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that poison wormed on in got up under my skin yield and bend the knee or become the enemy
trovarmi alle due di notte a riconnettermi con me stesso guardando per l'ennesima volta questo video. mai come in questo periodo ho bisogno di un punto di connessione, e cerco in ogni modo di trovarlo dentro me stesso. questo brano, il significato che ha per me, la potenza e la capacità di farmi trascendere, anche solo per pochi minuti, dall'ansia e dalla paura che fagocitano ogni mio sentire.
senza paura non esiste coraggio, mi sussurra Martina all'orecchio. ma è una richiesta di aiuto. che m'importa a me di brillare?
vabbè mo basta
Il Bel Canto è un flusso di coscienza. È chiedersi se un bivio ci sia mai stato - o se la volontà non sia che il fantasma tardivo di meccanismi inevitabili. Le parole mischiano la mia realtà di ogni giorno, con la realtà di qualsiasi mio coetaneo - e nello scoprirle così sorprendentemente simili c'è molto dello stupore del pezzo. Che è nato in Italia: in altri paesi avrebbe avuto altre parole. Parafrasando liberamente.
Avevo un letto a soppalco dell'Ikea, per cambiarlo aspettavo che crollasse. Come un figlio: se ne avrò uno, difficile che l'abbia scelto. Mi crollerà addosso. Ho chiuso con te perché ci volevamo bene e non riuscivamo a darcene. E perché a Milano gli innamorati passeggiano tra le corsie della Fnac - e NON è la stessa cosa. Suono la chitarra da quando ho 14 anni e non ho mai dico mai suonato un pezzo di Battisti. Come uno stalinista che dava del fascista a chi cantasse Non è Francesca. Battisti è una vittima innocente, ma il recupero, il riabilitare tutto ciò che la sinistra aveva - con modi fascisti - vietato, ha riportato in vita la Rettore, la Carrà e Sabrina Salerno, tenendo altresì in vita gente come Guccini o De Gregori - neo-skipper con la barba da anarchici. E mentre si riaprono le tombe, si prepara quella del Pianeta e la si riempie di fiori. Perché la gente vuole sentire parlar dell'ambiente - degli alberi che muoiono, dell'ozono col buco e della terra che sta male. La terra. Ma la terra sta benone. La terra è un sasso allagato: si ghiaccerà, si ustionerà, esploderà o ridiventerà piatta. Chissenefrega. La terra è una scusa. Chissenefrega, quindi mi drogo. E alla frontiera mi fanno tirar giù le mutande per vedere se mi credo così furbo. Ma non scherziamo: guardatemi in faccia, sarei io il vostro uomo? Anche Mondo Marcio capirebbe che sono cresciuto sul parquet. E allora cosa? E allora, cherchez la femme. Che, portato a un livello governativo, vuol dire che vi va benissimo che mi drogo e ho paura quando vi vedo. Meglio di certo che se non mi drogassi affatto. E vi va bene anche che io sia cresciuto con la pornografia - che è istinto senza desiderio. Come quello che ho quando entro [entravo] in un negozio di dischi e ne uscivo con qualcosa in mano. Perché cazzo ho comprato un disco dei Linkin Park? Perché ho voglia di comprare, del gesto, di pagare, di placarmi. E così l'alcol, che è quella cosa che non devi bere prima di guidare ma che DEVI bere in qualsiasi altro momento. Finisce che il mio gruppo indie firma per una major e mi metto il cuore in pace. E infatti. Avevamo scelto noi come vestirci, ora ci vestiranno loro. E torneremo a casa con meno preoccupazioni, torneremo a cucire davanti alla tv - torneremo a studiare economia domestica. Si finisce urlando, ma mica perché si è capito qualcosa. Solo perché il nostro modo di esprimerci - anche nel dissenso - non può che avere le stesse forme della realtà. E così vedi quelli di 15 anni che aprono quindici finestre sullo schermo del portatile e stanno dietro a quindici conversazioni diverse. Perché Alberto Sordi ce lo meritiamo - urlava Moretti, come a dire che la massima rappresentazione che l'Italia ha raggiunto di sè stessa è la mediocrità. Falso, la massima espressione sono le stragi. Ovvero mediocrità+mafia+la paura di non riuscire a reggere una guerra civile. O più semplicemente, non decidere mai. Guardarsi indietro e dire era quello il momento di rispondere.
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ieri al lavoro è stata una giornata piuttosto impegnativa.
mentre preparavo la cena riflettevo su alcuni aspetti della mia vita attuale e li confrontavo con quelli di due anni fa.
ricordo esserci state decine di situazioni simili a quella di ieri, giornate nelle quali rientravo a casa dal lavoro stanco come una farfalla.
in quei giorni però, a differenza di ieri, correvo in bagno a farmi una doccia veloce, mi rivestivo con abiti puliti e tornavo in fretta a mettermi alla guida per raggiungere Lucia a casa sua, anche se questo avesse significato farmi almeno altri 45 minuti di traffico serale in mezzo alle macchine, dopo che per tutto il giorno ero già stato in giro tra tetti e scantinati, intervallati da spostamenti in macchina nel traffico e ricerca spasmodica di parcheggio in giro per questa metropoli tentacolare.
mentre adagiavo delicatamente le uova nella padella, mi immaginavo in quel preciso momento della giornata a correre come un matto per 30km di macchina, al fine di arrivare in tempi utili a casa di Lucia. in tutta sincerità, tra me e me, mi dicevo che non lo rifarei per niente al mondo.
ma mentivo.
o quantomeno, non ero onesto con me stesso, dal momento che oggi ho perso alcuni elementi fondamentali che invece, fino a due anni fa, facevano parte della mia quotidianità.
dopo aver corso per raggiungere casa sua entro l'ora di cena, arrivavo da lei e c'era un abbraccio ad aspettarmi. c'erano quei musetti animaletti dei suoi cagnolini ad accogliermi festosi e già solo questo per me era più importante della fatica, delle corse, del traffico e dell'asfalto da divorare.
poi spesso prima di cena passeggiavamo una mezz'ora intorno a casa sua insieme ai canetti, e nel frattempo ci raccontavamo le nostre giornate.
rientrati a casa preparavamo qualcosa di semplice per cena, e poi condividevamo il resto del poco tempo che avevamo a disposizione per fare quello che ci piaceva, fino a che infine non fossimo andati a letto per ricaricarci in vista della giornata successiva. giornata che, per me, sarebbe già iniziata in salita, dal momento che da casa sua [più in periferia rispetto a dove vivo io] mi sarei imbattuto già di prima mattina in un traffico pazzesco per raggiungere qualsiasi posto nel quale sarei andato a lavorare.
era senz'ombra di dubbio un sacrificio per me, e oggi dico a me stesso che non sarei disposto a farlo.. ma è davvero così? ho davvero cambiato radicalmente il mio modo di vedere le priorità in una relazione, ora che una relazione non ce l'ho più da due anni?
potrebbe invece essere il caso in cui io stia gettando il proverbiale bambino insieme all'acqua sporca: è lapalissiano che oggi non avrei il benché minimo stimolo per sacrificare il mio benessere in quel modo, ma banalmente non lo farei perché non ho più tutte le sovrastrutture emotive e sentimentali che invece mi consentivano di farlo fino a due anni fa.
non c'è più Lucia e non c'è nessun altrə che faccia parte della mia quotidianità in maniera così importante.
e quindi la domanda successiva è: sarei ancora disposto a farlo per qualcunə? sceglierei ancora quel tipo di subalternazione, facendo la mia parte nell'annullare le distanze tra me e la persona amata, anche a discapito del riposo e della stanchezza?
ogni tanto, quando mi metto a letto, prima di addormentarmi penso che mi piacerebbe avere un corpo caldo accanto al mio, verso il quale tendere gambe e braccia in quel peculiare momento di intimità che dura il tempo di prendere sonno.
e forse il senso del sacrificio su cui mi interrogavo ieri mentre preparavo la cena è un po' tutto qui.
è che non so se questi due anni abbiano feralmente cambiato il mio modo di amare qualcuno, le dinamiche relazionali che nel mio modo di vedere le cose adesso sono così sfocate.
non credo che riuscirò a dare una risposta a questa domanda, almeno fino a che non riesca a trovarmi di nuovo all'interno di una relazione. ma a giudicare dagli sforzi profusi in questi ultimi 20 mesi in tal senso, non credo accadrà nel breve periodo.
continuerò a chiedermi se conservo di nascosto sempre lo stesso smalto, e mi interrogherò sulla mia integrità emotiva mentre mi preparo tre uova in padella.
vivo in un quartiere piuttosto movimentato, specialmente la sera. nel corso degli anni tantissime attività commerciali hanno chiuso e i locali sono stati presi in gestione da attività di ristorazione, quindi piano piano tutta l'area intorno al palazzo dove vivo è diventata polo d'attrazione per cene fuori o aperitivi. come di consueto ieri sera ero al PC e stavo facendo le mie cose, quando sento strombazzare il clacson di un veicolo in una maniera che ormai ho imparato a riconoscere [potrei scrivere un piccolo vademecum sul "linguaggio dei clacson"]: una palese richiesta di rimozione veicolo in doppia fila. continuo a fare le mie cose con in sottofondo, ogni tanto, questa puntuale richiesta di aiuto a squarciagolaclacson. dopo che la cosa è andata avanti per circa 15 minuti, a metà tra l'incazzato e l'incuriosito, decido di fumarmi una sigaretta in balcone e vedere chi fosse sto fenomeno che da quasi venti minuti stava mettendo in atto un vero e proprio sequestro di persona. tra i parcheggi in fila sulla strada principale sotto il mio balcone, c'era una panda bianca dalla quale sporgeva questa donna che ogni due minuti, in preda più alla rassegnazione che all'incazzatura, premeva ripetutamente il clacson della panda per attirare l'attenzione del proprietario del veicolo che l'aveva "chiusa" nel suo parcheggio. e il veicolo era una microscopica cinquecento, di quelle che guidavano i miei genitori alla fine degli anni '80. la signora, evidentemente frustrata, erano ormai venti minuti che non riusciva ad assaporare quel senso di libertà che dovrebbe essere un diritto sancito per legge a ognuno dei cittadini di questo paese. daje de clacson, ancora, ma il proprietario di quella cinquecento era ancora latitante. dopo poco un piccolo manipolo di gente inizia a fare capannello vicino a questa signora. i più intraprendenti, due signori sulla cinquantina, decidono quindi di ispezionare il veicolo in doppia fila. li vedo, dal balcone, mentre provano ad aprire la portiera lato guida, ma senza successo. il più smilzo dei due si mette di traverso per passare nel piccolo spazio che c'è tra i due veicoli, e incredibilmente l'altra portiera della cinquecento, quella lato passeggero, era stata lasciata aperta. riesce quindi a sgusciare all'interno dell'abitacolo e a rimuovere il freno a mano e la marcia inserita. in questo modo, spingere poco più avanti la cinquecento è stato per loro un gioco da ragazzi, e hanno finalmente liberato la panda bianca dal sequestro coatto. io avevo finito la mia sigaretta, ed ero estremamente contento per la signora con la panda, ma più che altro per aver avuto esperienza diretta del fatto che l'empatia e la solidarietà ancora non abbiano abbandonato del tutto questa società. poi però succede qualcosa di imprevisto: la signora sale all'interno del suo veicolo, accende la panda ma.. non si muove. resta lì, ferma. non più bloccata da un incivile che ha abbandonato il suo catorcio in doppia fila. lei però non si muove. vedo movimenti brevi e decisi all'interno del suo abitacolo: evidentemente la signora, prima di mettersi in strada, doveva scaricare la tensione. non era in grado di garantire un'adeguata sicurezza a lei e agli altri utenti della strada se si fosse messa in marcia in quel momento, e consapevolmente si è presa qualche minuto per lei, probabilmente per piangere in macchina e scaricare la tensione accumulata nell'ultima mezz'ora. o almeno, questa è l'impressione che ho avuto io nell'assistere alla scena dal mio balcone. poi dopo almeno cinque minuti buoni, finalmente ha preso coraggio e, con un paio di "bacetti" al paraurti delle auto parcheggiate davanti e dietro di lei, è riuscita a prendere la strada e andare ovunque lei stesse andando. l'ho salutata dal mio balcone, augurandole un viaggio sicuro e il meglio per tutto, se lo meritava più di chiunque altro ieri sera. un pensiero al proprietario della cinquecento: spero che un giorno ti capiti quello che è successo alla signora della panda, e che quel giorno tu venga colto da un fulminante attacco di dissenteria.
disclaimer: in un mondo della comunicazione sempre più rapido e conciso, d'impatto e polarizzato, scrivere un post così lungo può essere considerato un atto rivoluzionario. e quindi eccomi qui signor giudice [mai metafora fu più calzante].
sono settimane, se non mesi ormai, che sto cercando di informarmi nel modo più obiettivo possibile su come orientare il mio voto per il prossimo quesito referendario. come sempre più spesso accade nei dibattiti pubblici, è in atto una polarizzazione così marcata che il rumore di fondo della propaganda sovrasta qualsiasi tipo di accesso asettico sul tema, rendendo la raccolta di informazioni estremamente farraginosa. parto dicendo che soffro di un bias piuttosto marcato quando si tratta di giudicare l'operato politico dell'attuale esecutivo. trovo inoltre che la qualità della classe politica tutta, in maniera trasversale, sia ai minimi storici da che io possa avere memoria, tanto da farmi quasi rimpiangere i parlamentari della prima repubblica.
dopo che l'attuale governo si è insediato a palazzo chigi nel Q3 del 2022, la prima risoluzione "messa a terra" dall'esecutivo è stato il cosiddetto "decreto anti-rave", teso più che altro a cavalcare l'onda di sdegno generale cercando consenso, più che dimostrare di avere una progettualità tesa a migliorare la vita di noi cittadini. e questo è solo un esempio, ma che secondo me ha tracciato la prospettiva di come il governo volesse en plein air assecondare la pancia del paese. a ulteriore conferma, ricordo anche l'introduzione del reato di femminicidio nel 2024, a seguito degli avvenimenti di cronaca nera che hanno scosso l'opinione pubblica. e un governo che "va col vento" in base a ciò che accade nella cronaca è un governo opportunista, che non ha progettualità e che è in perenne campagna elettorale in cerca di consensi. ma questi erano solo alcuni esempi che per giorni e settimane hanno occupato l'informazione mainstream, anche perché le decisioni con impatto meno "catchy" e meno instagrammabili come l'abrogazione del reato di abuso d'ufficio o la compressione nei confronti dei PM riguardo l'uso degli strumenti di intercettazione fanno molto meno clamore, ma offrono indizi più chiari di quella che è l'agenda politica dell'attuale esecutivo.
detto ciò, e ribadito il mio preconcetto nei confronti delle scelte del legislatore, andiamo ad affrontare il tema più caldo dei prossimi 2 mesi: il referendum costituzionale sulla riforma della giusitizia. del tema sulla separazione delle carriere ho memoria da berlusconi in poi. l'opera di convincimento del cavaliere, attraverso reti televisive e periodici di sua proprietà, che le "toghe rosse" fossero un cancro da estirpare, accanite com'erano nei confronti del suo operato, mi ha sempre fatto pensare che fosse sbagliato mettere mano a una giustizia che, con tutte le indagini disposte a carico del cavaliere, sia comunque riuscita a produrre una condanna [processo mediaset: falso in bilancio, frode fiscale, appropriazione indebita] e diverse prescrizioni. per me era quasi automatico pensare che se da premier il cavaliere fosse riuscito a mettere le mani e riformare la giustizia, probabilmente non sarebbe mai stato condannato per alcun fatto. e quindi no, preferisco pensare che la riforma, nei modi in cui berlusconi l'aveva immaginata, fosse nociva per il paese ed estremamente profittevole per lui o per chi, come lui, avesse interesse nel depotenziamento della magistratura inquirente. nella nuova versione del testo però, per la quale saremo chiamati alle urne tra un paio di mesi, in grandi linee non cambia poi tanto almeno sotto questo aspetto. a corroborare questo pensiero ci pensa lo stesso ministro nordio, quando invita la segretaria del principale partito d'opposizione evidentemente schierata verso il no, a ripensare la sua intenzione di voto poiché quando l'opposizione tornerà a governare questo paese [?] potrà anch'ella beneficiare della riforma. ottimo spot ministro, e daje de spritzini.
al di là delle battute effimere, affrontiamo un attimo il tema della separazione delle carriere. in cuor mio, sono profondamente convinto che il magistrato inquirente e il magistrato giudicante [PM e giudice, per abbreviare] non debbano solo ricoprire ruoli separati e a compartimenti stagni, ma che debbano anche seguire percorsi di formazione indipendenti e svincolati l'uno dall'altro. sono fermamente convinto di questa cosa, e secondo la mia morale è una cosa oltremodo giusta che giudice e PM siano "estranei" tra loro, così come lo è la difesa nei confronti del giudice.
per ottenere questo, potrei agilmente votare sì al referendum e vedere finalmente in questo paese una magistratura meno accolita all'interno dei suoi membri. quello che però mi lascia estremamente perplesso è tutta la sovrastruttura tesa a questo obiettivo, definita dalle linee guida della riforma costituzionale: lo spacchettamento del consiglio superiore della magistratura [CSM], che con la riforma sarebbe trasformato in due organi di autogoverno dedicati, uno per i giudici e uno per i PM; e la conseguente istituzione di una alta corte disciplinare, tesa a controllare e giudicare l'operato sia dei magistrati inquirenti che dei giudici. i più svegli potranno già chiedersi: "beh, ma se vuoi separare le carriere dei magistrati, devi anche prevedere che l'attuale assetto istituzionale non sia più adatto allo scopo, e crearne uno nuovo che possa soddisfare i requisiti di legalità e giustizia sanciti dalla costituzione italiana". tutto giusto, ma proviamo per un attimo a prevedere gli outcome di questo nuovo assetto così com'è previsto dal quesito referendario: sebbene con la riforma il PM non sia de facto sotto giurisdizione del governo, il nuovo assetto lo separerebbe dal giudice, lo isolerebbe istituzionalmente e ammorbidirebbe le difese costituzionali che oggi rendono quella subordinazione molto difficile. in parole povere, indagini come quelle di tangentopoli / mani pulite [che già oggi, con l'attuale assetto istituzionale sarebbero difficilmente replicabili, come ci insegna il caso MOSE] con la riforma sarebbero pressoché impossibili da portare a termine.
ma come può il governo influenzare in maniera così diretta l'operato dei magistrati inquirenti? un esempio realistico di intervento normativo che oggi risulterebbe quasi impraticabile, ma che potrebbe diventare molto più agevole in futuro, è una legge che attribuisca carattere vincolante alle priorità dell'azione penale. in questo scenario il parlamento stabilirebbe che il ministro della giustizia, con un atto a cadenza annuale, definisca le priorità cui tutte le procure della repubblica devono attenersi nell'esercizio dell'azione penale. in concreto, una simile legge potrebbe imporre alle procure di concentrare risorse, tempo e personale su determinati settori ritenuti prioritari, come la criminalità comune, i reati di strada o l'immigrazione irregolare, lasciando invece sullo sfondo [o consentendo di rinviare e di fatto archiviare] procedimenti complessi e meno immediatamente percepibili dall'opinione pubblica, come quelli per corruzione, reati societari, frodi fiscali articolate o reati contro la pubblica amministrazione privi di un allarme sociale immediato. formalmente l'azione penale continuerebbe a essere qualificata come obbligatoria, ma nella sostanza diventerebbe selettiva e guidata da scelte esterne alla magistratura requirente.
allo stato attuale una legge di questo tipo andrebbe incontro a fortissime riserve di legittimità costituzionale per ragioni strutturali. dapprincipio, il pubblico ministero fa parte dello stesso ordine del giudice e qualunque direttiva di natura politica rivolta al PM viene inevitabilmente percepita come un'ingerenza sulla funzione giurisdizionale nel suo complesso [magistratura inquirente e giudicante, un tutt'uno]. la corte costituzionale tenderebbe quindi a vedere in una norma del genere un attacco all'indipendenza dell'intero ordine giudiziario. in seconda analisi, l'esistenza di un consiglio superiore della magistratura unico e forte, monolitico, garante dell'autonomia unitaria di magistrati giudicanti ed inquirenti, rende incompatibile l'introduzione di una catena di indirizzo politico parallela, che inciderebbe di fatto sull'esercizio della funzione requirente. infine il principio di obbligatorietà dell'azione penale è oggi interpretato in modo rigoroso come un dovere del pubblico ministero nei confronti della legge, non del governo o della maggioranza politica del momento; di conseguenza, qualsiasi priorità vincolante di fonte politica verrebbe considerata una deroga mascherata a quel principio. per queste ragioni una legge del genere avrebbe oggi altissime probabilità di essere dichiarata incostituzionale. lo scenario cambia sensibilmente nel momento in cui si introduce la separazione delle carriere così com'è pensata dalla riforma: con un pubblico ministero distinto dal giudice, dotato di un proprio autogoverno autonomo e qualificato come magistratura requirente separata, diventa molto più sostenibile sul piano teorico e costituzionale l'idea che il PM sia un organo chiamato ad attuare politiche criminali. a quel punto diventa anche più difendibile sostenere che tali politiche siano definite dal parlamento, come espressione dell'indirizzo democratico. in buona sostanza, la separazione delle carriere così com'è pensata dalla riforma apre lo spazio a interventi legislativi che, senza dichiarare illegittima l’attività del pubblico ministero, possono circoscriverne in modo significativo l’ambito di azione, rendendo alcune indagini strutturalmente più difficili o meno praticabili. in questo nuovo assetto, una legge sulle priorità vincolanti dell'azione penale risulterebbe più facile da giustificare costituzionalmente e richiederebbe interventi meno radicali sull'architettura complessiva dell'ordinamento.
è chiaro come il sole che questo appena espresso sia il mero pensiero di un cittadino qualsiasi, non addetto ai lavori e con un background formativo del tutto avulso a temi così complessi. ed è anche per questo che credo che decisioni di questo tipo, così tecniche e peculiari come la riforma della giustizia, non possano essere demandate tout-court a 60 milioni di cittadini che di mestiere fanno tutt'altro. anche perché in quest'ottica è molto più facile orientare il voto con la propaganda, e la sfida poi la vince chi ha più mezzi e strumenti per metterla in atto a proprio vantaggio. avrò di sicuro scritto inesattezze, fatto errori macroscopici e scritto una serie di incontenibili baggianate. e non ho affrontato argomenti collaterali al tema che riguardino la polizia giudiziaria, eventuali alternative alla riforma che andremo a votare, e via dicendo.. ma è il modestissimo [nonché parziale] frutto di una raccolta di informazioni perpetrata nel caos della polarizzazione, della propaganda più becera e dei canali di informazione sempre più proni ad accontentare questo o quell'indirizzo editoriale piuttosto che attenersi ai dati asettici e obiettivi. in ogni caso, non mi aspetto un'affluenza alle urne superiore al 30%. e comunque sono convinto che la stragrande maggioranza di coloro che andranno a votare lo faranno per ideologia e senso identitario nei confronti di questo o quello schieramento politico, di certo non perché abbiano un'idea forte, strutturata e autoprodotta sull'argomento.
stamattina ho deciso che sarebbe stato un giorno buono per migrare da un server all'altro i file che condivido con la mia famiglia. fino a oggi avevamo una cartella condivisa su google drive contenente i file "di famiglia", come foto delle ricorrenze [compleanni, feste di laurea, matrimoni, ecc..] o documenti medici [ho trovato anche dei green pass risalenti ai tempi del lockdown!], cose così. ho deciso, nel lento ma costante processo di abbandono dei servizi google, di migrare tutto su pcloud e creare un account ad hoc per la gestione e condivisione dei nostri file. per aumentare lo spazio a disposizione sul server, ho dovuto eseguire alcuni passaggi "sponsorizzati", come l'accesso al nuovo account tramite app mobile o cose così, dal momento che ogni account free tier dispone di 2GB di spazio, ma attraverso questi passaggi si può arrivare fino a 10GB. tra i vari passaggi, c'è quello di invitare un amico a iscriversi a pcloud. una volta che l'iscrizione viene effettuata e l'account "amico" verificato, l'invitante acquista in automatico 1GB di spazio gratuito in più, fino a un massimo di 4GB ottenibili coi referral. per ottenerlo, ho invitato un mio vecchio account email, quello che per tanti anni era stato il mio account principale. dopo essermi iscritto a pcloud con quell'indirizzo email, solo per avere quel GB di spazio in più sull'account condiviso con la mia famiglia, ho deciso di cancellare l'account "finto" e le relative email automatiche che mi erano arrivate da pcloud. così ho ritrovato nell'inbox anche delle email vecchie di 10 anni, e mi sono messo a leggere quello che mi scrivevo con una tipa, una certa Giulia. ci siamo scambiati una ventina di email in tutto, dal 2015 al 2017, per poi scomparire entrambi nell'oblio di internet. ricordo che iniziammo a scriverci qui su tumblr, lei pubblicò un post sul film birdman e io le inviai un messaggio privato. dopo pochi messaggi decidemmo di emanciparci dal servizio di messaggistica di tumblr e passammo alle email, che conservo ancora su quel vecchio account. ho fatto un deep dive della nostra corrispondenza, ritrovando foto che le inviavo io dai terrazzi di Roma, che visitavo mentre ero al lavoro, e delle informazioni sul suo conto relative agli argomenti della tesi di laurea che aveva appena sostenuto, o dei sogni editoriali che coccolava nella speranza di poter lavorare con le parole, un giorno. erano conversazioni piacevoli, di due personalità curiose e affini, benché entrambi fossimo ancora pressoché sconosciuti l'uno all'altra e utilizzassimo quella forma di comunicazione per tentare di stabilire un legame.
ho deciso quindi di vedere, a distanza di 10 anni, se riuscissi a trovare in rete qualche informazione su Giulia [magari per tentare di riaprire il canale comunicativo lasciato in sospeso dal 2017], cercando banalmente il suo indirizzo email [che era il suo nome e cognome, seguito dal suo anno di nascita]. dopo una breve ricerca, scopro che a marzo scorso Giulia è deceduta all'età di 34 anni. soffriva dalla nascita di una malattia a me ignota, la colangite sclerosante primitiva, della quale ovviamente non mi aveva mai parlato nelle nostre corrispondenze [evidentemente serviva un grado di intimità decisamente più profondo], e durante un controllo di routine presso l'ospedale Sant’Orsola di Bologna è avvenuta un'emorragia che non le ha più permesso di aprire gli occhi. ho così avuto modo di "conoscere" Giulia sotto un aspetto diverso, attraverso le parole su di lei espresse da chi la conosceva davvero, come il fratello Giuseppe. ho scoperto anche che lo scorso ottobre l'associazione della quale lei era vicepresidente ha organizzato un festival in memoria di Giulia, nella sua città natale in Puglia.
non posso dire che io e lei fossimo "amici" nel verso senso del termine, ci stavamo appena conoscendo e lo facevamo in un modo non convenzionale, soprattutto se penso a com'era la socialità nel 2015. sapere che quella ragazza non c'è più mi fa stringere il cuore, senza dubbio, ma mi fa anche pensare che l'istinto e la curiosità che mi spingevano 10 anni or sono a volerla conoscere di più, e veceversa farle conoscere la persona che ero io al tempo, erano non solo autentici, ma anche "giusti". è sì vero che postumi, ognuno di noi tendenzialmente viene descritto in maniera ben più accomodante di quanto invece si potrebbe fare di una persona ancora in vita.. ma il ritratto che oggi ho trovato in rete di Giulia non mi sembra affatto esagerato o mistificato, anzi. è stato un vero peccato non aver continuato a scriverci, avrei potuto conoscere davvero una persona meravigliosa, e magari condividere con lei parte del percorso di vita di entrambi.
non esagerare se non vuoi farti male e non scioperare se vuoi lavorare non esagerare se non vuoi farti male fagliela pagare fagliela pagare