PER UNA STRANA COINCIDENZA
Mentre facevo una ricerca superficiale sul mio cognome mi sono imbattuto in Stefano Satanassi di Civitella, contadino nato il giorno di S. Stefano del 1910. Figlio di Giovanni, possidente, e Maddalena Baldoni, massaia, suo fratello Giuseppe, detto Fafì, era mio bisnonno e ciò fa di Stefano mio prozio. Sposato con Carola Ricci di Galeata, nel 1931 è chiamato alla visita di leva ma viene riformato per problemi di salute, per poi esser rivisitato all'ospedale militare di Bologna e assegnato ai servizi sedentari. Il 12 dicembre ‘43 si unisce alla Resistenza con l’8° Brigata Garibaldi e viene riconosciuto partigiano combattente nel distaccamento guidato da Duilio Piolanti, nome di battaglia Bérba (barba). Partecipa alle azioni dei ribelli fino al 18 agosto ’44 quando un rastrellamento nazifascista lo sorprende in un podere presso Pianetto di Galeata. L’operazione ha come obiettivo la base partigiana di Pieve di Rivoschio e porterà alla fucilazione di alcuni partigiani presso la fornace Bisulli di Meldala. Stefano viene portato a Forlì e da lì deportato in Germania. Viene dato per disperso finché non si scopre la sua morte, avvenuta il 9 febbraio 1945 nel campo di prigionia di Wanne-Eickel a causa di un bombardamento Alleato. Era stato assegnato ai lavori forzati come deportato politico. Per una strana coincidenza il 9 febbraio è anche il mio compleanno. Stefano muore a 34 anni, ho cercato una sua foto sul monumento ai partigiani di Civitella ma ho trovato soltanto il nome. Poi mi sono ricordato che tutti i partigiani della provincia sono celebrati anche nel sacrario di piazza Saffi a Forlì, a due passi da casa mia. Un monumento che avevo osservato innumerevoli volte e quella foto era proprio lì, davanti a me; un prozio combattente di cui fino a poco fa non sapevo nulla mi fissava e chiudeva un cerchio. Oggi il suo corpo riposa in Germania, nel cimitero militare di Francoforte. Sulla lapide c’è scritto “partigiano.” Chissà, forse dovrei organizzare un viaggio.














