A dicembre 2016 sono entrata per la prima volta ripetutamente in una scuola elementare, elaborando un menù speciale che trasformerà un poco anche la struttura del menù degli adulti. Ringrazio la maestra Angela Malcangi, conosciuta durante il festival Verso Sud ad Ottobre, per avermi invitata a Corato nella sua scuola a servire i suoi alunni. Di questa esperienza porterò con me i loro volti attentissimi, gli sguardi sempre pronti ad abbandonarsi allo stupore, sempre pronti a crederti...sono talmente belli e trasparenti che in alcuni momenti mi sembrava troppo. Entrando nelle scuole spesse volte mi sono chiesta come è possibile che a quell'età siamo tutti tanto belli, non secondo dei canoni, ma ognuno a modo nostro, ognuno completamente sè e quindi bellissimo e poi, reincontrando gli stessi dopo 20 anni, gran parte di quella bellezza è evaporata, coperta da strati e strati di vernici e maschere e strutture, che non la lasciano quasi più neanche intravedere. Li sento vicini, simili, la mia parte più vera, il mio nocciolo inviolabile al centro, ha gli stessi occhi, la stessa disponibilità, la stessa irriducibile curiosità, la stessa goffaggine anche, a volte.
Tra i loro commenti volati sono riuscita a fissarne alcuni.
Ieri quando al termine ho chiesto cosa gli fosse piaciuto di più?
Alzavano la mano con slancio e oguno rispondeva chi l'acqua, chi il canto delle pietre, chi gli uccelli, la ninna nanna e molti, davvero molti, alzavano la mano e interrogati ripondevano seri seri: Tutto. Mi riempiva di stupore quella risposta, un adulto non alzerebbe mai la mano per dire "Tutto".
Una bambina seduta in fondo, con voce sottile, tanto che me lo sono dovuto far ripetere due volte, ha detto: "Ogni singola cosa". Io un poco tremante.
E l'altro ieri alla fine si avvicina alla cattedra una bimbetta bionda che sembrava disegnata, si avvicina perché mi doveva parlare e mi dice, scandendo per bene: Una più bella dell'altra! e poi Ennio, di lui ricordo anche il nome, mi ha detto che ogni cosa che io gli facevo ascoltare e che gli dicevo lui se la vedeva davanti, se la immaginava e ce l'aveva proprio davnti, gli si trasformava davanti. “Il grillo l'ho proprio visto”; e io allora l'ho ringraziato e gli ho detto che io faccio solo la metà del lavoro, l'altra metà la fanno loro, é sempre un lavoro, un'esperienza che si costruisce insieme, io ci metto le parole e i suoni e loro l'ascolto e le immagini e che è un gran dono saper immaginare come ha fatto lui, un gran talento. Così è per tutto, per l'Arte e per la vita, la si fa insieme e chi fa e chi dà non è più importante di chi ascolta e riceve...peccato che ce ne accorgiamo raramente in questo mondo sedotto e devoto solo al visibile.