Queste stesse parole in bocca di Cecilia parevano nient'altro che suoni astratti, dietro i quali era impossibile immaginare sia la realtà della verità, che quella della menzogna. E sono venuto alla conclusione che lei non aveva che un solo modo di espressione, quello sessuale, il quale però era ovviamente indecifrabile benché originale e potente; e che con la sua bocca lei non diceva niente, neppure le cose che riguardavano il sesso, perché, per così dire, la bocca in lei era un orifizio falso, senza profondità né risonanza, che non comunicava con niente d'interiore. Tanto che, sovente, guardandola mentre mi stava accanto sul divano, dopo l'amore, supina e con le gambe aperte, io non potevo fare a meno di confrontare la fenditura orizzontale della bocca con quella verticale del sesso e di notare, meravigliato, quanto la seconda fosse più espressiva della prima, appunto nella maniera tutta psicologica che è propria a quei tratti del viso nei quali si rivela il carattere della persona.
[...] Qualcuno penserà, a questo punto, che Cecilia fosse stupida e, comunque, priva di personalità. Ma non era così: che Cecilia non fosse stupida, lo dimostrava, se non altro, il fatto che non l'udii mai dire cose stupide; quanto alla personalità, come ho già detto, altrove che nei suoi discorsi, così che riportare questi ultimi senza, contemporaneamente, accompagnarli con la descrizione del volto e del corpo di Cecilia, sarebbe un poco come leggere un libretto d'opera senza musica o una sceneggiatura senza le immagini dello schermo. Il linguaggio di Cecilia era così schematico ed esangue per la buona ragione che Cecilia stessa ignorava le cose sulle quali la interrogavo, altrettanto o forse più di me. Non si era mai fermata a guardare le persone e le cose della sua vita e perciò non le aveva mai veramente viste né tanto meno osservate. Insomma, essa era straniera a sé stessa e al mondo in cui viveva; né più né meno di coloro che non conoscevano né lei né il suo mondo.