Bava, peli e agopuntura, ma anche tanto cuore: The School Nurse Files
Quando hanno annunciato l’uscita di The School Nurse Files su Netflix ho subito drizzato le orecchie. Ho visto esattamente zero k-drama fino ad oggi – romance e thriller non sono esattamente i miei generi preferiti – ma leggendo la premessa mi sono immediatamente convinta che potesse trattarsi di qualcosa molto più nelle mie corde; mi piacciono le storie che seguono un guardiano della soglia tra il quotidiano e il soprannaturale (vedi Mushishi), adoro i monster of the week e la pessima CGI, e soprattutto mi cattura subito quell’atmosfera a metà tra il ridicolo e la serietà che riesce a trasmettere il trailer. Mi sono quindi decisa a salvarlo nella lista dei desideri e ad aspettare l’uscita per decidere se vale la pena vederlo, visto l’entusiasmo con cui ho accolto il primo annuncio. Fin qua, storia terribilmente noiosa, tant’è che quando ho iniziato la visione non stavo nemmeno meditando di farlo diventare materiale per il blog, considerando che si tratta di una serie uscita su una delle più grandi piattaforme di streaming, con premesse tutto sommato riconducibili ad un filone del fantasy abbastanza popolare.
Tuttavia, non appena la serie esce succedono due cose. Uno, questi sei episodi non se li fila nessuno. Al mio radar internettiano non arriva un singolo parere sulla serie, positivo o negativo che sia, e rimane quindi in un limbo da cui non si schioda perché ho sempre qualcosa di più promettente da guardare, se non altro perché ho letto recensioni positive in merito. Probabilmente qualche blog specializzato in k-drama ne ha parlato, ma essendo fuori dal giro il silenzio è stato assordante, anche in confronto ad altri usciti nello stesso periodo. Due, quando finalmente mi decido a guardare la serie scopro il motivo per cui non l’ha vista nessuno: è completamente fuori di testa. Non potevo dunque certo esimermi dal segnalarla!
Uno dei poster promo della serie. Ecco, se vi sembra un filo strano sappiate che è solo l’inizio.
Nel corso di questi sei episodi seguiremo le vicende di Ahn Eun-young, che sin da piccola possiede la capacità di vedere “la bava”, una sostanza gelatinosa che si appiccica agli esseri umani e cresce in presenza di emozioni forti, positive o negative che siano; la nostra protagonista si renderà presto conto che essa può diventare dannosa o addirittura mortale se non controllata, e deciderà di dedicare la sua vita a combatterla. Per fare ciò, inizierà a lavorare in una scuola superiore come infermiera, cercando di gestire contemporaneamente il lavoro quotidiano e le sue attività da esorcista-guerriera – non tutta la bava è così semplice da eliminare come sembra. Tuttavia la scuola in cui lavora non è certo un edificio normale, e per fare fronte ai pericoli che minacceranno gli studenti Ahn Eun-young avrà bisogno di nuovi alleati… Come il professore di caratteri cinesi reduce da un misterioso incidente, che è anche il nipote del fondatore della scuola e potrebbe conoscerne i segreti più reconditi. A questa premessa interessante ma non particolarmente originale si aggiungono però una miriade di personaggi, spunti narrativi e bizzarrie assortite: in sei episodi avremo a che fare con un culto à la Scientology, un insolito triangolo amoroso, agopunturiste magiche, peli di tutti i generi e mostriciattoli dai poteri nefasti! Verrebbe da chiedersi se questa carrellata di cose non rischi di diventare un amalgama informe di avvenimenti senza capo né coda, ma la ragione che mi ha spinto a scrivere questa segnalazione è proprio il fatto che la storia che si riesce a ricostruire alla fine di tutto è sorprendentemente coerente e intelligibile, nonché spesso piuttosto divertente.
Sicuramente il punto di forza principale della serie risiede in come gestisce tutto questo ammasso di roba che ci si para davanti nel corso degli episodi. Ci troviamo improvvisamente gettati in questo marasma di creature sovrannaturali che funzionano in maniera piuttosto opaca, ma è molto facile rimanere rapiti proprio perché le spiegazioni sono comprensibili ma ridotte all’osso. Abbiamo quasi sempre abbastanza informazioni per interessarci alla buona riuscita delle azioni della protagonista, ma allo stesso tempo siamo incalzati dai numerosi dubbi che ci sovvengono ad ogni episodio: che cosa sta facendo ora Eun-young? Come funzionano i suoi rituali? Perché ci sono piccoli polipi chibi ovunque? The School Nurse Files è molto abile nel non trattare lo spettatore come un cretino che necessita di spiegazioni ad ogni piè sospinto, offrendo quel tanto di chiarimenti che bastano per entrare nel vivo della vicenda e del conflitto tra la nostra protagonista e gli eventi assurdi che le capiteranno; difficilissimo annoiarsi, proprio per la quantità di problemi aperti in ogni momento della serie, e soprattutto per le stranezze che divertiranno qualunque amante della narrativa fantastica meno tradizionale che si rispetti.
Una tranquilla lezione in una scuola coreana. Circolare, circolare, non c’è niente da vedere.
Ad un ottimo ritmo che rende la visione dei sei episodi davvero leggera si aggiungono anche una regia e dei dialoghi assai curati. Spulciando la pagina Wikipedia per cercare le informazioni di rito (tipo come diamine si scrivono i nomi dei protagonisti) ho immediatamente scoperto che Lee Kyoung-mi, regista e una dei due sceneggiatori, ha già un film acclamato dalla critica coreana all’attivo e ha pure lavorato con Park Chan-wook sul set di Lady Vengeance – insomma, non esattamente la prima scappata di casa. Tutta questa esperienza si riflette chiaramente nella cura per i dialoghi e per tutte le interazioni, anche quelle più semplici e transitorie: ciascuno dei personaggi intavola conversazioni brillanti, interessanti e spesso surreali con gli altri, che permettono di decifrare un po’ meglio tutti i coinvolti: viene spontaneo il paragone con Bakemonogatari, anche il flusso di parole al secondo è più contenuto; in particolare la protagonista e Hong In-pyo (il professore sopra citato) danno vita sia a siparietti divertenti ma anche a scambi insospettabilmente intimi ed emozionanti, considerando il tono grottesco della maggior parte della serie, che permettono di cementare una certa empatia nei loro confronti e soprattutto per la riuscita della missione di Eun-young.
Indubbiamente è proprio lei a brillare su tutti, grazie alla sua personalità decisamente atipica per un’eroina del genere: Eun-young è strana, scostante, spesso sgradevole e ha un incredibile senso del dovere; vive pochissima socialità tradizionale e tutti i rapporti che ha all’interno della serie sono tratteggiati in maniera vivida e brillante, dall’amica agopunturista ed esorcista part-time alla relazione (non specificherò di che tipo… ) con Hong In-pyo che ribalta le noiose dinamiche del ragazzo tormentato&misterioso aiutato dalla crocerossina di turno in maniere divertenti e originali. Vedere una protagonista così particolare in una serie tv mi ha fatto molto piacere, soprattutto considerando l’abilità della sceneggiatura nel farci provare empatia anche per una personalità così bislacca e sopra le righe: vogliamo che riesca a salvare tutti i suoi studenti dalle minaccie che incombono sulla scuola, ma anche che riesca a conciliare la sua vita da esorcista con la rigida società in cui si trova suo malgrado impigliata.
Eun-young impegnata a sparare a della bava particolarmente aggressiva. Sì, la pistola in plastica è un’arma d’ordinanza degli esorcisti.
Nonostante l’alta qualità dei dialoghi e la competenza nell’impilare una sopra l’altra questi tasselli di pazzia per costruire una torre che non crolli rovinosamente sotto il loro peso, la serie è semplicemente troppo corta per trattare ciascuno di questi con la competenza dovuta. Non mi ha affatto sorpreso scoprire che è tratta da un libro piuttosto corposo – intitolato, ehm, School Nurse Ahn Eun-young – e che gran parte del suo materiale è arrivato indenne alla stesura finale della serie: ci sono troppi personaggi, diversi dei quali avrebbero potuto essere fusi assieme senza danno per costruire archi narrativi meno sbrigativi e più emotivamente carichi; moltissimo minutaggio è dedicato a studenti che avranno poi un ruolo marginale in seguito, invece di focalizzarsi su due o tre persone da coinvolgere sistematicamente per la durata della serie. Sempre per mancanza di tempo da dedicargli, capita che alcuni dei nodi logici che tengono insieme la vicenda scricchiolino: la serie per la maggior parte è piuttosto abile nel mostrare solo l’essenziale, ma a volte anche quello manca e ci si trova a guardare una scena dalle dinamiche poco leggibili; non aiuta il fatto che il mondo sovrannaturale opera con regole e leggi abbastanza vaghe, che spesso possono lasciare confusi circa le reali dinamiche degli eventi.
Anche il finale soffre una cronica mancanza di spazio: non è un finale tremendo e troviamo risposta a quasi tutti gli interrogativi che ci assillavano, ma queste risposte sono presentate in modo eccessivamente sbrigativo, specialmente a fronte delle indagini degli episodi precedenti, e manca un po’ di impatto emotivo e di risoluzione dei rapporti tra diversi personaggi. È un peccato, considerando quanto la serie avesse brillato fino al sesto episodio, ma era anche la conclusione inevitabile di una produzione a cui è stata dato pochissimo respiro per raccontare una storia così ricca – o al contrario, della scelta di buttare troppa carne al fuoco per seguire il romanzo originale.
Per esempio, l’incidente di Hong In-pyo non diventa mai rilevante per la storia, nonostante nei primi episodi sembri essere un mistero importante da risolvere. Anche il fatto che la Safe Happiness sparisca immediatamente dalla scuola senza alcuna conseguenza per i protagonisti appare un po’ forzato: davvero anche il campo di forza di Hong In-pyo smette di interessarli non appena la scuola viene distrutta? Sarebbe bastato un episodio in più per chiarire questi punti più oscuri.
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Ringraziamo Netflix per l’impossibilità di fare screenshot delle cose di cui voglio parlare, sia mai che qualche pazzo là fuori scelga di guardarsi senza pakareh la serie usando gli screen dell’amico anziché digitando serie sub eng sulla barra di ricerca di Google. Un vaffanculo è sempre d’obbligo.
Insomma, The School Nurse Files è molto divertente, assolutamente fuori di zucca e sorprendentemente coerente: nonostante l’eccessivo affollamento di personaggi ed eventi che la rendono faticosa da seguire e non sempre limpida nei suoi salti logici (e talvolta del tutto incomprensibile), merita una visione se almeno qualcuno degli elementi che ho citato cattura il vostro interesse. La serie si trova su Netflix, ma in mancanza di un abbonamento ci sono tanti altri mezzi perfettamente legali e per nulla legati a criminose attività marittime per procurarsela: date una chance a questi soffici polipetti!
This week, Gavia and Morgan watch the offbeat fantasy k-drama The School Nurse Files, based on Chung Serang's award-winning novel. Starring Jung Yu-mi as a high school nurse who has the power to see auras and "jellies" that manifest people's feelings, the show feels like a teen dramedy and a zany fantasy show rolled into one. Topics include the show's unique tone and approach, lead actress Jung's refreshingly unglamorous performance, Netflix's global business strategy, and more.
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There’s something in this school. From her first day at work, she could sense it. Sadly, Eun-young was not your ordinary school nurse. She always carried in her handbag a BB gun and a rainbow-colored toy knife that extended from a funnel-shaped sheath. Why does a mentally sound woman in her thirties have to carry these things around? It upsets me to have to do it, but there’s no other way. Actually, I do it because I’m not mentally sound. Ahn Eun-young, laidback school nurse at M— private high school, teasingly called “A-neun hyeong” (the “knowledgeable type”) by her friends, had the power to see and fight invisible things.
When did it all start—should we say right from the beginning? Eun-young knew her world was different from others’ early on. She began to clearly recognize it when she was ten. Her mother had bought a house for much lower than market price and was excited to tear down a kitchen wall for remodeling, but Eun-young had strongly objected. The structure is nice as it is. If you put up new wallpaper or worse, create a lot of bother tearing things down here and there and remodeling, I’ll go and live with Dad, she threatened. There was a woman in the walls whose face was a little careworn but kind. It was better if her mom didn’t know anything about these things. When ten-year-old Eun-young sat at the table eating her cereal and milk, the woman in the walls would look down at her, quietly smiling, which was fine because there was no hostility in her gaze. People like Eun-young have to develop a sense of whether something is hostile or not from an early age.
It wasn’t just dead people she saw. Living people made things, and they looked even creepier. For example, the naked figures that floated around the school, filling the air. Oh, how I hate teenage kids. When no one was looking, swish, swish, she swung her knife at the students’ erotic fantasies and drove them away. They’re so young, and their predilections are already so diverse. So what she was really seeing was a kind of ectoplasm, the cohesive form taken by tiny undiscovered particles emitted from dead and living things. The pale, jelly-like blobs differed in viscosity according to type and life stage. Surprisingly, dead things did not cohere well. Living things were the problem—the onset of secondary sexual characteristics was nasty and repulsive.
Animated by Eun-young’s spirit alone, the toy knife and gun could fight the jelly-like blobs. The BB gun was good for twenty-two rounds a day and the plastic knife for fifteen minutes of use. In addition, if she had an Egyptian Ankh cross and Turkish Evil Eye, a rosary from the Vatican and prayer beads from Buseoksa Temple, and an amulet from a Shinto shrine in Kyoto, then these could be extended to twenty-eight rounds and nineteen minutes. The school nurse’s life revolved around totems like these.
She’d been at a university hospital until a few years ago. She wasn’t a professional exorcist, and she had to make a living somehow. Even though she hadn’t made the cutoff, she was admitted to nursing college and had stayed with the hospital continuously. Hospital or school, it was the same: They all teemed with spirits. Why did I choose to become a nurse? No, no. People don’t really choose their jobs—their jobs choose them. I believe this more as the years go by. She disliked terms such as “vocation” at their essence, so she didn’t think of herself as accepting or taking on a job. Rather, she thought of herself as having given up on living an easy life from the outset. She’d only worked the tough units at the hospital, and she’d been even more worn down than she was now. After a few years, she could no longer handle the long dragged-out fights in the corridor at daybreak. She then decided to make use of the school nurse certification she’d attained at university. If the choice was between horror and porn, naturally she’d take porn.
But at this school, quite apart from the porn jelly blobs, there is something bad pricking into the students’ necks. And I felt a strange dampness the moment I set foot here. I guess I’m bound to this destiny.
With the BB gun and toy knife tucked behind her back under her coat, Eun-young left the health room.
Chung Serang (b. 1984) debuted in 2010 with the story “Dream, Dream, Dream” in the SF fantasy magazine Fantastique. Her first novel, Show Me Your Snaggletooth, incorporated stories ranging from science fiction to the historical. Her second novel, Hana from Earth, was an ecological SF love story. She received the Changbi Prize in Fiction in 2013 for As Close as This and the Hankook Ilbo Literary Award in 2017 for Fifty People. Her other popular works include Jaein, Jaewook, Jaehoon, a story about three siblings with minor superpowers, and School Nurse Ahn Eunyoung, a story about a school nurse who performs exorcisms. Her latest novel, From Sisun, comes out in June 2020. She has also published two short collections: See You on the Rooftop and I’ll Give You My Voice. As Close as This (CUON, 2015) and Fifty People (Akishobo, 2018) have been translated into Japanese. School Nurse Ahn Eunyoung has been published in Japan (Akishobo, 2020) and Taiwan (The Commercial Press, 2020), and is set to air as a Netflix Korea Original, titled The School Nurse Files, in 2020.