Fonte: Akashi
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PUT YOUR BEARD IN MY MOUTH
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I'd rather be in outer space 🛸

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@iseaid
Fonte: Akashi
La vispa Teresa / avea tra l’erbetta / A volo sorpresa / gentil farfalletta.
E tutta giuliva / stringendola viva gridava a distesa: / “L’ho presa! L’ho presa!”.
A lei supplicando / l’afflitta gridò: “Vivendo, volando / che male ti fo’? Tu sì mi fai male / stringendomi l’ale! Deh, lasciami! Anch’io / son figlia di Dio!”.
Teresa pentita / allenta le dita: “Va’, torna all’erbetta, / gentil farfalletta”. Confusa, pentita, / Teresa arrossì, dischiuse le dita / e quella fuggì.
Luigi Sailer, “La farfalletta” 🦋
Nuovo inizio
Questi sono i ricordi più preziosi del mio vecchio blog. Mi sono molto cari e gli devo molto. Adesso ho 23 anni e non mi vergogno più di mostrarli.
Post di prova, spiegazione del nuovo blog. Ho deciso di aprire questo nuovo blog nonostante io non riesca mai a tenerne aggiornato uno. E anche se probabilmente anche questo lo aggiornerò pochissimo, l'importante è almeno averci provato. L'idea è nata guardando un video su youtube di una ragazza che mostrava come riusciva a coprire il suo acne, ma la cosa che mi ha veramente colpito -al di là dei procedimenti già visti e strarivisti- è come riuscisse a valorizzarsi nonostante tutto. E' questa la differenza fondamentale tra me e il resto del mondo (?). Ho realizzato che anche se sei la ragazza più brutta di questo mondo, quello che conta è sapersi valorizzare. Giocare bene le carte che si hanno. Questo è un blog diario. Non è una fuga da tutto come la maggior parte dei blog. Siamo io e i miei problemi faccia a faccia, all'ultimo sangue.
(Troppa) libera interpretazione
Questi sono i ricordi più preziosi del mio vecchio blog. Mi sono molto cari e gli devo molto. Adesso ho 23 anni e non mi vergogno più di mostrarli.
Ok, vabè. Oltre ad essere un blog per riportare i miei progressi del mio teorico e molto discutibile cambiamento esteriore, in teoria la funzione principale è quella di parlare come mi sento. Molto male. Mi sento male perchè sono stanca di cercare di essere così propensa ad accettare passivamente le critiche (non costruttive, per dirla in modo molto carino) di persone essenzialmente ingrate. Sono rappresentante di classe. Come ci sono diventata? Non lo so neanche io. Perchè sono stata eletta? Perchè nella mia classe i componenti sono così attivi e dediti alla vita pubblica (?) che non hanno tempo per cose frivole e impegnative quali, ad esempio, occuparsi della burocrazia scolastica. Va bene comunque, mi piace essere occupata e fare qualcosa di utile. Il problema non è certo questo. Il problema è che le persone non vanno oltre l'apparenza. La verità è che l'unico criterio con la quale veniamo giudicati è (oltre al troppo citato aspetto esteriore, prima opzione che viene in mente a tutti) la prima impressione. Perchè se la prima volta quel/la ragazzo/a sembrerà in un determinato modo lo sarà per sempre. Non importa cosa si faccia, nulla si potrà sostituire al pregiudizio. Ed è proprio questo il mio caso. Cinque anni passati in una classe dove ho sempre ricoperto il ruolo di fantasma che, si sa, fa sempre antipatia a tutti. Se c'è c'è se non c'è non c'è, ma chissà come mai la sua presenza da fastidio e la sua assenza no. Poi ad un certo punto diventa rappresentante di classe, dal nulla, e nessuno si spiega (testualmente) « chi l'abbia votata ». Ma chissà chi abbia osato. Devo dire che essere rappresentante di classe era sempre stato il mio sogno. Nel corso di questi cinque anni ho sempre cercato di poter creare una sorta di rapporto con la classe, ma non trovavo mai un modo per andare a parlare con i miei compagni, o non sapevo cosa dire. Di mezzo complice anche la timidezza, purtroppo, e la tipica amica estroversa che ti mette nell'ombra (involontariamente, per carità) e ti fa sembrare doppiamente antisociale. Insomma cinque anni passati negli estremi abissi dell'anonimato, luogo preferito del pregiudizio e della libera interpretazione (sia lodata almeno la finezza nell'esprimersi). Premesso insomma tutto questo, il motivo per cui mi ritrovo qui a scrivere per me stessa più che per qualcuno è la mia profonda insoddisfazione per il mio attuale ruolo. Adoro cercare di fare il meglio per essere ciò che tutti si aspettano che io sia, ma a volte penso semplicemente che nessuno si aspetta nulla se non l'occasione per poter criticare maggiormente. Tutte le risatine sotto banco, le battutine velate, gli interventi inopportuni e i commenti sprezzanti mi fanno venir voglia di prendere tutto e abbandonarlo miseramente al proprio destino. A volte penso: « Non mi volete come rappresentante di classe? Bene, mi dimetto ufficialmente e tutto ciò che volete fare farete ». Oltretutto non si tratta neanche di questo. La mia elezione è solo una scusa per poter finalmente dichiarare apertamente quanto mi disprezzano. Non potevano dirmelo chiaramente? Adesso possono farmi pesare la minima cosa. Non potevano trovare il pretesto? Adesso hanno l'imbarazzo della scelta. Mi piace essere una persona oggettiva e quindi sono la prima a mettersi in discussione, ma se prendiamo come esempi questi due episodi chi ha ragione e chi ha torto? ▲ Rappresentanti di classe precedenti richiedono 6 euro a testa per comprare delle tendine per la classe, dato che il sole si fa sentire fin troppo forte per la maggior parte dell'anno. Tendine durate qualche mese (neanche tutto l'anno), poi scomparse miseramente e per cui nessuno ha denunciato la mancanza nè il disturbo di aver speso i soldi inutilmente. ▲ Rappresentante di classe (io) che chiede 1 euro a testa per comprare due scatolette di cioccolato dell'AIRC (associazione italiana per la ricerca sul cancro), delle quali una (riposta nell'armadio della classe, in teoria chiusa a chiave) scomparsa. Ovviamente mangiare 1 cioccolatino a testa al posto di due (dato il prezzo carissimo) ha contribuito a fare di me una nullafacente ed un'inetta. Pietose le persone che mi hanno detto « ti porto 50 cent e non 1 euro perchè ho mangiato un cioccolatino e non due ». Dell'AIRC e del cancro non importava a nessuno. Dell'euro sì. Al di là delle mie colpe effettive (il non aver portato a casa quelle due scatolette di cioccolato perchè non credevo che qualcuno ne avrebbe rubata una dall'armadietto) il modo in cui me l'hanno fatto pesare (rimborso, accuse, offese) e tutt'ora mi rinfacciano è esagerato. Ma l'ostilità non guarda me da rappresentante ma me da persona. Il pretesto che cercavano per criticarmi. E io che addirittura per cercare di scusarmi (?) ho comprato di mie spese dei cioccolatini per un'assemblea di classe (quella per la festicciola di Natale) mi sono anche sentita dire: « Sì ma tanto li hai comprati con i nostri soldi » (avevo anche raccolto i soldi per il pandoro, le bibite ecc, per intenderci). E con tutto che insistevo dicendo che non fosse vero non volevano crederci. Ovviamente nessuno mi ha ringraziato. Dovevo portare lo scontrino per avvalorare la mia tesi? A cosa mi ero ridotta per cercare di ottenere la loro accettazione? Il fatto è che un rappresentante non può rappresentare un gruppo di persone nelle quali non si rispecchia. Mi sento solo di essere su un piedistallo per poter essere presa più di mira di quanto non lo fossi prima. E magari prima lo ero altrettanto, ma non ero l'argomento di discussione giornaliero. Però se c'è qualcosa di cui hanno bisogno io sono la rappresentante ed è mio dovere sbrigare i compiti della classe di cui faccio caldamente parte. Sono stanca.
Crisi (esistenziale) pre 18 anni
Questi sono i ricordi più preziosi del mio vecchio blog. Mi sono molto cari e gli devo molto. Adesso ho 23 anni e non mi vergogno più di mostrarli.
Credo che mi stia venendo una crisi pre 18 anni.
Mancano la bellezza di due giorni al mio compleanno, e non sono pronta. Magari la domanda sorge spontanea: si deve essere preparati al proprio compleanno? Io credo proprio di sì. O almeno questo è il valore che ne do io. Per me i 18 anni erano come una specie di traguardo della mia vita: la ragazza che ha cominciato a costruirsi per diventare ciò che vuole essere e quindi è pronta a tutti gli effetti ad affrontare il cambiamento definitivo. Invece come mi ritrovo? A scrivere in un blog di voler diventare più bella, più popolare e più estroversa. Utilizzando sempre quel condizionale che ormai non sopporto più. Dovrei, potrei, sarei. Arrivare ai 18 così come sono adesso sarebbe ammettere di aver fallito anni di esistenza. E mi sento come se le cose mi stessero scivolando di mano e io non stessi facendo altro che rimandare tutta la mia vita ad un domani che non verrà mai. Non riesco a sentirmi pronta a vivere la mia vita ammettendo sfrontatamente che l'unica persona da accusare per il mio fallimento sono proprio io, non perchè io non abbia la maturità di accettarlo ma perchè significherebbe sopprimere una parte di me che spera in una ripresa totale. Se l'unica causa fosse quindi (e lo è, purtroppo) la mia pigrizia mentale, significherebbe combattere adialetticamente con essa. E la cosa che mi spaventa è che probabilmente arriverò così anche ai 20, ai 30 e mi chiederò sempre quale sarà il periodo d'oro della mia vita e quando mi sentirò psicologicamente pronta alla società di oggi. Mai? Oggi? E la tipica risposta « dipende da me » non basta più. Non mi sentirò adatta all'età che ho, non mi sentirò adatta alle persone con cui starò e non mi sentirò adatta alla società in cui vivrò. E la vecchiaia non c'entra niente, perchè di certo a 17 anni non sto a pensare quanto mi rimane da vivere. Quello che mi preoccupa seriamente è quanto mi rimane da vivere in questo modo, cercando sempre di adattarmi al diverso e non essere sicura se mai ci riuscirò. Ho paura ad avere 18 anni perchè significa che gli obiettivi che mi sto prefiggendo sono inutili e io sarò irrimediabilmente la stessa a qualsiasi età, senza sviluppi o senza peggioramenti. Oggi parlando con una ragazza mi sono resa conto di una cosa, ad esempio. Di come io stia facendo l'abitudine ai miei tentativi di ribellione personale, cioè di come io stessa non mi prendo più sul serio. E per quanto la cosa possa sembrare paradossale quando dico « domani comincio la dieta », io sono la prima a sapere che sto mentendo. E' proprio questa la cosa che odio di me stessa: l'eterna conflittualità tra la me spudoratamente mentitrice (con se stessa) e la me oggettiva che però non riesce mai a ribellarsi. E potrei scrivere per ore qui davanti ad uno schermo e cercare di immedesimarmi in tutte quelle ragazze che pur nel loro anonimato sembrano felici e perfette nel loro mondo d'apparenza (per dirla in modo spicciolo, tumblr). E potrei anche ammettere che questa stessa superficialità io non la condivido ma la sento strettamente necessaria, perchè anche se tutte le persone dovessero far fronte ai loro problemi e non mostrarli in pubblico tutto ciò che almeno rimarrebbe loro è la sicurezza di un mondo che, per quanto quella sicurezza sia molto discutibile, permette di celare marginalmente il loro dolore. Sono consapevole del fatto, insomma, della mia trasparente insicurezza (e di come conseguentemente le persone ne approfittino, cvd post sulla libera interpretazione). I 18 anni erano un traguardo, un premio. Ma non mi sento di essere premiata.
Pace non trovo, et non ò da far guerra; / e temo, et spero; e ardo, e sono un ghiaccio; / et volo sopra 'l cielo, et giaccio in terra; / e nulla stringo, et tutto ‘l mondo abbraccio. / Tal m'à in pregion, che non m'apre né serra, / né per suo mi riten né scioglie il laccio; / e non m'ancide Amore, et non mi sferra, / né mi vuol vivo, né mi trae d'impaccio. / Veggio senza occhi, e non ò lingua et grido; / et bramo di perire, et chieggio aita; / e ò in odio me stesso, et amo altrui. / Pascomi di dolor, piangendo rido; / egualmente mi spiace morte e vita: / in questo stato son, donna, per voi.
“Pace non trovo et non ò da far guerra” Petrarca, Canzoniere
Non ho pace e tuttavia non ho mezzi per combattere, ho paura e speranza; ardo e sono impassibile; e volo sopra il cielo, e mi giaccio inerte a terra; e non ho nulla in mano, e mi slancio ad abbracciar tutto. Laura mi tiene in prigione, non mi libera e non mi rinchiude,
né mi tiene in suo possesso, né mi lascia libero; e non mi uccide Amore, né mi libera, non mi vuole vivo ma al contempo non mi salva. Vedo senza aver occhi, non ho lingua eppure grido; desidero la morte e invoco aiuto;
e odio me stesso, e amo altri da me. Mi nutro della mia sofferenza, rido tra le lacrime; allo stesso modo ho in odio la morte e la vita: in questa condizione mi trovo, o Donna, a causa vostra.
Pink Water Lilies by Claude Monet
«Nella vita di ognuno c'è un momento in cui incontri Dio. Quando sembrava che ti stessi allontanando dal mondo, se qualcuno ti ha spinto più vicino ad esso, quello è il momento in cui Dio è passato nella tua vita.»
Goblin, ultimo episodio.
«Vuolsi così colà dove si puote / ciò che si vuole, e più non dimandare.»
Dante Alighieri, Divina Commedia, Inferno, Canto III
Questa è la volontà di chi detiene il potere, non chiedere altro (si vuol così là, dove si può).
Thus is it yonder willed, where there is power to do whate’er is willed; so ask no more.
How lucky am I to have something that makes saying goodbye so hard.
Winnie the Pooh (via sollilovesbooks)
This little loves Winnie The Pooh!
Verena mi rimprovera perché, a quanto dice, mi nascondo negli angoli, ma io ho paura di spaventare gli altri se faccio vedere che mi interesso a loro.
Truman Capote, L'arpa d'erba (via luomocheleggevalibri)
https://www.instagram.com/p/BaOme6UFGu-/
I like my blog being unknown, it’s kind of comfortable 🌱
«La nostra vita conserva tutto il significato che ha sempre avuto. [...] Il mio nome sia sempre la parola familiare di prima»
Henry Scott Holland, ispirato a Sant’Agostino
La morte non è niente. Sono solamente passato dall'altra parte: è come se fossi nascosto nella stanza accanto. Io sono sempre io e tu sei sempre tu. Quello che eravamo prima l'uno per l'altro lo siamo ancora. Chiamami con il nome che mi hai sempre dato, che ti è familiare; parlami nello stesso modo affettuoso che hai sempre usato. Non cambiare tono di voce, non assumere un'aria solenne o triste. Continua a ridere di quello che ci faceva ridere, di quelle piccole cose che tanto ci piacevano quando eravamo insieme. Prega, sorridi, pensami! Il mio nome sia sempre la parola familiare di prima: pronuncialo senza la minima traccia d'ombra o di tristezza. La nostra vita conserva tutto il significato che ha sempre avuto: è la stessa di prima, c'è una continuità che non si spezza. Perché dovrei essere fuori dai tuoi pensieri e dalla tua mente, solo perché sono fuori dalla tua vista? Non sono lontano, sono dall'altra parte, proprio dietro l'angolo. Rassicurati, va tutto bene. Ritroverai il mio cuore, ne ritroverai la tenerezza purificata. Asciuga le tue lacrime e non piangere, se mi ami: il tuo sorriso è la mia pace.
«Sono molte le sorti che il Destino ci prepara e spesso gli Dèi compiono eventi inattesi: ciò che si riteneva possibile non accade e ciò che nessuno s'aspetta il Dio lo dona. Così quest'incredibile storia è terminata.»
Euripide, Alcesti
There are many shapes of divinity, and many things the gods accomplish against our expectation. What men expect is not brought to pass, but a god finds a way to achieve the unexpected. Such was the outcome of this story.