L'invidioso non gode di qualcosa se non del suo tormento senza pace...
...Non c' è mai un fondo, una sazietà, un appagamento definitivo per l'invidia. Nemmeno la morte dell'invidiato può placare la spinta invidiosa. Perché? Perché l'invidia non è mai invidia «di qualcosa» (di una proprietà o di una qualità particolare dell'invidiato), ma della sua vita, della vitalità della vita dell'altro. Quello che l'invidioso non sopporta è la manifestazione della vita differente dell'altro nella sua forza generativa. L'invidia è come una stanza dipinta di nero in cui non accomodandosi e non toccando nulla, l'invidioso ne esce macchiato.
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MASSIMO RECALCATI














