SUICIDA A 14 ANNI PER INSULTI ONLINE: È QUESTA LA NUOVA GENERAZIONE?
Shoccante l’avvenimento: s’è gettata dal tetto di un hotel, precipitando per trenta metri nel vuoto ed atterrando, sfracellandosi, sul marciapiede. La causa, assurda, gli insulti ricevuti su Ask.fm, un social network che permette di inoltrare e rispondere a domande, anonime o meno. Tragedia senza pari per i genitori, ai quali è indirizzata l’ultima lettera della quattordicenne, trovata accanto al suo zaino insieme ad altre: «Scusatemi per avervi delu-so», scrive. Autolesionista, fumatrice, forse per moda: erano queste le sue carat-teristiche, sulle quali gli in-sultatori facevano leva. Esa-gerando, troppo, con toni cattivi e sadici. Sicuramente una ragazza debole, con problemi interiori già presen-ti da prima degli attacchi ci-bernetici. Ma non è l’unico caso del genere. Questo non è che l’ultimo di una serie di suicidi (o tentati tali) di ragazzi e ragazze che i diciott’anni neanche li avevano compiuti. Lanciarsi da un palazzo, tagliarsi una vena, e per i più audaci im-piccarsi in un parco: queste le risposte della società moder-na, o di una parte di essa, ai problemi della vita adoles-cenziale. Che senso ha questa dilagante «imbecillità», questa fragilità nei giovani che mai nella storia ha avuto pari? Penso a malincuore che la vita reale, in contrapposi-zione a quella virtuale, abbia perso di valore; viviamo in un mondo nel quale una realtà fittizia può prendere (ed, in alcuni casi, ha già preso) il posto di quella effettiva. Soffrire a causa del simulato, del non-concreto, è ormai diventato qualcosa di talmente grave, per alcuni, da privare l’esistere del suo valore: a volte per un tormento interiore dettato da ben più gravi situazioni, ma purtroppo a volte anche per semplici crisi tipiche dei teenagers. Fosse un caso iso-lato, si andrebbe a puntare il dito verso il singolo atto, ma il fatto è ben più grave. La quattordicenne in coma per aver tentato il suicidio a Reg-gio Calabria dopo la diffusio-ne di un suo video erotico privato; il quindicenne gay romano suicidatosi per gli in-sulti omofobi che riceveva; sono solo altre vittime, ra-gazzi divorati da un qualcosa di più grande di loro, emble-mi di una realtà ciclica che si ripete quotidianamente. I giovani hanno perso l’attacca-mento alla vita? O sono stati solo divorati dalla modernità, educati ad una violenza verso gli altri e verso sé stessi per il solo gusto del barbarico? E, di contro, sono anche diven-tati più fragili, insicuri, inca-paci di affrontare il minimo problema senza ricorrere alla drasticità? A mio parere: sì. Sono due facce della stessa medaglia: la modernità ha generato giovani violenti “per vezzo”, non solo fisicamente ma anche psicologicamente, incapaci di concepire la gravi-tà dei propri gesti; e giovani fragili, troppo predisposti ad abbattersi, con una visione distorta della loro età e del loro tempo. I bulli del nove-cento agiscono su due binari: quello corporeo (mentre gli altri filmano con i loro smartphones, come a Bollate), e quello telematico, ben nascosti dietro uno schermo e un protettivo anonimato. È scempio generazionale? Sì.
Davide Pascarella












