Un milione di colpi, anzi due
Il mio occasionale vicino francese mi ha regalato una porta; non è la prima volta che lo fa, non capisco come mai abbia tante porte in soprannumero, da che ha aggiustato la sua casa. O meglio, lo capisco… Nella ristrutturazione ha adottato standard moderni, tipo porte a scomparsa per recuperare spazio calpestabile; una scelta discutibile, per me che ho adottato un criterio diametralmente opposto, quello di riportare la casa indietro nel tempo. Certo, non posso dire di averlo fatto con rigore, perché è fuori discussione ritornare ai gabinetti e alle cucine d’una volta, ma non c’è dubbio che la mia casa al visitatore trasmette passato, storia, mentre quella del mio vicino trasmette standard borghesi, da villetta unifamiliare, che snaturano la sua originale natura di casa di povera gente.
Ad ogni buon conto, il mio vicino mi ha dato quella che doveva essere la porta del croutin, della cantina, una bella porta in noce, che io intendo utilizzare come… portoncino d’ingresso: ho preso le misure, con qualche aggiustamento si può fare.
Il fatto è che questa porta ha subito mani e mani di biacca e l’unico modo che ho trovato di metterla a nudo, senza rovinarne la superficie, è… bocciardarla. Per chi non lo sapesse la bouciarda, nel piemontese tipico di queste luoghi di cave di pietra, è quell’arnese che serve a chi lavora la pietra per scalfirne la superficie e renderla… grotoluta, che sempre per i piemontesi vuol dire ruvida, anzi più che ruvida aspra. La vera pietra di Luserna, sappiate, non ha da essere liscia, ha da essere bouciardé, bocciardata. Questa è una versione dell’arnese in questione, ve ne sono altre, io ne ho una, da qualche parte, ma le punte ormai non mordono.
Ah… Chiaro che la parola bouciarda deriva dal francese boucharde, qui ne troverete la voce su Wikipedia francese, da dove ho preso l’immagine. Il testo spiega che la boucharde serve a togliere le asperità alla pietra, sappiate che l’uso corrente è esattamente opposto, tutt’al più toglie le asperità per renderle omogenee.
Ad ogni buon conto, non è con questo arnese che potrò scalfire la mia vecchia porta per riportare alla luce la superficie di legno; l’operazione è quella tipica dei bouciardìn, che sono quelli che bouciardavano la pietra, che da questa loro attività finirono per acquisire il nome, Bouchard, e che una volta, qui a Luserna, lavoravano in una località che si chiama tuttora appunto I Bouciardìn, l’operazione che devo fare è dicevo la bocciardatura, ma l’arnese sarà un piccolo scalpello largo 5 mm: dovrò assestare piccoli colpi per fare saltare via lo strato di biacca, scaglia dopo scaglia, un millimetro alla volta. Ho fatto un calcolo grossolano: ogni scaglietta sarà lunga come lo scalpello, 5 mm, e larga non più di 1 mm, il che in rapporto alla superficie della porta vuol dire che dovrò assestare un milione di delicati colpi di martello sullo scalpello. Quindi, conoscendo la mia scarsa precisione, ho cominciato a pulire la porta che mi ha dato il mio vicino sapendo che dovrò dare all’incirca due milioni di colpi, uno dopo l’altro. Un altro rapido calcolo mi ha informato che mi ci vorranno più di duecento ore, che vuol dire due mesetti di lavoro, con settimana lavorativa di legge. Insomma…, dovrei restare all’interno della mia residua aspettativa di vita.
Un amico mi ha detto che il tutto è molto zen: concordo! Certo, bisogna avercelo, il tempo, e la mia condizione di pensionato è molto utile allo scopo, ma diciamocelo francamente, non è solo questione di avere tempo, è anche questione di concezione del tempo e di approccio. A me, prendere scalpello e martello, mettermi al tavolo e dare qualche migliaio di colpi, non mi stanca, non mi spazientisce; anzi, mi fa bene, perché intanto delle volte penso, delle volte invece mi svuoto la testa dai pensieri, delle volte mi sembra di riposarmi altre invece mi sembra di fare qualcosa per non stare a far niente.., e intanto il tempo fluisce, lento ed armonioso, ritmato da quei colpetti di martello toc-toc-toc e scandito dai mucchietti di scaglie che a cadenze regolari raccolgo e butto nella spazzatura, per evitare che il vento le disperda.
Provateci, vi farà bene, vedrete! E se non avete una porta a disposizione, venite qui, che per un po’ di mesi, per non dire anni, ve ne potrò fornire una.










