Collage
Dalle tue labbra, la sigaretta è caduta. La breve traccia, ti unisce a lei. E lei è un viso Dentro una bolla, un profilo morbido Tutto intento a te. Chissà chi guardava, sul giornale, quell'attrice, Che nome aveva la sua felicità O se sola, si curvava sullo specchio Su se stessa, come ogni mattina Quando solo i gatti lo sapevano e lo sanno. Molte cose avvengono Senza che nessuno le veda e le dica E di queste cose, infine, è fatta la vita. Nel tuo collage, che sembra un quadro di Chagall, Tu sei risibile con quel corpo piccino Un poco goffo sotto la grande testa. Lei è una statua, che danza e che rotea La corta gonna sulle gambe snelle. La bella donna, dall'espressione stupita, È come presa dal vortice di te. Non ha capelli né cervello per soffrire: Soltanto un viso, per farsi ammirare E con lo sguardo illude che le ciglia Siano cortine di una grande tenerezza. Ma le donne sono un popolo nemico, Che tu le batta, le usi, le ricordi, Restano libere dal pensiero di te, Sono la dea che ti guarda come straccio Senza vita che il suo cane le riporta.
Pure, su questa danza tragica Io rido come immagino abbia sorriso tu. E il motivo è che c'è una nostra parte Superiore, che ci guarda dall'alto E non ci fa essere immersi nelle cose Come a volte, ci sembra, a soffocare.
Saremo liberi dal male della vita, Cadranno i chiodi dalla croce dove stiamo, Completeremo la nostra passeggiata Sulla collina più alta, senz'affanno.
Spiegazione: ho scritto di getto questa pagina del mio diario dopo aver visto, nella sezione fotografica della biografia di Cesare Pavese, "Il vizio assurdo" di Davide Lajolo, quello che lo stesso definisce "un fotomontaggio". Esso fu ritrovato, alla morte dell'Autore, fra le sue carte. Nella mia pagina, lo definisco un "collage". Esso è costituito da ritagli di giornale, che compongono l'immagine di una coppia che danza: l'uomo ha il volto di Pavese. Sulle due figure, all'altezza del grembo, è incollato un titolo di stampa, "La luna e i falò".












