Stamane, in auto ho ascoltato "Cadere Sognare" di Eugenio Finardi, contenuta nel suo ultimo album "Fibrillante".
Ascoltando il testo ho trovato un sacco di analogie con le tematiche di "The Memory of a Madman", album scritto da me con la mia band "Closure", uscito l'11 Marzo.
Per tutta la prima parte, la canzone potrebbe tranquillamente raccontare la vita di Mark Mullighan, il personaggio protagonista del concept del mio album, l'unica differenza sta nella collocazione temporale: Finardi ha attribuito al disco una connotazione assolutamente attuale, mentre il mio personaggio Mark Mullighan vive nella seconda metà degli anni cinquanta.
E' interessante, a mio avviso, il collegamento che ho trovato tra i due album: Mark Mullighan vive il "Cadere e Sognare" di una società vergine dalla globalizzazione, dalle distribuzioni di massa e dal consumismo come regola e tendenza del sistema economico moderno, mentre "l'uomo x", "uno come tanti, uno normale", di Finardi ne vive il risultato cinquant'anni dopo.
Tutto questo lo vivo ancor più da vicino, in un momento della mia vita in cui mi capita di patire certi episodi e certi comportamenti di persone con le quali mi è capitato di confrontarmi.
Mi sento in linea con le denunce di Finardi ma non in toto; secondo lui, la classe dirigente/politica e gli ideologici cresciuti alla Bocconi sono i primi colpevoli della situazione sociale odierna.
Io credo invece che il primo soggetto colpevole di questa situazione, sia proprio la società stessa, la popolazione che abita questo paese e, vista in maniera più ampia, la popolazione che abita l'intero globo.
I primi colpevoli siamo noi, noi che abbiamo sempre fatto "quello che ci dicevano di fare", il primo colpevole è il "bravo uomo" protagonista della canzone, che si accontenta di un posto fisso per accendere un mutuo e sposarsi.
La colpa sta nel dover trasformare qualsiasi cosa in una rendita economica, smaterializzando la vera ed unica natura delle cose.
La colpa sta nel mettere l'interesse personale prima di tutto, e per ultimo il rapporto tra le persone.
Siamo noi che abbiamo creato il gioco e le sue regole, noi che ci schiacciamo l'uno con l'altro per poter rimanere all'interno del gioco.
La classe dirigente, gli ideologi e gli intellettuali sono solo pochi soggetti che hanno saputo giocare meglio della massa e che quindi hanno più punti accumulati che gli permettono di non mischiarsi con gli altri concorrenti ma addirittura di decidere le loro prossime mosse.
ll punto è che ancora non riesco a comprendere quale sia il montepremi finale, voglio dire, cosa si vince al termine del gioco?
In questo periodo sono tormentato da queste domande, da questi pensieri, ragionamenti. Come faccio ad essere eliminato dalla partita? Voglio perdere, non voglio vincere! E invece, ogni giorno che aggiungo alla mia vita è un passo in più verso la vittoria, come tutti gli altri.
Purtroppo devo sempre più convincermi che non si possa uscire dal gioco...
Purtroppo non resta che giocare, per poi "Cadere (e) Sognare".