Non ho la forza di mettere insieme una frase che abbia un senso...
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Non ho la forza di mettere insieme una frase che abbia un senso...
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Quel giorno in cui a Rio splendevano due soli...
Feliz cumple, D10S 💙
16.9.1984
D10S si presentò alla Serie A...
"Il pensiero negativo è l'anticamera della sconfitta"
Flavio Tranquillo, Basketball R-Evolution
"Ammonire i tuoi giocatori sulle cose che non devono fare è il motivo per cui così tante partite decisive vengono perse da squadre paralizzate dalla paura"
Pete Newell, allenatore rivoluzionario di basket
Fonte: Basketball R-Evolution di Flavio Tranquillo
10 Maggio 1987
L'Epifania azzurra
29.4.1990 vs 29.4.2021
È fin troppo riduttivo dire che quella mattina di ormai trentun'anni fa il clima in città fosse elettrico.
In barba ad ogni tradizione scaramantica, la città era tutta imbandierata d'azzurro già da qualche giorno.
Per la certezza matematica del titolo, al Napoli mancava appena un punto da conquistare all'ultima giornata in casa contro la Lazio che, a sua volta, non aveva più nulla da chiedere al campionato.
Ricordo ancora in modo nitido come si svolse quella giornata, nella febbrile attesa dell'evento che sarebbe andato in scena alle 16 nel rinnovato stadio San Paolo davanti a circa settantamila spettatori.
La notte fu turbolenta, i miei sogni di dodicenne appassionato di calcio furono un po' agitati a dire il vero...
Anche a casa mia, sin dal primo mattino, tutto era in fermento con i miei genitori intenti a preparare un sontuoso pranzo domenicale, questa volta ancora più succulento e speciale.
La mattina ricordo andai a messa con mia madre e ho ancora impresse nella memoria le parole di Don Mario, tuttora apprezzato sacerdote della parrocchia "Sacro Cuore" al Corso Vittorio Emanuele, che a fine celebrazione, dopo il rito di conclusione e la benedizione finale, disse candidamente:-"...e speriamo che oggi il Napoli ci regali la gioia del secondo scudetto".
Ancora mi commuovo al sol pensiero.
La partita fortunatamente si risolse dopo pochi minuti, con un gol di testa di Baroni su assist di D10S direttamente da calcio di punizione. Fu l'apoteosi in un tripudio di bandiere e sciarpe azzurre, accompagnato da canti e cori di giubilo.
Oj vita, oj vita mia...
Al termine della partita nulla avrebbe potuto tenerci chiusi una casa, neanche i postumi di una brutta varicella che aveva colpito il sottoscritto nei giorni precedenti.
"Enzo, scendi da quel cartellone (pubblicitario, n.d.r.) che sei ancora debole" mi implorò il mio amato papà, io che tutto imbandierato d'azzurro davo sfogo alla mia grande gioia.
A proposito, conservo ancora quella bandiera.
E la sera, tutti a casa dei nonni ai "Ponti Rossi" per dar via alla festa con tanto di torta a forma di scudetto tricolore.
Quel campionato, dopo una partenza bruciante, vide il Napoli calare tra la fine di Dicembre '89 e l'inizio del nuovo anno.
Poi, appena i sudamericani iniziarono a sentire il profumo dell'imminente Mondiale che si sarebbe disputato proprio in Italia, la musica cambiò.
Ci fu la brutta pagina dell'episodio della famigerata monetina che colpì Alemão con conseguente vittoria azzurra a tavolino per 2-0 a Bergamo (sul campo finì 0-0), nella stessa giornata in cui al Bologna non fu assegnato contro i rivali del Milan un gol a Marronaro con palla entrata di quasi un metro.
Hanno ragione i nostri avversari, aboliamo quella vittoria a tavolino e ripristiniamo il risultato del campo: il Napoli vincerà comunque il titolo con un punto di vantaggio sui rossoneri.
Il tempo non potrà mai scalfire il ricordo di quella bellissima giornata.
Grazie, eroi azzurri 💙
I tre tenori...
Ospina infortunato, sostituto da Meret.
L'ineluttabile caos partenopeo
L'unicità partenopea, nel bene e nel male, ha pochi eguali al mondo. Più precisamente, penso sia sempre più evidente che tra le nostre specificità possiamo sicuramente annoverare anche quella di distruggere quanto di buono costruiamo.
Attenzione, il discorso non deve essere considerato esclusivamente circostanziato all'ambito sportivo ma allargato anche alla gestione della cosa pubblica napoletana e al sociale.
Non sappiamo godere del buono ma, paradossalmente, sembra che amiamo esprimerci di più quando c'è un qualcosa di negativo da commentare.
C'è una nuova isola pedonale? Non va bene. Ci sono nuovi autobus? Sono pochi. Si inaugura una nuova stazione della metropolitana? Chissà quanto durerà? C'è una squadra che da quattordici anni a questa parte, ossia dal ritorno in Serie A, sta facendo tutto sommato bene considerando la storia del club di buon livello ma non certo alla pari delle tre squadre più titolate del Nord? Anche questo non va bene, perché "nuj amma vencere...", dimenticando che siamo riusciti a conquistare appena due titoli nazionali in quasi 95 anni e grazie ad un certo signore riccioluto di nome Diego, che riposi in pace.
Tutto questo per ribadire un concetto già accennato nelle ultime settimane da un ex allenatore, Ottavio Bianchi da Bergamo, che appunto uno scudetto, il primo, a Napoli è riuscito a vincerlo e a momenti vinceva anche il secondo se non fossero sopraggiunti inspiegabili fattori esterni e localmente individuabili a interrompere il sogno.
Lo stesso Bianchi fu costretto a lasciare la guida tecnica dopo la conquista del primo storico trofeo internazionale, la Coppa UEFA 1988-89.
A Napoli è tutto maledettamente più complicato.
Negli ultimi quattordici anni si poteva fare di meglio? Probabilmente sì. Si poteva fare peggio? Sicuramente sì.
Tuttavia quest'anno le colpe possono essere equamente divise tra club, direzione dell'area tecnica inclusa, allenatore e squadra.
Le colpe del club
De Laurentiis è stato finora un gran gestore dell'azienda Napoli, garantendo solidità finanziaria e consolidando il club nei piani alti del calcio italiano. Però il suo ruolo di padre-padrone non ha sempre giovato e, indubbiamente, mancano figure di raccordo tra dirigenza e squadra. Il solo Giuntoli non può bastare.
Il Napoli, poi, non sembra essere all'avanguardia per quanto riguarda le strutture e l'aspetto legato ai media, oggi imprescindibili.
Il d.s. Giuntoli, dal canto suo, ha compiuto operazioni di mercato un po' troppo avventate: Rog, Maksimovic, Lobotka, Malcuit e altri come loro, hanno rappresentato scelte dispendiose non in linea con il progetto tecnico del Napoli. Bisogna anche però dar merito del fatto che altri movimenti (Vinicius, Inglese e altri) hanno invece portato delle ottime plusvalenze. Mettendo però il tutto sulla bilancia...
Le colpe del Mister
Se perdi il 30% delle partite disputate, un problema c'è e va al di là della sfortuna (vedi gli infortuni). Se in un anno passi dal 4.3.3 al 4.2.3.1 al 3.4.3 ti si può indubbiamente dar merito di essere una persona che guarda al di là della punta del proprio naso ma allo stesso tempo dài anche la sensazione di non avere le idee chiarissime.
Poi, in tutta sincerità, il buon Ringhio non ha mai dato la sensazione di essere felicissimo ma, ripeto, questa è solo una sensazione. E certe "uscite" in conferenza post partita potevano essere evitate.
Le colpe della squadra
Qui il discorso è molto più semplice: la squadra non ha gli attributi giusti per affrontare il vento avverso.
Le lacrime di Insigne dopo il rigore sbagliato in Supercoppa, il capo chino di Demme e Maksimovic dopo la "frittata" di Genova, gli errori continui nella costruzione dal basso quando sale la pressione avversaria, l'incapacità di ribaltare le partite...
In estrema sintesi, quando gira bene e sono in fiducia battono 6-0 Genoa e Fiorentina, 4-0 Roma e Crotone, 4-1 Atalanta e Cagliari ecc., quando però la situazione non è favorevole abbiamo le sconfitte interne contro AZ in Europa League e Sassuolo, Milan e Spezia in campionato cui si aggiunge il pareggio in extremis contro il Torino, più gli zero punti contro Inter, Lazio, Verona e appunto Genoa in trasferta. Non va bene per una squadra che punta alla zona Champions League.
Cosa dire in chiusura, prima del ritorno di Coppa Italia con l'Atalanta e la partita di campionato contro la Juve? Nulla, semplicemente "A' maronn c'accumpagn..."