Ho un pensiero che nei momenti più difficili mi aiuta: "Se ce l'hai fatti finora puoi farcela ancora".
Tommaso Labranca in Claudio Giunta, Le alternative non esistono, La vita e le opere di Tommaso Labranca, Bologna, Il Mulino, 2020, p. 10
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Ho un pensiero che nei momenti più difficili mi aiuta: "Se ce l'hai fatti finora puoi farcela ancora".
Tommaso Labranca in Claudio Giunta, Le alternative non esistono, La vita e le opere di Tommaso Labranca, Bologna, Il Mulino, 2020, p. 10
Perfezionare se stessi, rendersi più civili e intelligenti, meno molesti nei confronti del prossimo, ...
David Hume a Williama Strahan, 12 agosto 1776: "Vi prego di apportare di vostro pugno la seguente correzione. Nel secondo volume delle mie Opere filosofiche, p. 245, rigo 1 e 2, cancellare queste parole: che c’è un sentimento di benevolenza nella natura umana."
David Hume, Dialoghi sulla religione naturale, a cura di Alessandra Attanasio, Torino, Einaudi, 1997, p. 347 (letto in Claudio Giunta, Le alternative non esistono, La vita e le opere di Tommaso Labranca, Bologna, Il Mulino, 2020, p. 7)
Claudio Giunta, In Italia tutto viene preso sul serio, tranne le cose serie, su Domani del 22/02/2022
Claudio Giunta, In Italia tutto viene preso sul serio, tranne le cose serie, su Domani del 22/02/2022
(...) "Ma la gratitudine che provo per tutto questo, per tutti questi presi in blocco arriva appena ad eguagliare la gratitudine anzi la devozione che provo per Radio Deejay e in particolare, nel palinsesto di Radio Deejay, per Deejay chiama Italia con Linus e Nicola Savino, dalle 10 alle 12 di ogni giorno feriale, con qualche supplemento domenicale fuori programma (perché a un certo punto si sono convinti che la loro trasmissione era una specie di servizio pubblico, e bisognava santificare anche la domenica col lavoro: sottoscrivo). Loro due hanno continuato a fare quello che fanno di solito egregiamente, hanno messo dischi e parlato con allegria del più e del meno, ma è chiaro che il compito è stato molto più arduo, perché hanno dovuto farci sorridere trasmettendo dalla città, Milano, in cui le cose sono andate peggio: la loro città. In queste settimane abbiamo fatto in tanti esercizio di monologo su Zoom o Meet, e chi insegna ha capito quant’è difficile restare concentrati quando si parla a un pubblico che non si vede, quante volte si rischia di perdere il filo, di balbettare. Tanto più è cresciuta, in me, l’ammirazione per chi, come loro, non sbaglia mai. Ma la tecnica non è poi così importante, la bravura tecnica ce la si aspetta; quello che uno non si aspetta – tra le 10 e le 12, su una radio privata – è la sensatezza dei ragionamenti, l’umorismo, l’umanità nel rapporto col pubblico e con gli ospiti, un repertorio di virtù che non si dà altrove nello show-business italiano (viene in mente semmai il tocco perfetto di Letterman: salvo che a Linus e Nicola nessuno scrive i testi), virtù che nella solitudine di queste settimane mi sono sembrate ancora più preziose, vitali addirittura." (...)
(ripetere sempre, con Bergman: «Si nasce senza scopo, si vive senza senso e quando si muore si sparisce»)
“C’è una puntata di Louie in cui Louis CK va dal medico, il dottor Bigelow, perché ha un mal di schiena feroce che gli permette a malapena di stare in piedi. Il medico – il super-burbero Charles Grodin, quello di Beethoven – lo riceve mangiando un panino alla scrivania, non lo degna nemmeno di uno sguardo e gli dice che il problema è che usa la schiena nel modo sbagliato: è stata disegnata per un mammifero che andava a quattro zampe, gli esseri umani hanno avuto la cattiva idea di scegliere la postura eretta, perciò è normale che ogni tanto la schiena faccia male. Sì, ma che fare? Niente: tutte le volte che non si ha mal di schiena ringraziare Dio per questo piccolo miracolo.”
LA PESTE NERA
Nel 1348 e negli anni subito successivi, l’Europa e l’Italia vissero un’autentica catastrofe: un’epidemia di peste nera, che causò la morte di circa un terzo della popolazione del continente. Il bacillo della peste giunse in Europa lungo le vie carovaniere che collegavano il Mediterraneo all’India e alla Cina. Per ironia della sorte, l’apertura verso Oriente, che aveva contribuito nel corso del Duecento allo sviluppo economico dell’Occidente, favorì una delle peggiori tragedie demografiche ed economiche vissute dall’Europa. La trasmissione della peste, infatti, ebbe per protagonisti involontari gruppi di mercanti, sui cui carri, accanto alle merci, viaggiavano anche ratti, per lo più attratti dalle derrate alimentari trasportate accanto a prodotti più preziosi, come tessuti pregiati e spezie. Il punto di irradiamento della pandemia fu la regione del lago di Balkash, nell’odierno Kazakistan, allora parte del regno mongolo. Secondo alcune fonti sarebbero stati propri i Mongoli a favorire la sua diffusione verso Occidente durante l’assedio della città di Caffa, in Crimea, quando alcuni loro guerrieri avrebbero gettato oltre le mura cadaveri infetti di peste, i cui bacilli, poi, sarebbero stati portati nel Mediterraneo dalle navi dei genovesi, che a Caffa avevano una loro colonia. Nel giugno del 1347 la peste si manifestò a Costantinopoli, presso il quartiere genovese di Pera, e, trasportata da galee genovesi, giunse a Messina nell’estate del 1347. Da qui, in breve tempo, si propagò in tutto l’Occidente europeo, dove rimase, in forma endemica, sino agli inizi del XVIII secolo.
Claudio Giunta - Cuori Intelligenti 1 (dopo 672 anni possiamo dire di avere imparato?)