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@lilythb
Da: N.; A: P.
Ciao. Ti scrivo qui non perché non sappia dove trovarti o come farti avere queste parole, ma perché proprio queste sono fuori tempo massimo. Hai la tua vita ora, e non ho alcun diritto di farti questo, di buttarti addosso tutto quanto adesso, con così tanto ritardo. Ti volevo solo dire che lasciare che le cose andassero male e che il nostro amore finisse è stato il più grande errore che abbia mai fatto. Suona tremendamente melodrammatico, da film, da fiction italiana - che è anche peggio. Non è che te lo dica ora perché mi abbia fatto piacere aspettare 3 anni così, alla vaffanculo. Te lo dico ora perché l'ho capito, solo ora. Ho capito che ogni relazione è andata male dopo di te, una dopo l'altra, sempre peggio, per il semplice motivo che io cercavo te in ognuno di loro, senza rendermi conto che non ti avrei mai trovato lì. E mi arrabbiavo, mi sentivo frustrata, inadatta, incompresa, in-amata. E mi disperavo e piangevo e urlavo e schiumavo di rabbia. Ma il problema non erano loro: ero io. Mi ostinavo a sostenere che cercavo una relazione normale, leggera, semplice e che assolutamente non cercavo di farli innamorare di me. Mentivo senza rendermene minimamente conto. Quello che sempre cercavo nei loro occhi erano i tuoi, quando mi guardavi e mi amavi, amavi ogni fibra della mia anima. Quello che sempre cercavo quando mi toccavano erano le tue mani, quando mi amavi senza pretendere nulla, senza cercare di indurmi a essere qualcosa che non ero. Quello che sempre cercavo nelle loro parole erano le tue, la tua dolcezza, comprensione, passione. Il tuo amore. E' stato così tremendo scoprire che non c'era proprio niente di questo da parte loro, mai. Ecco, forse proprio mai no. Mi ero convinta di aver trovato gli occhi di qualcuno, fissi nei miei, e che fossero proprio loro. E nella stessa persona, un profumo familiare, che sulle prime non avevo riconosciuto. Invece no. Era solo il mio folle desiderio a provocare l'allucinazione. Ho trattato tutti quegli uomini come se fossero te, senza il minimo rispetto per le persone e le anime che davvero erano. E poi mi sentivo usata da loro, che non facevano il minimo sforzo di comprendermi. Ma io, nei loro riguardi, cosa facevo? Nient'altro che fingere che fossero come li desideravo, che fossero te. E poi ovviamente arrabbiarmi con loro perché non rispettavano il copione e volevano dire le battute a modo loro. Povere anime. Da quando te ne sei andato, mi sono piano piano liberata di tutte le cose che mi ricordavano te e di quelle che avevamo sistemato insieme, nella casa nuova. Tutto quello che era abbastanza importante e abbastanza piccolo è stato messo con cura in una scatola. Piccina, diciamo un 40 x 15, foderata in carta da pacco. Non sono mai riuscita a riaprirla. Mi faceva una paura folle e (direi giustamente) l'ho ben custodita sotto al letto. Ho dormito notti intere sopra i nostri ricordi. L'ho aperta stasera, ed è stato come tornare indietro a quei giorni in cui non riuscivo nemmeno a stare in piedi, né a bere o a mangiare senza tremare, perché il dolore era così forte da essere diventato fisico. Si tratta di molte cose che mi hai dato, tutte soprattutto del primo periodo insieme. Forse per quello sto idealizzando tutto un bel po', perché dimentico quello che è accaduto dopo, quelli che erano i nostri problemi e le nostre diversità: al primo contatto con la vita vera ci siamo spezzati, e non abbiamo nemmeno provato a lottare per affrontare tutto. E ora io sono qui, anima sgretolata come allora, sempre più consapevole che tutto quello che eravamo non lo riavrò mai, né con te né con qualcun'altro. E ora tu sei lì. Non so praticamente più nulla di te, di quello che sei e quello che hai. Spero solo sia andata meglio a te, ma ho l'impressione di sì. Almeno uno dei due è riuscito, a stare insieme per sempre.
Fuori e Dentro
C'erano dei giorni dove, più che tutto il resto, era la nausea prevalere. Altri la debolezza. Altri la noia. Altri la fame. "Non hai dei veri problemi!" si diceva. E in effetti era vero. Avrebbe dovuto trovarsi un lavoro a tempo pieno, e grazie tante. Ed era vero anche questo. Si guardava intorno ed era tutto troppo: troppo grande, troppo piccolo, troppo pieno, troppo vuoto, troppo caotico, troppo silenzioso. Troppo spesso era proprio troppo silenzioso. Ma forse era solo la sua anima che chiedeva, una volta tanto, dannatamente, un po' di silenzio. Era più che altro un silenzio di pensieri, che normalmente andavano e venivano dalla sua testa senza neanche chiedere "Permesso?" - "Scusi, lo so che è tardi!" - "Mi assento un attimo, ma torno subito!" - "E' qui la festa?". Solo che aveva paura che, a lasciarli andare quei pensieri, a vivere e basta, senza troppe menate, ci si sarebbe ridotti a sopravvivere, a non vivere per davvero. Ad andare avanti per inerzia, senza essere protagonista. Tutte balle, in realtà. Forse era proprio di un attimo di pace che aveva bisogno. Silenziosa calma interiore. "Ma non è vero, dai! E' stata calma finora, e cosa se n'è ottenuto? Un po' rumore, questo è ciò che serve, che manca!". Rumore rabbia urla strepiti violenti sedie che strisciano invece di essere alzate acqua dappertutto disordine polveroso urla unghie graffianti cibo morso a metà danza scoordinatamente sfrenata canzoni urlate dal profondo viaggi in auto senza sosta pioggia battente e vento pure dolore fisico nei muscoli nelle ossa nell'anima nella testa polpastrelli bruciati risposte acide urla nel sonno e urla da svegli corse nella nebbia ginocchia sbucciate per le cadute unghie morse labbra spelate sanguinanti piatti rotti pugni alle pareti insulti rabbiosi schiuma alla bocca desiderio di vendetta fogli strappati stoffa stracciata urla e strepiti. Ma nulla di questo sarebbe stato. La calma prevale su tutto. Il silenzio intorno sa di vuoto. Vuoto fuori. E vuoto dentro.
La bloggerò infinite volte
che cariniiii
L’amour
A: Te; Da: Me.
La prima volta che ti ho vista piangere eravamo molto piccole, non ricordo precisamente quanti anni potevamo avere. Eri seduta sul letto e raccontavi alla tua bambola quello che era successo. Era stata la prima e unica volta che ti avevano mandato a letto senza finire la cena. Li avevi fatti molto arrabbiare. Io ero lì che ti ascoltavo, ti osservavo in silenzio e sapevo esattamente cosa provavi. Per cercare di aiutarti, quella volta ti ho abbracciata, dicendoti che sarebbe andato tutto bene, tutta quella brutta situazione sarebbe passata.
Da quella sera, ho fatto la stessa cosa tutte le volte, fino ad oggi. E sono state molte.
Ogni volta tu eri sempre più grande e io, dall'altra parte, sempre più vecchia. Sapevo come so oggi che sarebbe toccato lo stesso mio ruolo anche a te, ma ho sempre avuto la certezza che saresti stata pronta. Pronta ad abbracciare, consolare, accarezzare, a restituire quello che avevi avuto.
Mi ricordo le guance rosse che ti venivano da bambina, che ora sono sparite per lasciare spazio a denti digrignati, battenti e schiumanti di frustrazione e dolore profondo, che ogni volta scalfisce uno strato sempre più interno. In barba a chi dice che ciò che non uccide fortifica, che si creano corazze, "calli" ai dispiaceri. Niente del genere per te. Quello che invece è rimasto immutato negli anni sono i tuoi occhi: quando piangi, le pupille si contraggono rilasciando quel verde scuro che ci si può vedere solo in certe occasioni e che, affiancato dal rosso infiammato della cornea, sembra risplendere ancora di più, vivo.
Come se solo il dolore potesse risvegliarti, nella parte più intima che viene scalfita, tirando fuori istinti bestiali, repressi ruggiti animali.
Ma non sono con te solo nel dolore. Assolutamente no. Sono con te quando guidi, cantando liberamente perché nessuno può sentirti. Sono con te quando ridi forte, per qualsiasi ragione, evidente o meno. E sono con te quando respiri a pieni polmoni la natura, durante le passeggiate.
Sono molto, molto fiera di te. E ricordalo sempre mentre piangi, quando sai che ci sarò, ma io non potrò parlare. Ricordati che andrà tutto bene, che tutto passa e non devi avere paura.
Perché amo il colore di bosco pulsante nei tuoi occhi, ma quando ridi sei più bella. E ti meriti proprio questo: di ridere, essendo bella.
A: Scopo Gratuito; Da(lla): Voglia Di Dire Due Scemenze.
(Dunque,) Nel centro del Web, mi imbatto in un album di fotografie amatoriali intitolato "Couples in love". Oooooohwww ma che teneri! - E' la prima reazione. Scorro velocemente i vari scatti e trovo l'argomento di discussione di oggi: le coppie (esteticamente parlando). Non si può negare, ci sono quelle coppie che proprio "fisicamente" stanno bene insieme, si corrispondono. E se è vero che il nostro aspetto fisico è un po' lo specchio della nostra natura (non lo dico io, ma qualcuno-che-adesso-non-trovo-tra-le-fonti), è possibile che contribuisca alla causa?
Lì vedi proprio, quei due che sono complementari, di categoria simile, possiamo dire. Forse perché si tendono a scegliere partners provenienti dalla nostra stessa fascia sociale-culturale-geografica. Forse perché, come retaggio animale, si tendono a scegliere partners il cui patrimonio genetico si potrebbe combinare bene al nostro al fine di generare nidiate sane ed evolute. Forse perché, più semplicemente, l'amore ci fa belli. Bellissimi. https://scontent-a-mxp.xx.fbcdn.net/hphotos-prn1/1175506_711284592219328_2060441300_n.jpg
A: Mente Lucida; Da: Troppo Poco Tempo.
Ma tutta questa necessità di essere amati, capiti, sostenuti, perdonati, compiaciuti...da dove arriva? Cioè, chi cazzo sei per pretendere che gli altri riservino tutte queste attenzioni per te a prescindere da quello che può essere barra essere stato il tuo comportamento nei loro confronti?
Parliamone.
Già, se tu "ti comporti bene" nei confronti del resto del mondo e dei suoi esponenti, non è affatto detto che questi andranno a ricambiare. Pensa se fai la stronza. La Legge Universale del Karma purtroppo non porta, per cui è vero che nella stragrande maggioranza dei casi Bene chiama Bene, ma è spesso vero anche il contrario. Pensa se fai la stronza (ribadisco).
E non parliamo per forza di relazioni sentimentali strette, ma anche di amicizia generica. Generica condivisione di momenti di vita.
Varie ipotesi di seguito. Tutte grandi cadute nel generalizzato e nel banale. Cazzo. Facciamo che vado avanti quando trovo qualcosa che valga la pena dire.
...
Ad esempio, io scrivo in due occasioni: quando sono triste e quando sono incazzata. Il rilevante, però, è che quando sono triste scrivo melodrammi infiniti ma quantomeno lineari; quando sono incazzata scrivo manifesti di protesta senza né capo né coda. Pessima scrittura in entrambi i casi. Quella rara volta che scrivo quando sono felice e contenta, scrivo di pozzi di melassa. Ma basta!
Non è questione di aver perso l'estro, che già singhiozzava da tempo, però insomma, riflettendo, il senso di questo blog è stato perso tempo fa: l'idea iniziare era di pensieri mai detti, scritti per farli uscire dalla testa e smettere di assillarmi. La cosa cambia nel momento in cui i destinatari li leggono. Aclus: ok. Silence: ok. Leggente non meglio specificato: ok. Insomma, se trovo il coraggio di parlare e farglieli leggere, che senso ha? E che senso avrebbe scrivere di cose che riesco benissimo a dire? Mi rimane l'inventare di sana pianta. Ma non ne sono capace e sinceramente non mi piace di base. Il pezzo a Stronzo invece era ben fatto. Non troppo melodrammatico, rapido, pratico. Si, ma non è che posso andare in giro a caso e tapparmi in casa a scrivere qualche ora dopo in piena trance. Mi gioco la già precaria sanità mentale.
Dunque cosa mi rimane?
Dicono che quello che odi tanto negli altri non è altro che ciò che di te stesso ti piace di meno. O qualcosa del genere. E trovo sia verissimo.
Non sopporto che tu pretenda di essere compresa indipendentemente da tutto, perchè fondamentalmente è quello che cerco io. A differenza tua io parlo però. No aspetta, non è vero.
"Ho bisogno di una persona coraggiosa." mi dico sempre. Di qualcuno che non si faccia spaventare prima dalla maschera e poi da quello che ci trova dietro. Trovalo uno così però. Certo io non ho voglia di svendermi come la prima scelta, la persona ideale. Sono una matta furiosa-ma-non-troppo, con un carattere difficile e una quantità non misurabile di affetto da riversare. Certo, se imparassi a riversarla su me stessa, magari non tutta, ma almeno un po', non avrei così necessità di una persona che mi comprenda, che abbia il coraggio di affrontarmi.
Ci devo riflettere su. Decisamente.
UFFICIO TELEGRAFICO "Nei momenti difficili usate uno specchio; vi scorgerete sia la causa, sia la soluzione."
Lao-Tsu