo che esistano certezze visive, sappiamo anche che ci sono segreti essenziali invisibili allo sguardo, è l’intuito dell’essere umano che risveglia il nostro interesse, la nostra atavica curiosità, ci vogliono occhi per vedere e cuore per percepire i sottili fili che mescolano le carte di questo sogno chiamato vita.
(“Guida Illustrata ai Misteri del Giardino di Boboli” - Elena Tempestini)
Elena Tempestini
Elena Tempestini è nata a Firenze, scrittrice e ricercatrice storica, è una sognatrice e amante della bellezza che si cela in tutte le sue forme.
Nei suoi libri ha celebrato e raccontato la magnificenza e la quotidianità della sua città, che continua a stupirla per i suoi scorci ancora celati dal mistero.
Le idee, la creatività, l’amore per la natura e la sua passione per la fotografia la rendono un vulcano sempre attivo. La sua passione è andare per biblioteche alla ricerca di “perle” nascoste non ancora rivelate alla storia. Ama stupirsi e meravigliarsi davanti alle infinite domande della vita.
Andrea Bigiarini
Andrea Bigiarini è nato e vive a Firenze. Fotografo e artista digitale le sue opere sono state esposte in tutto il mondo. Curatore di varie gallerie fotografiche su web nel 2012 fonda il New Era Museum, il primo museo dedicato unicamente alla iPhoneografia e alla fotografia sperimentale. Ha fatto parte della giuria in vari concorsi fotografici internazionali ed è parte attiva del Mobile Art Movement.
Andrea Bigiarini website
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Tutto ciò che è relativo presuppone qualcosa di assoluto e ha un significato solo quando è confrontato con qualcosa di assoluto.
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