ho sempre creduto che la bontà fosse la qualità non solo più alta, ma fondamentale per le definizione di essere umano. la presenza costante della religione durante la mia crescita ha sicuramente contribuito non poco a questa visione, ma tutti i protagonisti di quei racconti spirituali caratterizzati da una paziente anteposizione del bene dell’altro al proprio, da sorrisi miti mai in opposizione e da un’accettazione serena della morte, mi creavano sempre un moto di invidia. io non avrei mai contenuto in me quella luce emanata da loro, già solo per le emozioni suscitate da questa lettura, che si allontanavano da tutti i valori cristiani. il fatto che negli anni il mio pensiero si sia laicizzato, non ha di certo contribuito al suo sradicamento: da atteggiamento imposto dall’alto, era ora per me condizione naturale e necessaria al fine di essere una brava persona. ma anche cercando di votarmi interamente a servizio degli altri, c’è qualcosa che non mi riesce bene: in me c’è sempre una punta di troppo di ribellione, di egoismo, di risentimento. vorrei quel tanto di ingenuità che basta per far chiudere un occhio e invece c’è qualcosa di sinistro che stride con il candore che cerco di far apparire, una goccia di sangue sul mio vestitino bianco.


















