Dal Canada all’Africa: una panoramica sul circo che verrà al Festival du Cirque de Demain
Dal Canada all’Africa: una panoramica sul circo che verrà al Festival du Cirque de Demain
Nel 1862 a Parigi, sotto la supervisione del Barone Haussmann, veniva smantellato Boulevard du Temple, per i parigini del XIX secolo il Boulevard du Crime: un viale situato tra Place de la République e Place Pasdeloup che raccoglieva, tra baracche e sale teatrali più o meno improvvisate, tutta la ricchezza del vivace spettacolo popolare francese e le novità provenienti dagli angoli più remoti del mondo. A 150 anni di distanza, oggi come allora, le grandi novità del circo si trovano ancora a Parigi, ma dall’altro lato della città, a Pelouse de Reuilly, sotto il grande chapiteau del Cirque Phénix. Il Festival du Cirque de Demain, giunto alla 45ª edizione, si conferma così uno specchio dello sviluppo del circo a livello internazionale, un luogo in cui i diversi modi in cui il circo sta evolvendo si confrontano e valorizzano.
La corrente maggiormente rappresentata al festival, anche per ragioni storiche, è quella franco-canadese i cui stili distintivi, accomunati da un’estetica semplificata, sono ampiamente presenti in programma. In questo contesto, la compagnia canadese Machine de Cirque conquista il Grand Prix con un elegante numero di bascula, caratterizzato da una coreografia pulita e da un buon livello tecnico. Un risultato che rappresenta un riscatto dopo la partecipazione “mozzata” dello scorso anno, a seguito di un incidente avvenuto durante il primo programma di selezione, che aveva portato all’esclusione del numero dalla competizione.
Di stile ironico e brillante i salti nei cerchi di Hoops Désolé, che conquistano la Medaglia d’Argento. Il numero scherza con leggerezza, senza prendere posizione, sul superamento degli animali nel circo. Si tratta di un numero divertente, con trovate tecniche innovative e un ritmo incalzante che fin da subito conquista il pubblico, il quale senza particolari sorprese assegna anche il Premio del Pubblico. Una Medaglia di Bronzo va invece alle piramidi di sedie di Colin André Heriaud, un numero sempre brillante nello stile, ma più austero nell’estetica.
L’inarrestabile crescita del circo africano, sociale e non, è ben rappresentata al festival, anche attraverso due debutti assoluti: quello dell’Angola con Gildo Gomez (che a onore del vero ha studiato alla scuola di circo di Berlino) e quello della Costa d’Avorio con Yaya Diarrassouba, che conquista l’unica Medaglia d’Oro di questa edizione con un impressionante numero di contorsionismo e dislocazione.
La Cina prosegue la sua ricerca dell’exploit tecnico inedito con la Troupe di Hangzhou, che presenta uno sbalorditivo numero di verticalismo, valorizzato da un esercizio finale inedito. Tuttavia, in un palmarès che valorizza maggiormente la creatività rispetto all’exploit tecnico, il numero – che in altri contesti avrebbe potuto raggiungere le posizioni più alte del podio (si ricorda un recente argento a Wuqiao) – resta escluso dalle medaglie, ottenendo solo un Premio Speciale della Giuria.
In equilibrio tra tecnica, creatività e innovazione il Trio Rig’humaine, che presenta una combinazione di pose plastiche aeree con cerchio aereo, cinghie e sospensione capillare. Un numero ben realizzato, premiato dalla giuria con una Medaglia d’Argento. Altro numero aereo salito sul podio è quello dei francesi Victoria e Ilia, mentre resta escluso dalle medaglie il raffinato assolo di Thomas Rochelet. La giocoleria sale sul podio con il diabolo del brasiliano Vitor Martinez Silva. Ottiene invece una menzione della giuria l’interessante giocoleria “a tre braccia” dell’argentino Matia Muniz Del Rio, un’idea originale presentata in un numero fresco e godibile.
Seppur in modo più discreto, anche l’Italia è presente al festival all’interno del quadro aereo “Poésie Tribale”, presentato dal CIAM – Centre des Arts en Mouvement di Aix-les-Bains. Una coreografia di trapezio volante interpretata anche da trapezisti amatoriali, tra cui Alice Fant e Valentin Bogino, unici rappresentanti del nostro paese di questa edizione. Nonostante la complessità del quadro e della disciplina presentata, probabilmente a causa di alcune imperfezioni esecutive, Poésie Tribale resta escluso dai numeri premiati.
Come spesso si sottolinea, la comicità non è un ambito riservato ai giovanissimi e anche quest’anno nessun comico è presente in concorso. Il compito è affidato a due veterani del festival, Bert e Fred, che presentano quattro brevi riprese, must del loro repertorio: idee semplici e originali, eseguite in modo pulito ed efficace.
Meritano infine una menzione la brillante ed estrosa conduzione di Calixte de Nigromont, figura storica del festival, e l’orchestra che impreziosisce e valorizza molti dei numeri in competizione.
Il Festival du Cirque de Demain si conferma così un osservatorio privilegiato per comprendere la direzione che il circo sta prendendo: una materia viva che muta, si trasforma, evolve, restando sempre vitale e naturalmente camaleontica.
a cura di Salvatore Arnieri Foto di Bertrand Guay
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