I tuoi silenzi
Non ricordo bene il momento in cui ho smesso.
In cui tutto è diventato piatto, monotono, monocromatico.
A volte avevo più piacere a stare solo che con te.
Ho smesso.
Di baciarti, toccarti, esserci, percepirti, pensarti.
Ogni giorno speravo solo di arrivare a quello dopo senza litigare.
Eppure non passava mai, i tuoi silenzi sempre più forti. Come un rumore bianco.
Giorno dopo giorno, diventava tutto più cupo, si era spento tutto lentamente, come una candela.
Non ricordo l’ultima volta che ti ho vista ridere, l’ultima volta che mi hai confidato un segreto, un timore, un piccolo sogno.
Non ricordo l’ultima volta che ci siamo chiamati al pomeriggio per decidere cosa mangiare la sera.
Non ricordo l’ultima volta che ti ho fissato senza parlare.
Non ricordo l’ultima volta che ti ho parlato, di me, di noi, di quello che provavo.
Ho smesso di concentrarmi sui momenti belli.
“Dimenticandomi che l’amore è una montagna da scalare, in due e a mani nude.
Non una comoda scampagnata in seggiovia.”
Mi sono lasciato trasportare dalla paura, dalla monotonia, dai trabocchetti che tendevo a me stesso, alle bugie che mi raccontavo per non vedere, sentire, ascoltare.
Avevo smesso di ascoltarti. Di ascoltare i tuoi silenzi.
Fatti di tutto. Carichi di emozioni.
Se avessi ascoltato quei silenzi e non le mie paure, avrei capito che non ti sentivi più apprezzata, voluta, desiderata.
Ma prima di quelli, ci hai provato, mi dicevi che ero distante, scontroso, assente.
I film sul divano sono diventati un “no stasera ho sonno”, le serate al Mcdrive a parlare si sono trasformate in “oggi fa freddo, non ho voglia”, i drink e ubriacarsi insieme sono
improvvisamente diventati “roba da ragazzini”. Avevamo smesso di divertirci. Di essere noi, anzi, IO avevo smesso di credere in noi. perché tanto TU eri li. e non immaginavo che ora, in questa stanza, mentre il sole di dicembre tramonta, uno spiraglio di aria gelida
entra dalla finestra, metafora del mio cuore, di ritrovarmi solo con le mie emozioni, a parlare da solo ed ascoltare i miei pensieri.
Dovevo ascoltare le tue parole, anche quelle non dette, anche quelle urlate durante le lunghe litigate, quando urlando mi chiedevi aiuto.
Mi chiedevi di salvare quello che io non vedevo più.
Finché non sei andata, stufa di tutto, arrivati al limite anche dell’amore sopportabile… ed è li, in quel silenzio assordante che ho capito.
Che le parole possono fare male… ma i silenzi di più.





















