Finalmente questo asfissiante anno sta per finire. Non voglio sprecare parole per scrivere lunghe e tediose frasi che raccontano dei momenti in cui la mia mente, il mio stato d’animo e il mio corpo hanno toccato il fondo. Mai. Non voglio nemmeno assumere quell’atteggiamento incline all’autocommiserazione. Mai più. Al contrario, mi piacerebbe richiamare alla mente le lezioni che ho appreso affrontando quelle - ormai lontane - situazioni.
- Le insicurezze, anche quelle a noi sconosciute, quelle che ancora non abbiamo riconosciuto, non devono avere il potere di decidere per noi. Quando permettiamo a queste di farci sentire insicuri, persi in noi stessi, perdiamo tempo. Ci roviniamo la mente e il nostro corpo non reagisce più. Anch’esso è in balia delle insicurezze. La soddisfazione, invece, è energia, armonia. Raggiungere un traguardo solo e soltanto con le nostre forze cancella ogni insicurezza, facendola finire in un cassetto nascosto in luogo buio della nostra mente per quei brevi, ma allo stesso tempo infiniti, momenti di gloria.
- Siamo, noi esseri umani, bravissimi nell’allontanarci. Basta una parola, un comportamento che si dilunga fino a diventare snervante, spossante. E lo sbaglio è di entrambe le parti, sta a queste poi riconoscerlo. Io mi prendo le mie colpe. Non sono la persona più perfetta del mondo, ma sono reale, nel senso che sono me stessa, nonostante le mie insicurezze e le prospettive che mi si presentano davanti agli occhi prima di prendere delle decisioni. Non ho mai cercato di piacere agli altri per forza, facendo degli interessi delle persone che mi stanno intorno interessi miei e nemmeno mi nascondo dietro l’immagine che mi è stata data, apparendo quella che non sono. Faccio capire, in svariati modi, quello che penso. Magari non lo dimostro spesso, a dire il vero quasi mai, ma tengo alle persone che amo. Le penso spesso, penso a quello che stanno facendo, penso al loro futuro e spero il meglio per loro. Non dimostrare l’affetto non significa non provarlo affatto. Stare da soli, per qualche giorno, non significa non voler avere rapporti con l’esterno; significa conoscersi, scoprire cosa ci piace di più, ascoltare nuova musica, guardare film, leggere e isolarsi dal mondo per qualche ora. Non significa vedersi mettere da parte, lentamente - ma neanche troppo. Rimuginare sul perchè o sul come, ahimè, aumenta solo quell’insicurezza che, seppur nascosta in qualche luogo della nostra mente, ci fa tanta paura. Spesso, aspettiamo una reazione alla nostra istintività impulsiva che, però, non arriva mai.
Evidentemente, troppa essenzialità fa male.
E così, un giorno di novembre, sono sparita, senza dare tante spiegazioni. Non lo vedo nemmeno tanto come un errore: sarebbe stato uno sforzo inutile parlare con un muro. Tutti sappiamo come accadono certe cose: tu cambi direzione, gli altri continuano per la loro strada; nessuno - nemmeno tu - sembra voler aggiustare quello che si è rotto. E, alla fine, credo che possa anche andare bene. Cinque anni diventano ricordi.
- La solitudine all’inizio fa paura. Tanta paura. Nemmeno un clown riuscirebbe a fare spaventare di più. Ma non siamo mai realmente soli, anche quando non abbiamo più nessuno da chiamare “amico”. Ci sono i genitori, le sorelle, quelle ragazze spostate che, anni fa, erano una parte costante della vita e la persona a cui abbiamo rovinato un anno o più della sua esistenza. Queste persone riescono a darti una scossa, prima che tu possa ricadere in quel tunnel orribile che solo il pensiero di poterci ricascare ti fa venire i brividi. Ti dicono la verità: “tu sei molto più di questo. Smettila e reagisci”, “non ne vale la pena”, “comincia a vivere davvero”, “accetta l’aiuto e ... esci dalla bolla”.
E l’ho fatto. Ho preso la scossa e sono rinata. Ho fatto pace con me stessa, prendendo una decisione che, a ripensarci, ancora mi spaventa. Mi sembra impossibile, ma la serenità è qualcosa di bello. Convivere con la consapevolezza di essere sereni è meraviglioso. Non mi fanno paura i pensieri altrui e nemmeno mi toccano certi commenti: ho imparato ad essere matura, a fare tesoro di ciò, e ad accettare che, nella vita, non sempre il vento gira a nostro favore. E poi... ho anche avuto il coraggio di dire ai miei quello che sentivo e svuotare il cuore e il cervello mi ha aiutato. Loro sanno quello che desidero di più. Loro sanno dove potrebbero trovarmi un giorno.
- Dobbiamo ritrovare noi stessi. C’è una parte di noi che si nasconde ovunque. Io mi nascondo nei tasti della tastiera del computer e nelle parole che si susseguono nel foglio, nelle parole di quella nuova canzone che non riesce proprio ad uscirmi dalla testa, negli occhi chiari di qualcuno che non riesco proprio a capire realmente, nella prima boccata d’aria che respiro appena fuori dall’aeroporto di Berlino, nell’odore strano che sento appena entro nella stazione della metro. C’è una parte di me ad Alexanderplatz... forse ora un bambino la sta rincorrendo felice. C’è una parte di me nei sorrisi delle mie sorelle che guardano il tramonto oltre la porta di Brandeburgo e nell’odore di cannella del tè di quella pazza che dice che il tè è troppo caldo per essere bevuto. C’è una parte di me nei personaggi dei libri che leggo, nei luoghi che spero di visitare, nel sorriso del mio cuginetto di sei anni che mi chiede di insegnargli le capitali degli Stati. C’è una parte di me persino nei colori della mia squadra del cuore: i colori del mare in tempesta e del cielo di notte. O nel bianco e nel rosso della maglia della squadra olandese che sto imparando ad apprezzare. C’è una parte di me dappertutto. Anche negli occhi gioiosi dei miei genitori che mi vedono spensierata e contenta.
Mi piace ritrovarmi in tutte queste cose.
Sto riflettendo da un’ora e mezza e dico “può bastare”. Non mi aspetto nulla dall’anno che sta per arrivare. Nulla, se non stare bene con me stessa. Tutto l’anno, senza pause.