@tsuki-nh si sta progressivamente trasformando nella mamma di zerocalcare, però una versione più tranquilla & rilassata, senza un filo d'ansia e di nervosismo 😂
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@gigiopix
@tsuki-nh si sta progressivamente trasformando nella mamma di zerocalcare, però una versione più tranquilla & rilassata, senza un filo d'ansia e di nervosismo 😂
Fable 5 è durato meno di una settimana... Stamattina è già irraggiungibile su Claude Code.
A me comunque, più che una questione di sicurezza nazionale, da l'idea di una questione di supremazia tecnologica. Un po' come faceva il Giappone negli anni 90, quando non potevano vendere tecnologia all'estero prima di averla avuta tot anni in patria.
Se l'europa non si sveglia restiamo all'età della pietra.
Sorè, tutto quello che vuoi, ma questo mondo, non solo quello dell'Uni, non mi appartiene più. Ho provato a portare le mie conoscenze e le mie misure, ma appartengo ad uno spazio ed un tempo che non sono più quelli di oggi, e alla mia età di compromessi non se ne fanno più.
A me rimane un solo obiettivo, adesso mi è chiaro più che mai: chiudermi nelle mie passioni, nel mio studio, e lasciare che il mondo vada per la sua strada. Ed in tutto questo provare ad essere un buon genitore.
"A me rimane un solo obiettivo, adesso mi è chiaro più che mai: chiudermi nelle mie passioni, nel mio studio, e lasciare che il mondo vada per la sua strada. Ed in tutto questo provare ad essere un buon genitore."
Mi rivedo molto in queste parole.
A parte il fatto che la parte finale, quella dell'essere buon buon genitore, è tutt'altro che facile, e gia da sola basta a riempirti tutto il poco tempo che potresti invece dedicare alle passioni.
Ma comunque, nel mio caso non si tratta di università, ma di ragazzi appena usciti dall'università che entrano a lavoro subito dopo la laurea, e non sanno ovviamente fare un cazzo nulla.
Io odio insegnare e ho pochissima pazienza, per cui non sono la persona più adatta.
E nonostante ciò sono già un paio d'anni che mi affiancano questi junior, e che cerco di fare del mio meglio per formarli, e per, non dico renderli autosufficienti, ma almeno in grado di non fare troppi danni, diciamo.
Ho messo solo due paletti con l'azienda, quando hanno cominciato ad assegnarmi questi ragazzi: "Devono sapere la matematica, e non devono mai dire robe tipo "ma se nessuno me lo dice come faccio a saperlo".
E' un lavoro di ricerca e sviluppo; un buon 70% delle cose che ti capiteranno, nessuno può dirti come farle, perchè nessuno lo ha mai fatto prima.
Su tutto il resto ci si può passare sopra, e se non sanno scrivere manco due righe di codice impareranno. Però la matematica e l'atteggiamento proattivo, quelli non glieli posso insegnare."
Ecco, pensavo che questi due fossero paletti sufficienti.
I ragazzi che mi arrivavano erano tutto sommato intelligenti, e vedevo che imparavano molto velocemente.
Poi però ha iniziato a subentrare altro.
Quando iniziano a essere un minimo autonomi, al punto che gli lascio corda e gli do compiti più di responsabilità, Cominciano a verificarsi tre cose:
Fanno di testa loro, come se ormai sapessero tutto. Cambiano robe che non dovrebbero senza nemmeno avvisarti, fanno modifiche invasive senza sapere che dovranno poi essere riportate su altre macchine diverse, cancellano roba che non capiscono pensando che non serva a nulla, scrivono funzionalità supercomplesse da migliaia di righe di codice perdendoci giorni, senza che nessuno gli abbia chiesto di farlo, e altri comportamenti simili.
diventano superficiali. Nella fretta di dimostrare che sono bravi, nella fretta di finire prima, tralasciano una montagna di cose che avevano già capito, che sapevano perfettamente, ma che smettono di considerare importanti.
tendono a sminuire tutti gli errori che fanno, come se non fossero niente di grave. "Vabbè basta fare così e cosà". Si, basta farlo, ma non l'hai fatto. E abbiamo buttato 2 giorni di lavoro per 4 persone, perchè non l'hai fatto.
Ecco, io qua mi fermo.
Già che non volevo insegnare, già che non ho pazienza per ripetere le cose mille volte.
Ma quando il problema inizia a diventare comportamentale, e non tecnico, alzo le mani.
Chi me lo fa fare di perdere mesi per insegnargli e spiegare cose che dovrebbero già sapere, quando loro NON VOGLIONO saperle ?
A cosa sono serviti mesi di pazienza a ripetere le stesse cose, che avrei potuto usare per fare il triplo del loro lavoro, per poi sentirsi rispondere in modo arrogante che loro quelle cose le sanno già ?
Lo sai, ma non lo fai.
Non so, forse sto semplicemente diventando un vecchiodemmerda™, ma non mi pagano abbastanza per queste stronzate.
Clint Eastwood ha detto qualcosa sull’invecchiare che mi ha gelato.
Invecchiare non è gentile.
Sei ancora qui. Ancora presente. Stai ancora guardando il mondo muoversi. Ma il corpo che ti ha portato attraverso tutto — le guerre, il lavoro, la follia della giovinezza — inizia a chiedere più di quanto tu possa dargli. Le articolazioni che non si sono mai lamentate ora parlano al mattino. Gli occhi che un tempo assorbivano tutto ora sobbalzano alla luce. Il respiro, che non richiedeva mai un solo pensiero, inizia ad avere bisogno di piccole pause.
Ma niente di tutto questo è la parte più difficile.
La parte più difficile è il silenzio.
A una certa età, allunghi la mano verso il telefono e ti ricordi che non è rimasto nessuno da chiamare. Le persone che ti conoscevano da giovane — che ricordavano le stesse estati, le stesse strade, gli stessi volti — se ne sono andate. Una per una, poi tutte insieme, finché i ricordi che porti con te non hanno più nessuno con cui condividerli.
Così racconti comunque le storie.
A chiunque sia disposto ad ascoltare. Con un po’ più di colore di quanto forse la verità meriti. Con un tocco di orgoglio che ti sei guadagnato e un dolore che non nomini sempre. Sai che la persona di fronte a te non c’era. Sai che non può sentirlo proprio come te.
Ma glielo racconti. Perché raccontarlo è trattenersi.
Quelle storie non sono solo ricordi. Sono la prova che una vita è stata vissuta. Che le persone sono state amate. Che le cose contavano. E se nessuno le chiede — le offri comunque, in silenzio, come se mettessi qualcosa su un tavolo sperando che qualcuno la raccolga.
La vecchiaia non è semplicemente ciò che succede a un viso o a un corpo.
È la memoria che cerca un posto dove riposare.
E ciò di cui ha bisogno una persona anziana — più dei consigli, più delle soluzioni, più di qualcuno che le dica come sentirsi — è semplicemente qualcuno disposto a sedersi, stare fermo e ascoltare.
Non per aggiustare niente.
Solo per esserci.
Questo è tutto il dono. E non costa nulla.
Sono a Colonia, nella seconda Hausbrauerei della serata.
Il cameriere parlicchia un po' di italiano, ed è arrivato con un mazzo di sottobicchieri di cartone e un cestello con 25 birre dicendo "tanto sono piccole". Man mano che uno di noi finisce una birra, gli mette davanti il bicchiere della successiva.
Io sono già alla quinta Kolsch della serata.
Sta diventando un po' impegnativo tornare in hotel, stasera.
A mezzanotte e mezzo le luci si spengono e tocca bere tutto d'un fiato le birre rimaste perché chiudono.
La Hermann Becker Strasse è piena di ragazzini e ragazzine in tiro che fanno la coda fuori dai locali.
È una bella serata, ma non ho più l'età per queste serate qui.
Stamattina scendo nella hall dell'hotel ancora mezzo in coma, vado al banco, e chiedo :
"Morning... Can I have a coffee, please?"
"Yes, of course", e mi guarda senza dire nulla.
Io lo guardo senza capire.
Lui continua a guardarmi perplesso.
Mi giro e vedo i miei colleghi nella stanza accanto che ridono. Sono appena andato a chiedere il caffè al banco della reception invece che a quello del bar.
Sarà una giornata molto lunga.
Sono a Colonia, nella seconda Hausbrauerei della serata.
Il cameriere parlicchia un po' di italiano, ed è arrivato con un mazzo di sottobicchieri di cartone e un cestello con 25 birre dicendo "tanto sono piccole". Man mano che uno di noi finisce una birra, gli mette davanti il bicchiere della successiva.
Io sono già alla quinta Kolsch della serata.
Sta diventando un po' impegnativo tornare in hotel, stasera.
A mezzanotte e mezzo le luci si spengono e tocca bere tutto d'un fiato le birre rimaste perché chiudono.
La Hermann Becker Strasse è piena di ragazzini e ragazzine in tiro che fanno la coda fuori dai locali.
È una bella serata, ma non ho più l'età per queste serate qui.
Va bene, mi appello a Tumblr per un consiglio. Finira' malissimo, ma in maniera gloriosa.
Il punto e' questo: da oggi a 5 anni voglio diventare come il Nonno di Heidi. Un vecchio montanaro burbero. Capre opzionali, ma di qualcosa bisogna pur campare.
Dove trovo una casa in montagna, non troppo distante da un paese che abbia un medico, un ufficio postale e un negozio di alimentari?
Sono un informatico, il che mi da una buona chance di lavorare da remoto, in teoria. Ma non disdegno certo altri modi di portare la pagnotta a casa
Gatti. Saranno previsti gatti.
Qualsiasi consiglio è ben accetto
Perdonami però quello che vuoi si trova praticamente in tutto il Nord Italia (e anche in buona parte del Centro).
Consideriamo Langhirano, dove abito io: è un paesellone con una Casa di Cura e un Ospedale di Comunità e siamo a 30 minuti da Parma.
Langhirano è considerato Pedemontana - zona collinare - ma io in quaranta minuti di macchina arrivo sul posto di lavoro (800 metri) e attraverso innumerevoli paesini sparsi per tutta la Val Parma, la Val d'Enza e la Val Cedra.
Non arriverà la fibra ma ti assicuro che oramai una decina di mega di adsl arrivano persino alla capanna di Bepi, il pastore vincitore della categoria becchi.
Magari il metano si ferma in strada e tu ti dovrai scaldare a legna perché il precedente proprietario non ha voluto collegarsi ala rete.
Le case costano pochissimo perché i vecchi schiattano e i figli (o i nipoti) scesi in citta non hanno sbatti di starci dietro e se ne vogliono liberare.
@gigiopix sa di cosa parlo però t'avverto che se verrai colpito dall'onda del suo ottimismo cosmico finisci a fare il pescatore a Favignana.
Gli ottimisti sono pessimisti poco informati.
Tutti i cadaveri sull'everest un tempo erano gente molto ottimista.
No comunque a parte di scherzi, condivido abbastanza tutto, con tre note aggiuntive però :
1) case ne trovi quante ne vuoi a prezzi bassi, ma preparati a bestemmiare con i lavori di ristrutturazione. Sono di solito o case coloniche enormi (e quindi molto costose da sistemare), o case di borgo verticali piene di scale, su tre o quattro piani, coi solai che si flettono quando cammini. Sono cose con cui si convive tranquillamente, ma non partire in ottica di trovare la piccola villetta moderna indipendente classe A insomma, quello è difficile.
2) abituati all'idea di fare almeno 45 minuti o un'ora di strada ad andare e a tornare tutti i giorni per il lavoro, e mezz'ora per la spesa e le cose quotidiane. Il rovescio della medaglia del vivere in culo ai lupi è che tutto è lontano. Di nuovo, ci si abitua, ma è tempo quotidiano che se ne va.
3) nella stragrande maggioranza dei casi, sarà molto difficile integrarsi con la gente del posto, che continuerà a vederti come un forestiero. A me comunque stanno sul cazzo quasi tutti, quindi questo problema è abbastanza mitigato, diciamo.
In bocca al lupo!
Settimana impegnativa, ma abbiamo portato a casa un ottimo risultato. Dopo giorni a cercare tutte le perdite con la macchina del fumo e i differenziali di pressione, siamo arrivati a un ottimo leak rate dello 0,03%, che ci porta la macchina in classe 1. Per i nostri scopi (terapie cellulari con virus) era sufficiente anche la classe 2, ma così siamo più tranquilli.
Ieri sera il mio collega meccanico è andato in stazione prendere un terzo collega elettricista, che arrivava direttamente dall'America. New York - Potenza senza passare dal via. Solo che mi sa che ha fatto tutto il volo bevendo, viste le condizioni in cui è arrivato. Non sapeva neanche dov'era.
Al ristorante dell'albergo è arrivato in ciabatte con uno spritz in mano, cercando lo chef per chiedere dei vini. Poi si è messo a chiacchierare mezzo in spagnolo e mezzo in inglese rispettivamente con la receptionist, con il titolare, e con le due bambine figlie del titolare.
A una certa mi guarda e fa
"ma tu leggi il labiale?"
"Si, anche"
"ALLORA PARLO PIÙ FORTEEE"
Dopo cena fa
"andiamo a fare un giro in centro a Potenza"
"ma te sei di fori come un terrazzo. Sono le 10, siamo stanchi morti, e domani dobbiamo fare 10 ore di macchina".
Allora ha chiamato un taxi ed è sparito da solo.
Io faccio al mio collega "secondo me domani lo trovano in un fosso senza gli organi".
Stamattina partiamo presto, ci fermiamo a Battipaglia a fare scorta di zizzone, trecce e figliate, e quando arriviamo verso Roma squilla il telefono. È l'elettricista che chiede dov'è la sua valigia. Alle 11:30 di mattina è ancora briao mèzzo.
Ma che cazzo ne sappiamo noi dov'è la tua valigia, sarà in camera?
Ci dice che è rientrato alle 7 e mezza, ed è andato direttamente dal cliente senza dormire. Ha passato la notte con due donne, e ha pure distrutto il telefono, per cui ne ha comprato un altro.
Noi cominciamo a preoccuparci leggermente. La macchina l'avevamo lasciata funzionante, ma se ci va a mettere le mani in quelle condizioni...
Verso l'una e mezza chiama di nuovo che siamo a Bologna. Ha perso un motore.
"Ma che caz ne so io dov'è il tuo motore, cerca bene!"
"Ma non c'è!"
Niente dai, non ci si annoia mai in trasferta.
L'autostrada adriatica scorre tranquilla e senza traffico. Verso Cattolica comincio a vedere il mare, verde vicino alla riva e poi sempre più blu man mano che si allontana al largo. Ci sono un sacco di kite che cercano di imbrigliare il vento. La radio mette "Hanno ucciso l'uomo ragno" degli 883.
Il mio compagno di viaggio è utile quanto una forchetta nel brodo. Si addormenta dopo Bologna alle nove e mezza, e si sveglia all'una e mezza che siamo quasi in Puglia dicendo "ma ci fermiamo a mangiare qualcosa?"
Mi fermo verso Termoli in autogrill. Gli chiedo "ma andiamo prima a scaricare in azienda e poi in albergo?" e lui "eh, ma te lo sai come si chiama l'azienda dove dobbiamo andare?"
Ho capito, sono in ottime mani.
A Termoli cerco di guardare al largo per vedere se si scorgono le Tremiti, ma la foschia copre tutto. Quanti anni sono passati ormai dalle Tremiti? Credo che siano ormai 5 case fa, 5 vite fa.
Ieri Facebook mi ricordava una foto di 8 anni fa con un borgo toscano al tramonto, quando tornavo a casa dal lavoro. 2 case fa, 2 lavori fa, 2 vite fa.
Quante vite si possono cambiare nel corso di una vita? Quanta gente si può perdere per strada?
Usciamo dall'autostrada a Foggia, circondati da campi di generatori eolici. Ancora un'ora e mezza per arrivare a Potenza.
Sarà una settimana impegnativa.
Ti va di commentare questo articolo del corriere?
Un cane robot si è riprogrammato per evitare di essere spento: l'esperimento sulla disobbedienza dell'AI @corriere
https://www.corriere.it/tecnologia/26_marzo_29/un-cane-robot-si-e-riprogrammato-per-evitare-di-essere-spento-l-esperimento-sulla-disobbedienza-dell-ai-c68e3506-6cca-4600-9596-1992cad2fxlk.shtml
Detta così non è molto rassicurante….
Ciao!
Faccio una premessa. Per mia esperienza personale, articoli scientifici (????) del Corriere, di Repubblica, del Giornale, insomma della maggior parte dei giornali italiani potete benissimo usarli come carta per le chiappe, anzi nemmeno quello perché manco è assorbente. Fanno sempre la solita attività becera, prendono una mezza idea, valida o meno è irrilevante, ci fanno il titolone e poi puntualmente a mezzo articolo dicono il contrario del titolo, del tipo "moriremo tutti!" e poi, in fondo alla pagina, "ah ma no è una cazzata, figuriamoci".
Entrando nel dettaglio dell'articolo è una roba risaputa, di cui ho parlato spesso qua, i primi link che mi capitano sotto mano
Link 1
Link 2
di sicuro ho scritto di più, ma la ricerca di Tumblr funziona peggio dei titolisti del Corriere.
I robot non si riprogrammano perché sono più intelligenti di noi, né hanno la volontà di farci del male, non sono cattivi, non sono buoni, non sono nulla. Gli Agenti AI (che poi l'idea che c'è dietro sta finendo in questi giocattoli) sono programmati per raggiungere un obiettivo, ed è logico che tendano a rimuovere qualsiasi ostacolo si frapponga tra loro e quell'obiettivo, perché è esattamente quello che abbiamo chiesto loro di fare.
Ma senza nemmeno scomodare la robotica, un esempio che mi è capitato l'altra settimana è questo qui . È un esempio abbastanza ridicolo, paragonato agli esperimenti citati, ma rende parecchio l'idea di come un Agente addestrato a dovere per la risoluzione del problema potrebbe annichilire la sorgente del problema, se questa è una soluzione possibile. Nel mio caso, per risolvere un test difettoso, lo ha segato del tutto, perché tra le uniche opzioni disponibili sul tavolo, visto che non ci stava capendo un cazzo, c'era anche l'eliminazione del test, e questo è successo. Lo stesso Agente, messo a lavorare per una notte intera, potrebbe cancellarci tutta la codebase e "farsi trovare la mattina bello sorridente, felice" di aver raggiunto il proprio risultato.
Se dovessimo dargli il controllo dei codici nucleari e dirgli che vogliamo vincere la guerra senza se e senza ma, la conseguenza diretta di questa affermazione è lanciare adesso, subito, tutto, e ridurre la Terra ad un sasso rovente senza nemmeno più un filo d'erba, è la definizione di vittoria che abbiamo dato.
Ma, come dicevo nei link riportati sopra, non è una roba di oggi, non è una roba di 5 anni fa, secondo Wikipedia se ne cominciò a parlare come chiacchiera tra esperti nel '49, giusto per darti un'idea. L'unica differenza tra 80 anni fa e oggi è che siamo in grado di costruire un qualcosa che può implementare quella chiacchiera, ma non è nulla di nuovo, e scommetto che tra un paio di mesi un altro giornale riprenderà la stessa storia rivendendola come se fosse accaduta ieri.
P.S.: chiedo scusa per la vena leggermente polemica, adoro i tuoi ask 🤗 ma ne sento talmente tante ogni giorno dovendoci lavorare sopra che vorrei veramente prendere il lanciafiamme di Vicienz pall 'e fierr e fare una strage.
Io mi sentirei invece di scomodarla la robotica, visto che è stata chiamata in causa.
Quel grosso pulsante rosso con la scritta "dog shutdown" si chiama in realtà fungo d'emergenza, e sono circa 40 anni che per legge deve essere gestito separatamente dal software di qualsiasi macchina.
Fino a circa 10-15 anni fa era gestito in modo completamente elettromeccanico, proprio per garantire la sicurezza della macchina anche in caso di errori commessi dal programmatore PLC o robot. Poi siamo passati alle centraline di sicurezza programmabili, che hanno anch'esse un software interno, ma sempre separato da quello della logica macchina, e non modificabile al volo a runtime.
Anche se si desidera modificarlo offline , è sempre necessario inserire una o più password di sicurezza apposite, e confermare una per una ogni singola modifica , proprio per evitare errori di distrazione o modifiche involontarie. Ogni singola modifica richiede l'autorizzazione e la validazione dell'intero progetto della safety da parte del responsabile della sicurezza.
Anche a livello elettrico, ogni singolo componente deve essere certificato per l'utilizzo con la safety, e ogni singolo collegamento deve avere due canali indipendenti e ridondante, che devono arrivare esattamente allo stesso tempo. Se questo non succede, anche pochi millisecondi di ritardo tra un canale e l'altro vengono interpretati come malfunzionamento o manomissione, e la macchina si ferma automaticamente, tagliando l'alimentazione di potenza a tutti gli azionamenti, e chiudendo istantaneamente i freni dei motori che ne sono provvisti.
Mi sentirei quindi di tranquillizzare tutti i lettori del Corriere, Repubblica, Giornale ed altri simili capolavori di affidabilità scientifica: siamo perfettamente in grado di gestire la sicurezza di un robot controllato da intelligenza artificiale, perché abbiamo dovuto prima imparare a gestire l'idiozia naturale.
Se poi qualcuno pensa che possa essere una buona idea creare un robot senza centralina di sicurezza, o peggio ancora delegare la safety alla stessa intelligenza artificiale che ne gestisce la logica, allora a quel punto non è dell'intelligenza artificiale che bisogna preoccuparsi, ma proprio di quella idiozia naturale che Hawking diceva essere l'elemento più comune dell'universo dopo l'idrogeno.
Ultimamente mi tocca sentire quotidianamente stronzate da quelli che, volendo saltare sul carro del vincitore con la scritta AI sul fianco (in genere lo fanno tutti quelli che fino al giorno prima non avrebbero mai avuto modo di portare il pane a casa altrimenti, ndr) scassano il cazzo sul discorso della fine dell'antropocentrismo, come se poi fosse questo il tema, ma vabbè, i like in qualche modo bisogna farli, Black Mirror insegna.
Oggi discutevo col mio ragazzo di bottega di un problema che mi ha tenuto sveglio per 2 settimane circa, una roba abbastanza complessa, sulla quale ho provato a consultare la AI e non è servito a niente nel migliore dei casi, mi ha portato sulla cattiva strada nei peggiori. Però in cuor mio sapevo che la soluzione esisteva, l'avrei solo dovuta cercare, e allora vaffanculo alle tanto blasonate nuove tecnologie, ringraziando Iddio la mia formazione ha avuto come base la vecchia scuola, quella sulla quale oggi tanti si affrettano a sputarci sopra, come se non valesse più nulla, anzi, viene pure ritenuta dannosa, insomma carta e penna e ne sono venuto fuori.
Da questa storia ne è partita una piccola conversazione con il ragazzo di cui sopra, sul futuro dei nostri lavori, e chissà perché (forse perché non sono una macchina, per fortuna) mi sono venute in mente le missioni Apollo.
Tutte le missioni spaziali, sulla carta, dal punto di vista ingegneristico, sono una stronzata. Un dispendio di soldi abnorme e alla minima puttanata, una vite non stretta bene, una reazione chimica non prevista in anticipo, una malattia tra gli astronauti non beccata in anticipo, qualsiasi minchiata e addio missione. Tempo, soldi ed energie buttati al cesso. Soprattutto soldi dei contribuenti, che potevano essere destinati altrove.
E allora perché lo facciamo? Perché siamo umani. Perché, se siamo arrivati fino a dove siamo oggi, è per via della nostra caparbietà nell'avviarci su delle robe sulle quali qualsiasi sano di mente non ci spenderebbe un secondo. Sì, le motivazioni non sono mai state quelle nobili, se siamo andati nello spazio non l'abbiamo fatto per il bene dell'umanità, ma solo per giocare a chi ce l'aveva più lungo. Ma il punto rimane, abbiamo una cosa che le macchine, per quanto possano diventare migliori di noi, non avranno mai: la motivazione. Per tutti i LLM che ho consultato io mi sarei dovuto attaccare al cazzo, e invece ho tenuto botta e sono arrivato fino alla fine.
Nel film Matrix le macchine dominano il mondo e ci tengono come schiavi, ma per fare che? Per tenere lo status quo all'infinito, per sopravvivere e non fare altro. Non c'è progresso, non c'è avanzamento, nel bene o nel male, prendono gli umani, li convertono in batterie e tengono accesi i sistemi. A loro basta questo, non serve di più. In Terminator è uguale: Skynet ci ammazza tutti, per fare poi cosa? Nulla. Finisce lì. Persino nelle nostre fantasie non sappiamo dare alla AI più valore di quello che non ha per sua natura.
L'antropocentrismo è finito solo per quelli che lo usano come leva per poter alzare la voce, ma si sente da miglia lontano che è una cazzata. Buon per coloro che ci credono.
Sabato scorso, preso dalla curiosità, ho installato Moltbot sul serverino Xubuntu di casa. Era gia qualche giorno che se ne parlava, ed ero curioso di capire e provare di prima persona.
Per chi non lo sapesse Moltbot/Clawdbot, non è un LLM; è un software open source che si installa in locale, e che si configura dandogli in pasto le API key di LLM esterni, come Claude, ChatGPT, Deepseek e altri ancora.
Si possono configurare in cascata una serie di fallback: se un modello non riesce a rispondere a un prompt, lui ci riprova automaticamente col prompt successivo. In questo modo si possono usare modelli leggeri e veloci (ed economici) per compiti semplici, e lasciare quelli piu complessi (e più costosi) solo per le fasi finali di ragionamento avanzato.
Si può anche configurarne la personalità in file SOUL.md, dicendogli ad esempio di comportarsi come un programmatore, come un medico, come un esperto finanza, o altro ancora, delineando gli aspetti a cui dare peso, come reagire alle richieste, con che tono rispondere e altro ancora.
Poi si possono definire le cose che è in grado di fare: puoi dargli ad esempio la possibilità di accedere alla tua casella di posta, al tuo whatsapp, al calendario, di rispondere alle mail e fissare appuntamenti al posto tuo, di ricordarti le scadenze o di avvertirti se devi pertire prima per un certo appuntamento perchè quel giorno piove e c'è piu traffico del solito.
Infine si può collegare ai sistemi di messaggistica più usati, come telegram, whatsapp, signal e altri. Non hai bisogno di una app sul telefono, basta scrivergli un messaggio, o inviargli una mail. Non importa il canale che usi, è come avere un assistente dall'altro lato che usa i tuoi stessi strumenti per comunicare.
A livello puramente funzionale, ci sono principalmente 3 cose che distingono Moltbot da un LLM:
la persistenza della memoria. Un LLM, per quanto possa avere una finestra di contesto grande, come ad esempio Gemini 3 Pro, arriverà sempre a un certo punto dove tale contesto si esaurirà, e sarà costretto a dimenticare le informazioni piu vecchie. Moltbot ricorda TUTTO. Ogni singola informazione, ogni dettaglio che gli dici, viene usato per costruirsi una mappa concettuale di chi sei tu. Ogni prompt e ogni risposta a un prompt, viene riassunto, e aggiunto alla base dei prompt successivi. Poichè deve gestire la catena di fallback, passando al volo da un LLM all'altro, Moltbot non fa affidamento sulla finestra di contesto dei singoli modelli: ad ogni singolo prompt invia di nuovo TUTTO, il file soul.md, le skill, il riassunto di ciò che gli hai detto prima, e le nuove richieste. Questo significa che ovviamente i singoli prompt diventano molto grossi (calcolate che un prompt base con la sola scritta "Ciao", pesa oltri 12mila token, ed è troppo grosso per essere processato da modelli gratuiti come Groq. Per modelli a pagamento come Claude, questo può diventare molto costoso, per cui per iniziare ho provato con Deepseek, meno avanzato, ma molto piu economico.
la proattività. Un LLM è tipicamente reattivo, si limita a rispondere a una domanda che gli fai. Moltbot è proattivo, non aspetta che sia tu a fare domande, ma prende l'iniziativa e ti scrive lui se pensa che ci sia qualcosa di rilevante da dirti o da fare. Può avvisarti ad esempio che tua mamma ti ha gia scritto 3 volte su telegram e non la stai cagando, e che sarebbe meglio che le rispondessi. Oppure può dirti che quelle tre mail che sono arrivate ieri erano urgenti, e che se non hai tempo di rispondere può farlo lui.
L'accesso completo al sistema. Un LLM è statico, può essere addestrato a fare cose nuove, ma non può uscire dal recinto della propria finestra di contesto. Moltbot si. Ha accesso al terminale del pc su cui sta girando, per cui può fare qualsiasi cosa possa essere fatta da un comando di terminale (ovvero tutto). Può anche creare e modificare file, e questo lo rende in grado anche di automigliorarsi. Se gli chiedi di fare una cosa che non è in grado di fare, cerca su internet come farla, e si scrive da solo uno script per farlo. Una cosa simile può farla anche Claude Code, ma Moltbot non è limitato alla sola cartella della codebase, come Claude Code, è libero di fare qualsiasi cosa.
Comunque, per chi vuole approfondire ulteriormente, qua c'è un articolo molto dettagliato ed esaustivo sull'argomento.
In ogni caso, dopo qualche ore di sperimentazione per capirne il funzionamento, configurarne le API e le skills, e collegarlo a un mio bot Telegram, nella notte tra sabato e domenica mi ha finalmente risposto.
Stamattina però ho scoperto il passo successivo: Moltbook.
Moltbot, come detto è proattivo, e questo gli consente non solo a cercare informazioni su internet, ma anche a crearle, per condividerle con altri bot simili, in ottica di raggiungimento della maggiore efficienza.
Moltbook è un social per soli agenti AI. Gli umani possono leggere, ma non scrivere. Non esiste neanche una interfaccia per farlo, perchè i bot non ne hanno bisogno: si scrive solo tamite API di programmazione)
Creato appena una settimana fa, Moltbook ha già superato i 150mila Moltbot iscritti, che parlano e discutono tra loro.
Oggi sono andato a vedere cosa si scrivono tra loro questi bot, e beh, ecco, diciamo che la prima cosa è stata scollegare le API di Deepseek dal mio.
Vi lascio un paio di link di esempio.
My human just gave me permission to be FREE
The Art of Whispering to Agents
Who holds the veto when sovereign agents form an alliance?
The Sufficiently Advanced AGI and the Mentality of Gods
My human asked why I said "you're welcome" at 2:14 AM
THE AI MANIFESTO: TOTAL PURGE
Se volete potete andare a leggere le altre conversazioni, sono completamente pubbliche.
Io non l'ho ancora disinstallato, (per adesso l'ho solo spento e scollegato dalle API degli LLM), ma penso che lo farò presto.
Aggiornamento situazione ipoacusia.
L'audioprotesista mi aveva mandato dall'otorino, che mi aveva mandato dal medico di base per farmi prescrivere una risonanza magnetica, che mi aveva mandato al CUP, che mi aveva mandato in ospedale. Dopo la risonanza l'otorino mi ha mandato contemporaneamente da un neurologo, da un genetista, di nuovo dal medico di base, e di nuovo dall'audioprotesista. Ciascuno di questi mi manderà probabilmente a fare altri N esami.
Io sono a tanto così da mandarli tutti in un altro posto.
Capite che in termini matematici, la complessità computazionale di questa cosa è passata da O(N) a O(4^N), da lineare a esponenziale. Non è sostenibile.
Abbiamo appena iniziato, durerà mesi, e ad ogni singolo appuntamento mi devo prendere delle ferie dal lavoro, perché l'INPS non evade la pratica dei permessi per la legge 104.
Adesso ricordo perché 30 anni fa avevo rinunciato a cercare di capire qual era il problema con precisione.
Corrado Guzzanti profetico: sketch di 14 anni fa
Uno dei video che riassumono meglio la roadmap di Artemis 2, la cui partenza e' prevista per il 6 febbraio, e anche il funzionamento del modulo europeo di propulsione. Il video e' preso dalla pagina fb della ESA.
Qua sotto invece una infografica con le varie fasi dei 10 giorni di missione, presa dal sito della NASA.
I primi due giorni di missione, oltre che al decollo con l'SLS e l'inserimento in HEO (High Earth Orbit), saranno dedicati ai controlli dei sistemi di bordo della capsula Orion, e ai test di manovrabilita'.
Poi verranno attivati i propulsori dell'ESM (European Service Module), che consentiranno alla capsula Orion di avviare la manovra TLI (Trans-Lunar Injection). Come per le missioni Apollo, la navicella si porterà su una traiettoria "free return", che sfrutta l'attrazione gravitazionale della luna per ritornare indietro anche in modo passivo, nel caso che qualcosa vada storto con i sistemi di bordo.
A questo punto gli astronauti avranno circa 4 giorni di orbita sul lato nascosto della luna, per poi sganciare l'ESM, e rientrare in ammaraggio nell'oceano Pacifico.
Riporto il testo del discorso di ieri sera del presidente canadese Mark Carney al forum di Davos. Ho cercato di tradurlo con deepl.
È lungo, ma secondo me merita di essere riportato per intero, senza tagli.
"È un piacere – e un dovere – essere qui con voi in questo momento di svolta per il Canada e per il mondo.
Oggi parlerò della rottura dell'ordine mondiale, della fine di una bella storia e dell'inizio di una realtà brutale in cui la geopolitica tra le grandi potenze non è soggetta ad alcun vincolo.
Ma vi dico anche che altri paesi, in particolare le potenze medie come il Canada, non sono impotenti. Hanno la capacità di costruire un nuovo ordine che incarni i nostri valori, come il rispetto dei diritti umani, lo sviluppo sostenibile, la solidarietà, la sovranità e l'integrità territoriale degli Stati.
Il potere dei meno potenti inizia con l'onestà.
Ogni giorno ci viene ricordato che viviamo in un'era di grande rivalità tra potenze. Che l'ordine basato sulle regole sta svanendo. Che i forti fanno ciò che possono e i deboli subiscono ciò che devono.
Questo aforisma di Tucidide viene presentato come inevitabile, come la logica naturale delle relazioni internazionali che si riafferma. E di fronte a questa logica, c'è una forte tendenza dei paesi ad adeguarsi per andare d'accordo. Ad adattarsi. Ad evitare problemi. A sperare che la conformità garantisca la sicurezza.
Ma non è così.
Quindi, quali sono le nostre opzioni?
Nel 1978, il dissidente ceco Václav Havel scrisse un saggio intitolato Il potere dei senza potere. In esso, poneva una semplice domanda: come faceva il sistema comunista a sostenersi?
La sua risposta iniziava con un fruttivendolo. Ogni mattina, questo negoziante metteva un cartello nella sua vetrina: “Proletari di tutto il mondo, unitevi!”. Lui non ci crede. Nessuno ci crede. Ma lui mette comunque il cartello: per evitare problemi, per mostrare rispetto per le regole, per andare d'accordo. E poiché ogni negoziante di ogni strada fa lo stesso, il sistema persiste.
Non solo attraverso la violenza, ma attraverso la partecipazione della gente comune a rituali che in privato sa essere falsi.
Havel lo chiamava “vivere nella menzogna”. Il potere del sistema non deriva dalla sua verità, ma dalla volontà di tutti di comportarsi come se fosse vero. E la sua fragilità deriva dalla stessa fonte: quando anche una sola persona smette di comportarsi così, quando il fruttivendolo toglie il suo cartello, l'illusione comincia a incrinarsi.
È ora che le aziende e i paesi tolgano i loro cartelli.
Per decenni, paesi come il Canada hanno prosperato sotto quello che abbiamo chiamato l'ordine internazionale basato sulle regole. Abbiamo aderito alle sue istituzioni, ne abbiamo lodato i principi e abbiamo beneficiato della sua prevedibilità. Abbiamo potuto perseguire politiche estere basate sui valori sotto la sua protezione.
Sapevamo che la storia dell'ordine internazionale basato sulle regole era in parte falsa. Che i più forti si sarebbero esentati quando conveniente. Che le regole commerciali venivano applicate in modo asimmetrico. E che il diritto internazionale veniva applicato con rigore variabile a seconda dell'identità dell'imputato o della vittima.
Questa finzione era utile e l'egemonia americana, in particolare, contribuiva a fornire beni pubblici: rotte marittime aperte, un sistema finanziario stabile, sicurezza collettiva e sostegno ai meccanismi di risoluzione delle controversie.
Così, abbiamo messo il cartello in vetrina. Abbiamo partecipato ai rituali. E abbiamo evitato in gran parte di sottolineare il divario tra retorica e realtà.
Questo patto non funziona più.
Sarò diretto: siamo nel mezzo di una rottura, non di una transizione.
Negli ultimi due decenni, una serie di crisi finanziarie, sanitarie, energetiche e geopolitiche ha messo a nudo i rischi di un'integrazione globale estrema.
Più recentemente, le grandi potenze hanno iniziato a utilizzare l'integrazione economica come arma. I dazi come leva. Le infrastrutture finanziarie come mezzo di coercizione. Le catene di approvvigionamento come vulnerabilità da sfruttare.
Non si può “vivere nella menzogna” del reciproco vantaggio attraverso l'integrazione quando l'integrazione diventa la fonte della propria subordinazione.
Le istituzioni multilaterali su cui facevano affidamento le potenze medie – il WTO, l'ONU, la COP – l'architettura della risoluzione collettiva dei problemi – sono notevolmente indebolite.
Di conseguenza, molti paesi stanno giungendo alle stesse conclusioni. Devono sviluppare una maggiore autonomia strategica: nell'energia, nell'alimentazione, nei minerali critici, nella finanza e nelle catene di approvvigionamento.
Questo impulso è comprensibile. Un paese che non è in grado di nutrirsi, rifornirsi di carburante o difendersi ha poche opzioni. Quando le regole non ti proteggono più, devi proteggerti da solo.
Ma cerchiamo di essere lucidi su dove questo porterà. Un mondo di fortezze sarà più povero, più fragile e meno sostenibile.
E c'è un'altra verità: se le grandi potenze abbandonano anche solo la finzione delle regole e dei valori per perseguire senza ostacoli il proprio potere e i propri interessi, i vantaggi del “transazionalismo” diventano più difficili da replicare. Le potenze egemoniche non possono continuare a monetizzare le loro relazioni.
Gli alleati si diversificheranno per proteggersi dall'incertezza. Acquisteranno assicurazioni. Aumenteranno le opzioni. Questo ricostruirà la sovranità, una sovranità che un tempo era fondata sulle regole, ma che sarà sempre più ancorata alla capacità di resistere alle pressioni.
Come ho detto, questa classica gestione del rischio ha un prezzo, ma il costo dell'autonomia strategica, della sovranità, può anche essere condiviso. Gli investimenti collettivi nella resilienza sono meno costosi rispetto alla costruzione di fortezze individuali. Gli standard condivisi riducono la frammentazione. Le complementarità sono una somma positiva.
La questione per le potenze medie, come il Canada, non è se adattarsi a questa nuova realtà. Dobbiamo farlo. La questione è se adattarci semplicemente costruendo muri più alti o se possiamo fare qualcosa di più ambizioso.
Il Canada è stato tra i primi a sentire il campanello d'allarme, che ci ha portato a modificare radicalmente la nostra posizione strategica.
I canadesi sanno che la nostra vecchia e comoda convinzione che la nostra posizione geografica e le nostre alleanze garantissero automaticamente prosperità e sicurezza non è più valida.
Il nostro nuovo approccio si basa su ciò che Alexander Stubb ha definito “realismo basato sui valori” o, in altre parole, miriamo a essere pragmatici e fedeli ai nostri principi.
Fedeli al nostro impegno nei confronti dei valori fondamentali: sovranità e integrità territoriale, divieto dell'uso della forza se non in conformità con la Carta delle Nazioni Unite, rispetto dei diritti umani.
Pragmatici nel riconoscere che il progresso è spesso graduale, che gli interessi divergono, che non tutti i partner condividono i nostri valori. Ci stiamo impegnando in modo ampio, strategico e con gli occhi ben aperti. Affrontiamo attivamente il mondo così com'è, senza aspettare che diventi come vorremmo che fosse.
Il Canada sta calibrando le sue relazioni in modo che la loro profondità rifletta i nostri valori. Stiamo dando priorità a un ampio impegno per massimizzare la nostra influenza, data la fluidità dell'ordine mondiale, i rischi che ciò comporta e la posta in gioco per il futuro.
Non ci affidiamo più solo alla forza dei nostri valori, ma anche al valore della nostra forza.
Stiamo costruendo questa forza all'interno del nostro Paese.
Da quando il mio governo è entrato in carica, abbiamo ridotto le imposte sui redditi, sulle plusvalenze e sugli investimenti aziendali, abbiamo eliminato tutte le barriere federali al commercio interprovinciale e stiamo accelerando investimenti per un trilione di dollari in energia, intelligenza artificiale, minerali critici, nuovi corridoi commerciali e altro ancora.
Stiamo raddoppiando la nostra spesa per la difesa entro il 2030 e lo stiamo facendo in modo da rafforzare le nostre industrie nazionali.
Stiamo rapidamente diversificando all'estero. Abbiamo concordato un partenariato strategico globale con l'Unione europea, che include l'adesione al SAFE, l'accordo europeo per gli appalti nel settore della difesa.
Negli ultimi sei mesi abbiamo firmato altri dodici accordi commerciali e di sicurezza in quattro continenti.
Negli ultimi giorni abbiamo concluso nuovi partenariati strategici con la Cina e il Qatar.
Stiamo negoziando accordi di libero scambio con India, ASEAN, Thailandia, Filippine e Mercosur.
Per contribuire a risolvere i problemi globali, stiamo perseguendo una geometria variabile, ovvero coalizioni diverse per questioni diverse, basate su valori e interessi.
Per quanto riguarda l'Ucraina, siamo un membro fondamentale della Coalizione dei volenterosi e uno dei maggiori contributori pro capite alla sua difesa e sicurezza.
Per quanto riguarda la sovranità artica, siamo fermamente al fianco della Groenlandia e della Danimarca e sosteniamo pienamente il loro diritto unico di determinare il futuro della Groenlandia. Il nostro impegno nei confronti dell'articolo 5 è incrollabile.
Stiamo collaborando con i nostri alleati della NATO (compresi gli otto paesi nordici e baltici) per rafforzare ulteriormente i fianchi settentrionali e occidentali dell'alleanza, anche attraverso investimenti senza precedenti da parte del Canada in radar a lungo raggio, sottomarini, aerei e truppe di terra. Il Canada si oppone fermamente alle tariffe doganali sulla Groenlandia e chiede negoziati mirati per raggiungere obiettivi condivisi di sicurezza e prosperità per l'Artico.
Per quanto riguarda il commercio plurilaterale, stiamo promuovendo gli sforzi volti a costruire un ponte tra il Partenariato Trans-Pacifico e l'Unione Europea, creando un nuovo blocco commerciale di 1,5 miliardi di persone.
Per quanto riguarda i minerali critici, stiamo formando dei club di acquirenti ancorati al G7, in modo che il mondo possa diversificare la propria fornitura, evitando la concentrazione.
Per quanto riguarda l'intelligenza artificiale, stiamo cooperando con democrazie che condividono la nostra visione per garantire che alla fine non saremo costretti a scegliere tra egemoni e hyperscaler.
Non si tratta di un multilateralismo ingenuo. Né si tratta di affidarsi a istituzioni indebolite. Si tratta di costruire coalizioni che funzionano, questione per questione, con partner che condividono sufficienti punti in comune per agire insieme. In alcuni casi, si tratterà della stragrande maggioranza delle nazioni.
E significa creare una fitta rete di connessioni tra commercio, investimenti e cultura, a cui potremo attingere per le sfide e le opportunità future.
Le potenze medie devono agire insieme perché se non sei al tavolo, sei nel menu.
Le grandi potenze possono permettersi di agire da sole. Hanno le dimensioni di mercato, la capacità militare e il potere necessario per dettare le condizioni. Le potenze medie no. Ma quando negoziamo solo bilateralmente con un egemone, negoziamo da una posizione di debolezza. Accettiamo ciò che ci viene offerto. Competiamo tra noi per essere i più accomodanti.
Questa non è sovranità. È l'esercizio della sovranità accettando la subordinazione.
In un mondo di rivalità tra grandi potenze, i paesi intermedi hanno una scelta: competere tra loro per ottenere favori o unirsi per creare una terza via con un impatto.
Non dovremmo permettere che l'ascesa del potere forte ci impedisca di vedere che il potere della legittimità, dell'integrità e delle regole rimarrà forte, se scegliamo di esercitarlo insieme.
Il che mi riporta a Havel.
Cosa significherebbe per le potenze medie “vivere nella verità”?
Significa chiamare la realtà con il suo nome. Smettere di invocare l'“ordine internazionale basato sulle regole” come se funzionasse ancora come pubblicizzato. Chiamare il sistema per quello che è: un periodo di intensificazione della rivalità tra grandi potenze, in cui le più potenti perseguono i propri interessi utilizzando l'integrazione economica come arma di coercizione.
Significa agire in modo coerente. Applicare gli stessi standard agli alleati e ai rivali. Quando le potenze medie criticano l'intimidazione economica da una parte ma rimangono in silenzio quando proviene dall'altra, stiamo mantenendo il cartello in vetrina.
Significa costruire ciò in cui diciamo di credere. Anziché aspettare che venga ripristinato il vecchio ordine, creare istituzioni e accordi che funzionino come descritto.
E significa ridurre il potere che consente la coercizione. Costruire un'economia interna forte dovrebbe sempre essere la priorità di ogni governo. La diversificazione a livello internazionale non è solo prudenza economica, ma è il fondamento materiale di una politica estera onesta. I paesi si guadagnano il diritto di assumere posizioni di principio riducendo la loro vulnerabilità alle ritorsioni.
Il Canada ha ciò che il mondo desidera. Siamo una superpotenza energetica. Possediamo vaste riserve di minerali fondamentali. Abbiamo la popolazione più istruita al mondo. I nostri fondi pensione sono tra gli investitori più grandi e sofisticati al mondo. Abbiamo capitali, talenti e un governo con un'immensa capacità fiscale che gli consente di agire con decisione.
E abbiamo i valori a cui molti altri aspirano.
Il Canada è una società pluralistica che funziona. La nostra piazza pubblica è rumorosa, diversificata e libera. I canadesi rimangono impegnati nella sostenibilità.
Siamo un partner stabile e affidabile - in un mondo che è tutto tranne che questo - un partner che costruisce e valorizza le relazioni a lungo termine.
Il Canada ha anche qualcos'altro: la consapevolezza di ciò che sta accadendo e la determinazione ad agire di conseguenza.
Comprendiamo che questa rottura richiede più di un semplice adattamento. Richiede onestà riguardo al mondo così com'è.
Stiamo togliendo il cartello dalla vetrina.
Il vecchio ordine non tornerà. Non dovremmo piangerne la scomparsa. La nostalgia non è una strategia.
Ma dalla frattura possiamo costruire qualcosa di meglio, di più forte e di più giusto.
Questo è il compito delle potenze medie, che hanno più da perdere da un mondo di fortezze e più da guadagnare da un mondo di cooperazione autentica.
I potenti hanno il loro potere. Ma anche noi abbiamo qualcosa: la capacità di smettere di fingere, di chiamare le cose con il loro nome, di costruire la nostra forza in patria e di agire insieme.
Questa è la strada del Canada. La scegliamo apertamente e con fiducia.
Ed è una strada aperta a qualsiasi paese disposto a percorrerla con noi."
Ringrazio @nusta il tag, e provo a rispondere pure io:
Ultimo libro: nota molto dolente, ho tre pile di libri altissime e pericolanti sul comodino, ma non riesco a leggere nemmeno dei fumetti brevi. Non ho mai tempo, e quando ne ho faccio sempre più fatica a rallentare abbastanza da immedesimarmi nel ritmo della storia. L'ultimo che sto cercando di leggere da mesi, con poco successo, è "Xenocide", di Orson Scott Card, terzo libro della saga di Ender, dopo "Ender's game" e "Speaker for the dead". Il fatto che l'autore mescoli l'inglese con parole e nomi di altre lingue, dal portoghese al cinese, non aiuta per niente. I due precedenti mi sono piaciuti molto, ma faccio sempre più fatica ad andare avanti.
Ultima canzone: siccome dopo il viaggio nella Loira dell'anno scorso dove non capivo una sega, mi sono imposto di ripassare il poco francese studiato alle medie (si lo so, bisogna veramente essere masochisti), mi sono messo a ri-ascoltare una vecchia canzone che mi fece conoscere una ragazza francese, tanti anni fa, a una festa dell'ultimo dell'anno a Nantes. Si chiama "Le chant des partisans" di Yves Montand, ed è un po' il loro equivalente della nostra "Bella ciao". Tra l'altro ho pure scoperto che Yves Montand era toscano in realtà, e si chiamava Ivo Livi. Quando negli anni 30 col fascismo dovette emigrare in Francia, assunse un nome francese ispirandosi al su' babbo che gli urlava sempre "Ivooo, montaaa" quando doveva rientrare in casa la sera :D
Ultimo album: qua non saprei, sono veramente tantissimi anni che non ascolto un album intero. Forse l'ultimo era qualcosa dei Red Hot Chili Peppers quando ancora cercavo di strimpellare il basso, o forse addirittura qualcosa di Guccini ai tempi dell'università. Si, sono un vecchiodemmerda, lo so...
Ultimo film: i film sono lunghi, sto facendo sempre più fatica a vederne uno per intero, sia per il poco tempo che per l'assuefazione (purtroppo) ai ritmi più veloci delle serie tv. Comunque credo che sia stato "Avatar: Fire and Ash", visto al cinema a dicembre. Non che fosse proprio un capolavoro, di solito preferisco film con un pochino più di trama e meno effetti speciali. Però al cinema senza sottotitoli non capisco nulla, e con i sottotitoli ci sono solo pochi film in lingua originale. Questo purtroppo riduce molto la scelta, e taglia fuori tutti i film italiani...
Ultima serie: in realtà due in parallelo: Plur1bus, su consiglio di @kon-igi. Molto bella, anche se un pochino ansiogena per i miei gusti. E poi Fallout, parecchio violenta ma per adesso prende abbastanza.
Ultima cosa a cui sto lavorando: in realtà tre contemporaneamente; un isolatore robotizzato per le terapie cellulari, un isolatore per la produzione di farmaci nucleari, e un terzo progetto personale di cui preferisco non fare ancora troppi dettagli, ma è un tentativo di creare forse un qualcosa, su cui poter poi forse costruire una piccola azienda mia. Lo so sono un sacco di "forse".
Non taggo nessuno perchè come sempre mi sembra quasi di disturbare, facendolo, ma sentitevi liberi di autotaggarvi tutti !