Un giorno, la signora M decise di contare le foglie che cadevano.
"Uno, due, quindici elefante, sette" mormorava ad alta voce mentre sedeva su una panchina, osservando gli alberi spogliarsi lentamente. Un passante si fermò e le chiese: "Perché conti le foglie in questo modo?"
La signora M alzò lo sguardo verso di lui e rispose: "Perché le foglie non comprendono i numeri, e nemmeno io."
Il passante scosse la testa e si allontanò.
Poco dopo, un corvo si posò sulla sua testa.
"Non ti dà fastidio?" chiese un bambino indicando l'uccello nero.
"Chi?" domandò la signora M senza muovere un muscolo.
"Quello sulla tua testa!"
"Ah, ma non è sulla mia testa. È sulla sua ombra", replicò lei.
Il bambino aggrottò le sopracciglia, confuso, e corse via.
La signora M sorrise.
Le persone continuavano a passare, a domandare, a giudicare, ma lei non sentiva più il peso delle loro parole né delle loro opinioni.
Si alzò, lasciando cadere a terra tutti i numeri e i giudizi che aveva raccolto come foglie secche, e iniziò a camminare leggera come un soffio di vento.
In quel preciso istante, comprese che tutto, ma proprio tutto, dipendeva da lei.
E cosi, senza più appesantire e avvelenare il suo cuore, scomparve tra le foglie che non sapeva contare.