herpes simplex?
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Cure Alternative
In questi giorni la moda mediatica si è incentrata su alcune morti causate da trattamenti per il cancro alternativi, diversi dalla classica chemioterapia.
Oltre a condividere perfettamente il pensiero di Natalino Balasso che scrive a tal proposito: “Che ci sia in giro gente che promette cure strabilianti che non hanno effetti è vero. Ma come sempre la moda giornalistica si aggancia a titoli precedenti, addirittura con frasi come "ricorda il caso della settimana scorsa". Così, senza capire, come un riflesso, come se uno coi capelli rossi avesse un incidente in moto e se un giorno ci fosse un incidente in cui son presenti una moto e un tipo coi capelli rossi, cercassimo di collegare i due casi. Il mese scorso erano di moda i genitori vegani che facevano morire i neonati, ora sono di moda le persone che rifiutano la chemioterapia e muoiono. La gente legge cinque articoli del genere e pensa: "Ecco, è un fenomeno che dilaga". Ma, scusate, guardiamo i numeri, non voglio dire di quei tipi di tumore che hanno un 50 o 60% di probabilità di morte, parliamo anche di una cura efficace, diciamo 80% di riuscita della cura. Su decine di migliaia di persone, il 20% di pazienti che muoiono sono comunque qualche migliaio di persone. Vi immaginate se i giornali ogni giorno (e ce ne sarebbero ogni giorno!) scrivessero: "accetta la chemioterapia e muore"? Come con gli ubriachi alla guida, con gli immigrati, coi rifugiati, coi cani che mangiano i padroni, i giornali seminano prove tracciando l'idea di un disegno, se solo ci girassimo dall'altra parte vedremmo una realtà opposta.”
Penso a come mai oltre a puntare il dito contro le cure alternative non ci si chieda il motivo per il quale esiste tutta questa sfiducia nella chemioterapia.
Mi chiedo se questo terrorismo psicologico mediatico non sia in qualche modo legato alla sempre più emergente paura delle lobby di perdere lauti compensi sui malati. La scienza (ufficiale e non) sta ampiamente dimostrando, nonostante le pressioni, che la chemio sia ormai una pratica, in molti casi, obsoleta che si limita a tenere in vita le persone a discapito della loro qualità di vita.
Qual'è quindi lo scopo ultimo della medicina? Tenere in vita le persone costi quel che costi? Ma se così fosse sembrerebbe più un insano senso di rivalsa contro la mortalità umana, una hybris contemporanea, un caparbio tentativo di esercitare il proprio controllo anche sul nostro inevitabile destino.
Oppure è quello di dare al malato un più ampio spettro di possibilità, di scelta, di autodeterminazione e libertà anche di morire se lo desidera, focalizzandosi quindi non sullo sconfiggere la malattia in sé per sé, non sul ritardare riduzionisticamente la morte, ma sulla possibilità di vivere dignitosamente nonostante la malattia, vivere il più qualitativamente possibile, nel pieno del proprio inalienabile diritto alla vita.