📜VOCI DI ROMA 📜
LA BATTAGLIA DELLA SELVA ARSIA
"[...] Tarquinio, convinto che bisognava ricorrere alla guerra aperta, cominciò a girare per le città dell'Etruria implorando aiuto, rivolgendosi soprattutto ai Veienti e ai Tarquiniesi, pregandoli di non permettere che un compatriota, un consanguineo, ramingo, ridotto in miseria dopo aver posseduto un regno sì grande, perisse sotto i loro occhi coi suoi giovani figli.
[...] E così i due eserciti delle due città seguirono Tarquinio al fine di riconquistare il regno e di muovere guerra ai Romani. Giunti che furono all'agro romano, i consoli marciarono contro il nemico. Valerio guidava la fanteria disposta in quadrato; Bruto era andato innanzi in esplorazione con la cavalleria. Similmente in testa ai nemici avanzava la cavalleria; ne aveva il comando Arrunte Tarquinio, figlio del re; il re stesso seguiva con le schiere dei fanti. Quando Arrunte, grazie ai littori, ebbe individuato il console, riconoscendo Bruto, infiammato d'ira gridò: «Ecco l'uomo che ci ha banditi dalla patria. Eccolo che avanza tutto tronfio, fregiandosi delle nostre insegne. O dèi vendicatori dei re, assistetemi!». Spronato il cavallo si lanciò all'attacco proprio contro il console e Bruto s'accorse che l'attacco era diretto contro di lui; a quel tempo era un onore per i comandanti ingaggiare personalmente la battaglia; egli si espose quindi con ardore al combattimento e i due si affrontarono con tanta furia, l'uno e l'altro incuranti di coprire la propria persona pur di ferire il nemico, che, trafitti entrambi attraverso lo scudo dal colpo dell'avversario, stramazzarono morenti da cavallo rimanendo attaccati per le due aste.
Iniziò contemporaneamente da parte di tutti gli altri la battaglia equestre e poco dopo sopraggiunse anche la fanteria. Si combatté in quell'occasione con alterne vittorie e con quasi ugual successo; l'ala destra fu da entrambe le parti vittoriosa, la sinistra fu sconfitta. I Veienti, soliti ad essere battuti dai soldati romani, furono sbaragliati e messi in fuga; i Tarquiniesi, nemico nuovo, non soltanto resistettero, ma nel loro settore respinsero i Romani.
Dopo tale battaglia, sì grande terrore colse Tarquinio e gli Etruschi, che entrambi gli eserciti, il veiente e il tarquiniese, senza aspettare l'esito finale, di notte, si ritirarono ciascuno nella propria terra.
Nel silenzio della notte seguente una forte voce sarebbe risuonata dalla selva Arsia: fu creduta la voce di Silvano ed essa avrebbe detto questo: che nella battaglia gli Etruschi avevano avuto un morto in più, che la guerra era stata vinta dai Romani".
✍️ Tito Livio, Storia di Roma, II, 6-7 (traduzione a cura di Mario Scandola), BUR 2013.
(Nell'immagine: lastra ritrovata vicino a Perugia in una tomba etrusca, raffigurante due cavalieri e un uomo caduto).











