The last of England, Derek Jarman (1987)
Xuebing Du
taylor price

JVL

JBB: An Artblog!
ojovivo
Game of Thrones Daily
cherry valley forever
dirt enthusiast
NASA

shark vs the universe

PR's Tumblrdome
we're not kids anymore.

Love Begins

oozey mess
Lint Roller? I Barely Know Her
Sade Olutola
h
Sweet Seals For You, Always
art blog(derogatory)
YOU ARE THE REASON
seen from Spain

seen from United States

seen from Italy

seen from Türkiye
seen from United States

seen from Indonesia
seen from United States

seen from United States
seen from Canada
seen from Spain

seen from China

seen from Austria

seen from Poland

seen from United Kingdom

seen from Malaysia
seen from United States
seen from Malaysia
seen from Türkiye
seen from Türkiye
seen from United States
@eleonoraroaro
The last of England, Derek Jarman (1987)
The last of England, Ford Madox Brown (1952-55)
Gary Hill, Pacifier, 2014
Lynn Hershman, Seduction, 1986
Bill Viola, Reflecting Pool, 1977/79
Vito Acconci, Remote Control, 1971
Pen drawing by Francis Torond, Great Britain, 1777
George Méliés
Kazuo Ohno
Wim Wenders - Paris, Texas (1984)
L’unica possibilità di flirtare con la nostra tristezza ci si offriva per il tramite delle foto, poiché su quelle istantanee realizzate in serie trovavamo noi stessi, se non palpabili, almeno, cosa più importante, passivi e neutralizzati.
Gunter Grass, Il tamburo di latta, 1959
Falling Cat, Étienne-Jules Marey, 1894
seen on rebloggy.com/gif
Io devo avere un corpo, è una necessità morale, un’”esigenza”. E, in primo luogo, io devo avere un corpo perché vi è qualcosa di oscuro in me. Ma, fin da questo primo argomentare, l’originalità di Leibniz appare grande. Egli non dice che solo il corpo spiega quanto c’è di oscuro nello spirito. Al contrario, lo spirito è oscuro, il fondo dello spirito è oscuro, ed è proprio questa natura scura che spiega ed esige il corpo.
Gilles Deleuze, La piega. Leibniz e il barocco
Jan Fabre, The power of theatrical madnese
La parola stessa "Apocalisse" pare essersi staccata dal libro che designa, come una delle belve volanti che lo affollano, e si muove nel nostro cielo con un messaggio ferreo e angoscioso, è una belva dell'intelligenza, non cerca di colpire le nostre carni, ma introdurre nella nostra mente una immagine rovinosa e sacra, il sigillo di una catastrofe che non è biologica, né ecologica, né nucleare, né epidemica: è l'idea della fine come significato, della morte totale di questo mondo come atto dotato di senso, anzi idoneo a conferire senso a tutto ciò che, fino al momento finale, si vestiva nei panni fastosi della "storia.
Giorgio Manganelli
The Marriage of Heaven and Hell - William Blake
Yves Klein, Anthropométrie sans titre, 1960