bello sparire cercare ritrovare e poi ancora sparire non cercare essere contenti e restare
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Xuebing Du
Noah Kahan
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★

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Mike Driver

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@plejaderne
bello sparire cercare ritrovare e poi ancora sparire non cercare essere contenti e restare
l'avevo cancellato dai miei ricordi quell'abbraccio, il tuo sorriso imbarazzato dopo avermi vista piangere, i tuoi occhi che cercavano di leggermi tra le righe che le lacrime avevano lasciato sulle guance
dopo essere stata a firenze, non posso fare a meno d'immaginare di aver assistito con i miei occhi all'incontro immaginario fra dante e beatrice
lascia che i polpastrelli scorrano leggeri sul bianco marmo di cui sei fatto
lacrime
il favoloso mondo di amelie è uno di quei film che non avrei mai dovuto vedere
artista di strada lungo le strade fiorentine
quando ascolto i depeche mode, inevitabilmente mi sembra di far parte dell'adolescenza di mia madre, colei che mi ha trasmesso questa passione. quando li ho sentiti suonare dal vivo, il mio pensiero era fisso sulla sua figura, desideravo ballare con lei a ritmo delle loro note, volevo parlarle ad alta voce e chiederle cosa la canzone le ricordasse, confrontare le emozioni vecchie e le emozioni nuove. poi, proprio all'inizio di enjoy the silence, mi ha inviato un messaggio bellissimo che mi ha fatta piangere per tutta la durata della canzone
mani nei musei capitolini
ieri sera sono tornate alle mie orecchie, simili ad una folata di vento forte ed inattesa, le parole che g. mi ha sussurrato alle orecchie qualche anno fa, durante un lungo abbraccio. erano chiare come appena pronunciate, mi hanno fatto provare la stessa, grande, emozione. in quel momento credevo d'essere protagonista di un libro d'avventura, dove mi veniva concesso un semplice ma sincero momento d'affetto dopo una pericolosa impresa. terminato l'abbraccio, g. ha ripetuto, con il labiale, rendendo così quelle tre parole pure e fresche come gocce di rugiada, "ti voglio bene". nessuno mai ha saputo renderle preziose ed autentiche come lei ha fatto.
mi aspettavo al mio risveglio invadenti raggi di sole dritti negli occhi, il sottile pulviscolo che sembra avere luce propria, le iridi azzurre della mia gatta e l'amaro del caffè
mi aspettavano, invece, furiosi litigi che inevitabilmente donano pessimismo al resto della giornata
galata morente
marsia era un uomo dalle grandi doti musicali, sapeva incantare il popolo con il suono del suo flauto. la sua superbia cresceva di giorno in giorno, e ben presto cominciò a convincersi di avere più talento di apollo. i due si sfidarono in una gara musicale che venne vinta dal dio, forse per mezzo di un inganno, e marsia, come punizione, le braccia e le gambe legate ad un albero, venne scuoiato vivo.
quella dei musei capitolini è una copia, e la scelta del marmo dalle sfumature violacee è in grado di darci l'idea del corpo martoriato
dopo il lungo giro in bicicletta mi son fermata sotto alberi accoglienti. osservavo l'ombra delle foglie riflettersi sulle pareti del globe theatre di villa borghese quando ho notato un ragazzo provare con enfasi il suo copione. porgeva la mano ad una dama immaginaria, si alzava e la faceva danzare, discorreva con voce potente e rassicurante, teneva il volto nei palmi vedendola allontanarsi
c'è chi mi parla di profumi, di certe vampate che arrivano improvvise e nei luoghi più inaspettati, di certe essenze che portano scritti nomi di persone amate o che si amano. mi piace immaginare che il tuo sia un aroma particolare, in cui l'odore della terra bagnata si confonde con quello della brezza primaverile che porta con sé le tracce dei fiori appena sbocciati. è un aroma che costruisco con le parole da te pronunciate, con il tono della tua voce, con il ricordo dei tuoi occhi che, di tanto in tanto e per un breve, brevissimo tempo, incontravano i miei
il compleanno più bello l'ho passato con loro
non dare per scontato che io sia sola. non dare per scontato che non ci sia nessuno, accanto a me, ad ascoltarmi, perché non sai i quadri a cui ho confessato segreti, le stelle con cui ho parlato dei miei insuccessi, le brezze a cui ho narrato storie, le nuvole a cui ho cantato le mie canzoni preferite, sperando che con la pioggia potessero portarle alle orecchie di altri.