LE MASSE
Conosco la massa da trent'anni. A Milano mi chiamavano il «Barbarossa». Là potevo vuotare le strade! Un dittatore può essere amato. Quando la massa nello stesso tempo lo teme. La massa ama gli uomini forti. La massa è donna. Non esiste alcuna influenza di donne sugli uomini forti.
La massa per me non è altro che un gregge di pecore, finché non è organizzata. Non le sono affatto ostile. Soltanto nego che possa governarsi da sola. Ma se la si conduce, bisogna reggerla con due redini: entusiasmo e interesse. Chi si serve solo di uno dei due, corre pericolo. Il lato mistico e il politico si condizionano l'un l'altro. L'uno senza l'altro è arido, questo senza quello si disperde nel vento delle bandiere. Non posso pretendere dalla massa la vita incomoda: essa è solo per i pochi. Oggi ho detto solo poche parole alla piazza, domani milioni di persone possono leggerle, ma quelli che stavano sotto credono più profondamente in ciò che essi sentirono con gli orecchi, e potrei dire con gli occhi.
Ogni discorso alla massa ha un duplice scopo: chiarire la situazione e suggerire qualcosa di nuovo. Perciò per suscitare una guerra è indispensabile il discorso al popolo...
La disposizione dell'uomo moderno a credere, è incredibile. Quando sento la massa nelle mie mani, quando avverto la sua fede, o quando io mi mescolo con essa, che quasi mi schiaccia, allora mi sento un pezzo di questa massa. Eppure provo anche un po' di avversione, come la sente il poeta verso la materia che intende trattare. E lo scultore, non spezza forse talvolta per ira il marmo, perché questo sotto le sue mani non si plasma secondo la sua intuizione? In questo caso può addirittura accadere che la materia si ribelli contro il suo formatore. Tutto dipende dal sapere dominare la massa come un artista.
• Mussolini racconta Mussolini, Mimmo Franzinelli p.89












