Posted @withregram • @altorilievo.vdm «Io mio padre l'ho conosciuto 25 anni dopo, però se lo ricordava ancora bene il campo di concentramento dov'era morta tanta gente e lui era vivo, e passava la notte a chiedersi: "perché loro sì e io no?". E se lo ricordava talmente bene che non aveva voglia di parlarne. Non ne parlava mai. Allora io penso che forse è questo il problema: che chi poteva, chi aveva qualcosa da dire, non ha parlato. Non voleva parlare. E così adesso si trovano a parlare quelli che non ne san niente. Quello che non dovrebbero». Un grandissimo Andrea Pennacchi ricorda a @welikeduel l'esperienza di suo padre, deportato in campo di concentramento all'età di 17 anni. Riflettete, riflettiamo, prima di creare ignobili parallelismi con i diktat dittatoriali; con le imposizioni fasciste e naziste. È un paragone sconcertante; è una mancanza di rispetto per chi, in quegli anni, ha subito una vera privazione della libertà. . . #andreapennacchi https://www.instagram.com/p/CV9_awRrga6/?utm_medium=tumblr