Vorrei finire in un frullatore

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Vorrei finire in un frullatore
Dreame PortFresh, il frullatore portatile a batteria pratico, compatto e divertente - Recensione
Ammetto che all'inizio ero scettico. Quando mi è arrivato il Dreame PortFresh in versione Verde abete, l'ho guardato per qualche minuto sul tavolo della cucina con un'aria, diciamo, perplessa. La domanda era una sola: che senso ha un frullatore portatile, davvero? Perché ne avevo provati altri in passato, e il bilancio era sempre lo stesso: rumorosi, scarichi alla seconda banana, con quei coperchi traditori che ti riempivano lo zaino di smoothie alla fragola. Roba da buttare, in pratica. Eppure questa volta qualcosa è cambiato. Forse perché Dreame, lato piccoli elettrodomestici, sta diventando un brand piuttosto serio (basti pensare alle macchine del caffè o agli aspirapolvere senza fili che ormai si trovano ovunque). O forse perché il design del frullatore portatile PortFresh si è visto subito che non era il solito gadgettino cinese senza nome. C'era cura, peso giusto, materiali credibili. Insomma, l'ho preso, l'ho caricato, e mi sono detto: vediamo come si comporta sul campo. Il "campo", nel mio caso, è stato variegato. Ho portato questo frullatore portatile in palestra, al CUS Roma dopo le sessioni di tiro con l'arco, in scrivania durante le pause caffè, in auto sulla Cupra durante i viaggi più lunghi, e perfino in zaino in occasione di una gara. Sì, una gara di tiro con l'arco con dentro il PortFresh. Non lo avevo mai fatto con un elettrodomestico, devo dire. E qui viene il bello (o il brutto, dipende dai punti di vista): non solo è sopravvissuto, ma è diventato in poche settimane uno di quei prodotti che non sai più come hai fatto senza. Il prezzo? 89 euro di listino, con frequenti sconti che lo portano sotto i 75. Un posizionamento aggressivo, considerando le specifiche dichiarate (sei lame in acciaio, tripla batteria da 2000 mAh, design Twist & Go con la base che si nasconde dentro il bicchiere). Ma le specifiche si scrivono facili. La domanda vera è: vale la pena, oppure è l'ennesimo accessorio inutile che dopo due settimane finisce in un cassetto a prendere polvere? Spoiler: nel mio caso il cassetto non lo ha visto. Ma andiamo con ordine, perché qualche difetto c'è. Anzi, qualcuno mi ha pure stupito, in negativo. Attualmente è disponibile su Amazon Italia. Unboxing: poche cose, fatte bene La confezione è compatta. Niente cartone enorme con dentro tre quarti d'aria, come capita spesso con questi gadget. La scatola del PortFresh è essenziale, riciclabile, con grafiche pulite in tonalità verdi che richiamano la colorazione del prodotto. Sul davanti, il frullatore in render, sui lati le specifiche principali. Funzionale. Aprendola, la prima cosa che ho notato è stata l'ordine. Tutto al suo posto, niente plastiche superflue, niente pluriball aggressivo. Dentro ho trovato il frullatore già montato (bicchiere e base motore uniti), un cavo USB-C di buona qualità (rivestito in tessuto, mica il solito cordino bianco gommoso), un manualetto multilingua e una garanzia. Stop. Niente alimentatore da muro, e qui ci sarebbe da discutere. Sarò onesto: l'assenza di un caricatore mi ha fatto storcere il naso per qualche secondo. Poi però ci ho pensato, e a conti fatti ha un senso. Quanti caricatori USB-C avete in casa, in macchina, in ufficio? Io ne avrò una quindicina. Aggiungerne uno solo per il frullatore sarebbe stato spreco, oltre che peso aggiuntivo per l'ambiente. Quindi okay, la scelta è coerente con il trend attuale dell'industria, anche se chi non ha familiarità con la ricarica via USB-C potrebbe trovarsi spiazzato. Il manuale, devo dire, è ben fatto. Illustrato, chiaro, con una sezione dedicata alla sicurezza (importantissima, considerato che parliamo di lame affilate) e una alle prime modalità d'uso. C'è anche una piccola guida sui cicli di pulizia, che torna utile la prima volta. Non l'ho letto tutto, lo confesso (chi lo fa?), ma le illustrazioni mi hanno permesso di partire senza esitazioni. Quello che mi è piaciuto, in generale, è che la dotazione racconta già la filosofia del prodotto: zero fronzoli, tutto quello che serve, niente di più. È un approccio che trovo apprezzabile, soprattutto a questo prezzo. Mica male, come prima impressione. Design e costruzione: il verde abete è una bomba Partiamo dall'estetica, perché qui c'è poco da discutere. Il verde abete dal vivo è splendido. Profondo, leggermente desaturato, con quella punta di salvia che lo rende moderno e meno scontato del solito verde militare o del verde acido che si vede su tanti prodotti tech. Foto e render lo restituiscono abbastanza fedelmente, però vi dico che dal vivo guadagna ancora un pochino. Sulla scrivania, accanto al MacBook in alluminio, ci sta da paura. È uno di quei colori che non passano di moda, che invecchiano bene e che, pur essendo riconoscibili, non gridano "guardami". Promosso a pieni voti, lato cromatico. I materiali sono un altro punto a favore. Il bicchiere è in plastica Tritan senza BPA, trasparente con una leggera tonalità calda, resistente alle cadute. L'ho fatto cadere due volte (una accidentalmente in cucina sul gres, una sul parquet), e non un graffio. Né, tantomeno, una crepa. La base motore è realizzata con plastiche soft-touch nella stessa tonalità verde, e le finiture sono curate: niente bavette, niente accoppiamenti malfatti, niente clip che ballano. Il manico in silicone, che corre lungo un lato del bicchiere, è morbido al tatto ma rigido a sufficienza per non deformarsi quando lo si afferra. Anche da pieno (e parlo di 500 ml di smoothie con frutta congelata, quindi non proprio una piuma), la presa è salda e non scivola. Il peso, parlando proprio di sensazioni in mano, è ben bilanciato. Il dispositivo non sembra né troppo leggero (cosa che spesso si traduce in plasticosità percepita) né eccessivamente pesante. Sta in equilibrio, anche perché il motore è incassato nella base, mentre il bicchiere alleggerisce la parte superiore. Quando lo porti in zaino, fa il suo dovere senza farsi notare. Sì, occupa spazio, ma non è quel tipo di oggetto che ti distrugge le spalle dopo mezz'ora di cammino. La cosa che mi ha colpito di più, però, è il sistema Twist & Go. Stiamo parlando di una trovata semplice ma intelligente: la base motore si stacca dal bicchiere, si capovolge, e si infila dentro il bicchiere stesso quando non si usa. Risultato? Il volume complessivo si riduce, secondo Dreame, del 33% circa (che a occhio mi sembra realistico). E così quello che da "in funzione" sembra un mini-thermos, una volta riposto diventa un cilindro compatto, da infilare nelle tasche laterali di uno zaino o nel portabicchieri di una macchina senza problemi. Geniale, davvero. Una di quelle idee che ti fanno chiedere come mai nessuno ci avesse pensato prima. Sul fondo, una base antiscivolo in silicone evita che il dispositivo si sposti durante l'uso (e infatti, vi anticipo, le vibrazioni durante il funzionamento sono ben gestite, ma di questo parlo tra poco). Il tappo superiore si avvita con un mezzo giro deciso, e una guarnizione alimentare in silicone sigilla l'apertura per bere direttamente. Anche scuotendolo, capovolgendolo o portandolo in giro a testa in giù dentro lo zaino, mai una goccia fuori. Test fatto, certificato sul campo. Specifiche tecniche Specifica Valore Capacità di frullatura 500 ml Capienza totale bicchiere 880 ml Materiale bicchiere Tritan senza BPA Lame 6 lame in acciaio inossidabile Design vortice 4D Vortex Modalità preimpostate 5 (Blend, Smoothie, Crush, Pulse, Clean) Batteria 2000 mAh × 3 (6000 mAh totali) Cicli per ricarica completa Fino a 15 frullati Tempo di ricarica completa 65 minuti Tempo per un singolo ciclo 15 minuti di ricarica Porta di ricarica USB-C Indicatore batteria LED bianco/rosso Coperchio Antiperdita, per bere direttamente Manico Silicone ad alta resistenza Compattezza riposto 33% in meno rispetto al funzionamento Sicurezze Blocco bambini, spegnimento per surriscaldamento Lavabilità Bicchiere e coperchio in lavastoviglie Colorazioni disponibili Verde abete, Bianco luna, Grigio siderale Prezzo di listino 89 € Componentistica: cosa c'è davvero dentro Parliamo di hardware (passatemi il termine, anche se per un frullatore suona un po' altisonante). Il cuore del PortFresh è un motore brushless ad alta velocità integrato nella base, accoppiato a un sistema di sei lame in acciaio inossidabile disposte su due piani. La configurazione delle lame, in particolare, merita una nota: sono affilate quel tanto che basta, sufficientemente robuste, e disposte in maniera che il flusso interno generi quel famoso vortice che Dreame chiama 4D Vortex Design. Tradotto in parole povere: gli ingredienti vengono richiamati verso il centro e verso il basso, dove le lame li tritano ripetutamente. Niente "isole" di banana intera che resistono al massacro, niente angoli morti con polpa che galleggia. La base motore è ben sigillata. Tra il vano elettrico e il bicchiere c'è una guarnizione consistente che impedisce ai liquidi di infiltrarsi. Ho letto online di gente che si preoccupa, sapendo che ogni base è una potenziale infiltrazione. Posso dirvi che dopo circa due mesi di utilizzo intenso non ho avuto neanche un'avvisaglia. Vibrazioni gestite, motore che gira con un suono pieno (non stridente come capita ai frullatori scarsi), e una sensazione generale di solidità che ispira fiducia. La batteria interna è composta da tre celle da 2000 mAh ciascuna, per un totale di 6000 mAh nominali. Una capacità importante, soprattutto considerato il form factor. Le celle sono disposte intorno al motore, e questo aiuta sia il bilanciamento del peso sia la dissipazione termica. La porta USB-C per la ricarica è protetta da uno sportellino in silicone (importante perché parliamo di un dispositivo che lavora con liquidi e umidità ) che si apre con un'unghia. La copertura è ben fatta, anche se devo ammettere che dopo molti utilizzi tende ad allentarsi leggermente. Non è un problema funzionale, ma un giorno potrebbe diventarlo. Vedremo nel tempo. Il pulsante di accensione è separato dal selettore di modalità , scelta intelligente: per avviare un frullato bisogna premere prima la modalità desiderata e poi il tasto di accensione. Questo evita le partenze accidentali se il frullatore finisce in fondo allo zaino con qualcosa che preme i pulsanti. Lo dico perché mi è capitato, con altri prodotti, di estrarre il frullatore scarico perché era partito da solo schiacciato tra il portatile e una felpa. Qui non succede. Una piccola nota sulla protezione termica: in caso di surriscaldamento (per esempio se si insiste con ingredienti troppo duri, troppo a lungo) il motore si arresta automaticamente. Non mi è mai capitato di farlo intervenire, ma è bello sapere che c'è. Stessa cosa per il blocco di sicurezza per bambini: una pressione prolungata su una combinazione di tasti disabilita l'avvio. Utile in casa con i nipoti che, ne sono certo, troverebbero il frullatore acceso un giocattolo irresistibile. Prestazioni e autonomia: la vera sorpresa Veniamo al punto. Quanto frulla? E per quanto tempo? Dreame dichiara fino a 15 cicli con una sola ricarica completa. Sulla carta è un numero importante, soprattutto considerando che parliamo di cicli di 15-30 secondi. Nella pratica, vi dico subito che non sono mai arrivato a quel numero, principalmente perché per frutta congelata e ghiaccio la corrente assorbita è maggiore, quindi la batteria si scarica più in fretta. Ma anche con miscele "pesanti" sono arrivato senza problemi a quattro o cinque frullati pieni prima di vedere l'indicatore rosso lampeggiare. Quattro o cinque cicli, in concreto, vuol dire una settimana abbondante per chi (come me) usa il frullatore tre o quattro volte a settimana. Lo metti in carica un sabato pomeriggio, e fino al sabato successivo non ci pensi più. Comodo. Davvero comodo, soprattutto se lo porti in giro e non vuoi stressarti a controllare ogni due giorni se è carico oppure no. La ricarica è uno dei punti forti. Dichiarata in 65 minuti per il pieno, nei miei test si è attestata intorno a un'ora abbondante (60-70 minuti, a seconda dell'alimentatore usato). Ma la vera comodità è un'altra: quei famosi 15 minuti di ricarica veloce ti permettono di avere energia per un singolo ciclo completo. Quindi se ti accorgi all'ultimo che è scarico, lo attacchi mentre prepari gli ingredienti, e nel tempo che ci metti a sbucciare la banana e tagliare le fragole è pronto a lavorare. Una funzionalità che sulla carta sembra marketing, e che invece nella pratica diventa una di quelle cose a cui ti abitui in fretta. Un dettaglio importante: il frullatore non funziona durante la ricarica. È una scelta progettuale di sicurezza, e la trovo corretta. Non vorrei avere un dispositivo con lame in funzione collegato a una presa elettrica vicino a liquidi. Quindi, se lo stai caricando, devi staccarlo per usarlo. Niente di drammatico, ma è giusto saperlo per non farsi prendere alla sprovvista. L'indicatore LED bianco/rosso è una soluzione semplice ma efficace. Bianco = batteria sopra il 30%, tutto bene. Rosso = sotto il 30%, è il caso di pensare alla ricarica. Niente percentuali esatte, niente schermi LCD, niente app che pretende di mostrarti grafici della batteria nel tempo (e per fortuna). Semplicità che funziona. Non avrei bisogno di sapere se sono al 47% o al 52%, mi basta sapere che ne ho ancora abbastanza per oggi. Punto. Test sul campo: due mesi tra Roma, palestre, gare e auto Ok, parliamo di prove vere. Perché le specifiche le scrivono i marketer, ma chi recensisce un prodotto deve prima portarlo in giro, sporcarlo, scuoterlo, dimenticarselo da qualche parte e poi ritrovarlo. Ho fatto tutto questo con il PortFresh nelle ultime settimane, e adesso vi racconto. Scenario uno: scrivania di casa, mattina presto. La routine più semplice e più frequente. Sveglia, doccia, e dieci minuti per preparare la colazione. Banana, una manciata di mirtilli congelati, un cucchiaio di proteine in polvere al cioccolato (uso sempre quelle), 200 ml di latte di mandorla. Ingredienti dentro, modalità Smoothie, quindici secondi. Bevuto direttamente dal bicchiere, mentre rispondevo alle prime mail. Texture cremosa, mirtilli completamente disintegrati, niente grumi di proteine (e questo è un test importante, perché molte proteine in polvere tendono a fare palline). Voto: ottimo, e considerando che l'alternativa è il blender da banco da 1.500 watt che fa rumore come un trapano, qui ci si sveglia in modo più civile. Scenario due: palestra, dopo la sessione. Mi alleno tre volte a settimana, e il post-workout è sempre stato un casino logistico. O ti porti lo shaker classico, e bevi proteine sciolte malamente nell'acqua, oppure aspetti di tornare a casa e nel frattempo ti scappa la finestra anabolica (che sì, esiste, anche se il bro-science la racconta peggio della realtà ). Con il portatile, problema risolto: prima di uscire da casa metto nel bicchiere proteine, banana e ghiaccio. Arrivo in palestra, finisco l'allenamento, vado in spogliatoio, aggiungo acqua dal rubinetto, frullo. Quindici secondi e ho uno shake fresco, freddo, perfettamente miscelato. Mai più tornerò allo shaker tradizionale. Mai più. Scenario tre: CUS Roma, dopo il tiro con l'arco. Pratico tiro con l'arco compound da anni al CUS Roma. Le sessioni durano due, tre ore, e quando finisco sono affamato come un lupo. La cucina del centro non è sempre disponibile, e in zona non c'è granché di sano. Soluzione: preparo a casa un mix di yogurt, frutta di stagione (in questo periodo pesche e fichi), una manciata di mandorle, un cucchiaino di miele. Lo metto nello zaino con il PortFresh. Finita la sessione, frullo direttamente dal bordo del campo. Una volta uno dei miei compagni di squadra mi ha visto e ha esclamato: "Ma che roba è quella?". Tre giorni dopo, ne aveva comprato uno anche lui. Effetto vetrina, lo chiamano. Scenario quattro: gara di tiro, fuori Roma. Questa è stata la prova più estrema. Gara fuori sede, sveglia alle cinque, due ore di macchina, gara dalle nove alle quattordici, poi premiazioni e ritorno. In zaino, oltre all'attrezzatura tecnica (che pesa già abbondantemente), avevo infilato il frullatore con base capovolta, più un piccolo contenitore stagno con frutta tagliata. Tra una serie e l'altra, mi sono ritirato in macchina, ho aperto il contenitore, ho versato gli ingredienti nel bicchiere con un po' d'acqua, e ho frullato. Risultato: un boost energetico immediato, senza dover ricorrere a barrette industriali zeppe di zuccheri raffinati. La gara è andata bene. Forse non solo per il PortFresh, ma chi può dirlo? Scenario cinque: auto, viaggio lungo. Cupra Formentor, viaggio di tre ore verso una zona del Lazio dove abbiamo una proprietà di famiglia. Sosta in autogrill, rifornimento di banana e caffè freddo (acquistato in lattina), e voglia di un caffè shakerato decente. Il frullatore portatile, posizionato nel portabicchieri della console centrale, ha lavorato perfettamente. Ho versato il caffè freddo, aggiunto un cucchiaino di zucchero di canna, mezzo banana e qualche cubetto di ghiaccio rubato all'autogrill. Modalità Crush, dieci secondi. Frappuccino casalingo, decisamente migliore di quello che avrei pagato sei euro in qualsiasi catena. Texture cremosa, schiuma in superficie, ghiaccio finemente tritato. La sosta in autogrill non è mai stata così piacevole. Scenario sei: viaggio in aereo. Test recente, voglio specificarlo: la batteria al litio del PortFresh è probabilmente al limite delle regole IATA per il bagaglio a mano (circa 22 Wh, compatibile, ma controllate sempre prima di partire). L'ho portato in stiva, capovolto e in valigia, durante un weekend a Milano. Una volta arrivato in hotel, ho potuto preparare la colazione invece di accontentarmi del pacchettino di biscotti del minibar. Comodità totale. Anche perché, ammettiamolo, le colazioni d'hotel sono spesso una via di mezzo tra il triste e il pessimo. Scenario sette: weekend in campagna senza corrente fissa. Ho una piccola proprietà a un'oretta di macchina da Roma, dove la corrente elettrica è limitata e c'è un sistema misto a pannelli solari che non sempre garantisce continuità . Lì un blender da banco è impensabile. Il PortFresh, invece, lo carico la sera in macchina mentre torno verso il paese, e una volta arrivato è pronto per due o tre giorni di smoothie mattutini. Frutta presa direttamente dal mercato locale, qualche cucchiaio di yogurt comprato in caseificio, un goccio di miele del produttore della zona. Colazione a chilometro zero, frullata in mezzo agli ulivi. Da urlo. Avere un frullatore che non dipende da una presa elettrica, in queste situazioni, fa la differenza tra "bevo acqua del rubinetto" e "mi godo davvero la vacanza". Scenario otto: pausa pranzo in ufficio. Per chi lavora in azienda, la pausa pranzo è spesso il momento più frustrante: o si mangia al solito bar sotto, o si scalda il pranzo da casa nel microonde della cucina comune (con le inevitabili occhiate dei colleghi quando porti il pesce). Con il PortFresh, ho cambiato approccio: porto da casa una busta con frutta tagliata e qualche ingrediente extra, e in cinque minuti netti mi preparo una bevanda fresca e nutriente sulla mia scrivania. La cosa che mi diverte di più è la reazione dei colleghi che passano: c'è chi sorride, chi chiede di provarlo, chi finge indifferenza ma poi torna mezz'ora dopo per chiedermi marca e modello. Effetto curiosità garantito. Scenario nove: festa improvvisata a casa. Una sera, amici a cena improvvisata, voglia di fare drink ma niente blender da banco a portata di mano (era in lavastoviglie). Ho recuperato il PortFresh dalla borsa da palestra (sì, vive lì), l'ho lavato al volo, e ho preparato due round di mojito frullati per cinque persone. Ghiaccio, lime, zucchero, foglie di menta, rum bianco e un goccio d'acqua. Modalità Crush per dieci secondi, poi Smoothie per altri cinque. Risultato: cocktail decenti, freschissimi, in tempi rapidissimi. Read the full article
Ninja BlendBoss con bicchiere portatile: la recensione di un frullatore che non ti aspetti
Partiamo da una confessione. Fino a qualche mese fa, sul mio bancone della cucina, troneggiava un frullatore classico da 45 euro comprato anni fa in un supermercato di Roma nord. Faceva il suo sporco lavoro, più o meno. Poi è arrivato questo. Il Ninja BlendBoss DB351UKST è un ibrido strano, nel senso buono del termine. Non è il solito frullatore da cucina panciuto, e non è nemmeno uno di quei blender personali minimal che sembrano provette da laboratorio. È qualcosa in mezzo. Hai una caraffa fissa, certo, ma anche un bicchiere portatile che si smonta, si riempie, si frulla e te lo porti via. Tutto dallo stesso motore. Ammetto che all'inizio ero scettico. Gli oggetti due-in-uno spesso fanno male entrambe le cose. E invece, dopo due settimane piene di smoothie, zuppe, impasti improvvisati la sera tardi e frullati portati in palestra, posso dire che questa piccola macchina color pietra mi ha conquistato più di quanto mi aspettassi. Non senza qualche riserva, sia chiaro. Chi cerca prestazioni da Vitamix a tre cifre dovrà guardare altrove. Ma se ti muovi in un territorio più domestico colazioni veloci, zuppe di verdure, milkshake del sabato, hummus improvvisati qui c'è una proposta solida, ben pensata, e a un prezzo che non fa paura. Il colore pietra, poi, è una di quelle scelte che ti fanno dire: finalmente qualcuno ha capito che non tutti vogliamo elettrodomestici neri, rossi o bianchi. Sta bene con tutto, dal marmo vero al laminato che finge di esserlo. Di seguito, come è andata davvero ma se volete acquistarlo subito potete andare direttamente sulla pagina ufficiale di Amazon Italia. Apertura della scatola: niente fronzoli, tutto al posto giusto La scatola arriva ben dimensionata, senza quell'eccesso di cartone che ormai abbiamo imparato a odiare. Ninja ha fatto una cosa intelligente: dentro non ci sono quei poliuretani espansi che si sbriciolano dappertutto, ma inserti di cartone sagomato che tengono tutto fermo. Punto per la sostenibilità , almeno formalmente. Tirando fuori i pezzi uno per uno, devo dire che la sensazione è di ordine. Ogni componente ha la sua sede, niente è avvolto in venti strati di plastica. C'è il blocco motore (la base, pesante, con i comandi), la caraffa principale da litro e mezzo con lame integrate e coperchio, il bicchiere portatile da circa 500 ml con il suo tappo da viaggio, un secondo bicchiere più piccolo non me lo aspettavo onestamente e la lama da avvitare ai bicchieri portatili. C'è poi un manualetto cartaceo in più lingue, italiano incluso, e una guida rapida con qualche ricetta base. Non è il livello di cura di certi prodotti giapponesi che ti fanno sentire l'unboxing come un rituale, ma non ci sono nemmeno scivoloni. La plastica dei bicchieri portatili è robusta, Tritan secondo le specifiche, e al tatto non ha quell'odore chimico che a volte ti accoglie quando apri elettrodomestici economici. Quello che mi ha colpito è la compattezza del blocco motore: meno imponente di quanto le foto sul sito suggerissero. Una volta liberato dall'imballo, l'ho appoggiato sul bancone e mi sono reso conto che occupa meno spazio del vecchio frullatore che stavo sostituendo. Buon segno. Mica sempre le proporzioni del marketing corrispondono alla realtà . Il colore pietra fa la differenza (e non è solo estetica) Ok, parliamo di design. Il BlendBoss nella colorazione Stone è una scelta estetica precisa. Non è grigio freddo, non è beige, è un colore terroso che ricorda certe ceramiche scandinave. Accanto a una macchina del caffè inox e a un tostapane bianco il mio scenario reale in cucina si integra senza strillare. Rende. La base è in plastica rigida con finitura opaca, che ha il vantaggio di non raccogliere impronte come farebbe un gloss. Sul fronte trovi la manopola centrale del potenziometro quella che gira e tre pulsanti per i programmi automatici. Tutto illuminato da un anello LED discreto quando accendi il dispositivo. Non siamo ai livelli di raffinatezza di un SMEG, ma nemmeno a quelli di un economico cinese anonimo. Sta nel mezzo, con dignità . Il peso è importante, circa 3,8 kg se ricordo bene. E questo è un bene, perché durante i frullati più intensi la base non balla sul piano. Ha anche dei piedini in gomma che aderiscono bene al marmo della mia cucina. Ho provato a frullare ghiaccio a piena potenza con il contenitore grande pieno fino a tre quarti, e non si è mosso di un millimetro. La caraffa principale è in Tritan plastica priva di BPA con capacità totale di 2,1 litri, ma quella usabile è più contenuta: circa 1,8 litri per bevande liquide. Il coperchio si aggancia con un sistema a baionetta semplice ma sicuro, con una linguetta centrale da premere per rimuoverlo. C'è anche un tappino removibile in alto, utile per aggiungere ingredienti a motore acceso. Classico, ma ben fatto. Il bicchiere portatile da 500 ml è la vera chicca. Pesa poco, ha una forma leggermente conica che lo rende comodo da tenere in mano, e il tappo da viaggio con beccuccio è pensato bene. Niente gocciolamenti, almeno nei miei test. L'ho portato in palestra, in macchina, al parco con Dafne (la mia pastore svizzero bianca, per contesto) e non ha mai versato una goccia. Il secondo bicchiere, più piccolo, è comodo per porzioni singole e salse. Specifiche tecniche Specifica Valore Modello Ninja BlendBoss DB351UKST Colore Stone (pietra) Potenza motore 1.200 W Velocità Manopola variabile + 3 programmi automatici Programmi preimpostati Smoothie, Frozen Drinks, Pulse/Ice Capacità caraffa principale 2,1 L totali (1,8 L utili per liquidi) Capacità bicchiere portatile 500 ml Capacità bicchiere piccolo 300 ml Materiale contenitori Tritan BPA-free Lame Acciaio inox, montaggio removibile Lavabili in lavastoviglie Sì (tutti i componenti tranne base motore) Peso base motore ≈ 3,8 kg Dimensioni ≈ 20 × 22 × 44 cm Lunghezza cavo ≈ 90 cm Sistema sicurezza Blocco se coperchio/bicchiere non agganciato Garanzia 2 anni Cosa c'è dentro: il motore da 1.200 watt fa la sua parte La voce più importante è il motore: 1.200 watt dichiarati sono un numero rispettabile per la categoria. Non siamo nei tremila watt di certi mostri commerciali, ma per uso domestico è potenza abbondante. E c'è un dettaglio che ho apprezzato: Ninja ha integrato un sistema di protezione termica che, in caso di surriscaldamento prolungato, ferma tutto automaticamente. Non mi è mai successo di attivarlo, ma è rassicurante sapere che c'è. Le lame sono in acciaio inox, a sei punte sfalsate per la caraffa grande e a quattro punte per i bicchieri portatili. La geometria non è banale: le lame inferiori sono orientate verso il basso, quelle superiori verso l'alto, e questo crea un vortice che tira il cibo verso il centro. Niente ingredienti bloccati in alto che non vengono frullati, almeno nei miei test. E niente bisogno di fermare la macchina per mescolare a mano, cosa che invece mi capitava con il vecchio frullatore. Un aspetto che merita attenzione è il sistema di aggancio tra base motore e contenitore. Ha una molla di sicurezza che richiede il corretto posizionamento prima di avviare il motore. All'inizio mi ha dato un po' da fare il bicchiere portatile va inserito e ruotato con un gesto preciso ma dopo due o tre volte diventa automatico. Frustrante i primi giorni, naturale dopo. Il cavo di alimentazione è di una lunghezza discreta, 90 cm circa, abbastanza per arrivare comodamente alla presa senza avere un groviglio sul piano di lavoro. Però sarò onesto: un metro e venti sarebbe stato meglio. Nella mia cucina la presa più vicina è sul muro opposto al bancone dove tengo questo genere di cose, e ho dovuto spostare un paio di oggetti per fargli posto. I tre programmi automatici funzionano davvero? Sì. La risposta breve è sì. Quella lunga richiede qualche sfumatura. I tre pulsanti sul frontale corrispondono ad altrettanti programmi preimpostati: Smoothie (per frullati di frutta e verdura), Frozen Drinks (granite, shake gelati), e Pulse/Ice (tritaghiaccio e funzione intermittente). Ogni programma alterna cicli di velocità diverse e pause brevi per far ridiscendere il contenuto verso le lame. Non è solo un timer c'è un'intelligenza, per quanto basilare, che gestisce il processo. Il programma Smoothie dura circa 50 secondi e produce risultati sorprendentemente uniformi. Ho testato una miscela standard banana, fragole surgelate, latte di mandorla, mezzo cucchiaio di miele e la consistenza finale è stata liscia al punto giusto, senza quei grumi di frutta congelata che a volte trovi in fondo al bicchiere. Il Frozen Drinks è più aggressivo, cicli più lunghi e potenza costante. Ideale per preparare una margarita o un frappé denso. Pulse/Ice è quello che uso meno, onestamente. Ho provato a tritare ghiaccio per un Mojito una sera (sì, lo so, ho standard alti), e ha fatto il suo lavoro. Ma per triti grossolani preferisco la manopola variabile in modalità manuale, dove posso fermarmi quando voglio. La mancanza di un'app companion è un po' una sorpresa di questi tempi mezzo mondo ti mette un'app anche sullo spazzolino ma in questo caso non mi è mancata. Un frullatore non ha bisogno di connettività Bluetooth e ricette guidate da smartphone. Premi, frulli, finisci. Se cerchi qualcosa con app, sappi che qui non c'è. E secondo me fa bene. Potenza reale e consumi: qualche numero Ho provato a misurare i consumi con un wattmetro da presa che tengo in casa. Niente di certificato, sia chiaro, ma dà un'idea. Durante un ciclo Smoothie completo, il picco di assorbimento tocca effettivamente i 1.100-1.150 watt nei primi secondi, poi scende intorno ai 900 watt durante la fase di lavoro costante. Niente sorprese, i numeri dichiarati sono veritieri. Il consumo medio per un ciclo di 50 secondi è quasi trascurabile per una bolletta domestica: stiamo parlando di frazioni di centesimi a frullato. Chi si preoccupa dell'impatto energetico di un elettrodomestico usato qualche minuto al giorno può stare tranquillo. Il rumore è il tipico rumore da frullatore potente. Non ho fatto misurazioni strumentali perché non ho un fonometro, ma a occhio (o meglio, a orecchio) siamo intorno agli 85-90 dB durante il ciclo pieno. Forte, sì. Però la durata breve dei programmi rende la cosa sopportabile. Ho frullato alle 7 del mattino senza svegliare mia compagna che dorme due stanze più in là , a porta chiusa. Con la porta aperta, invece, è un altro discorso meglio aspettare che si svegli da sola. Una cosa sui tempi di lavoro continuativo: il manuale consiglia di non superare i 3 minuti di funzionamento ininterrotto, e di fare pause tra un ciclo e l'altro. Per uso domestico non è un limite, ma se stai cercando qualcosa da usare in una piccola attività di ristorazione potrebbe essere un fattore. Test sul campo: cosa ho frullato in due settimane Qui entro nel vivo. Perché le specifiche tecniche si possono leggere ovunque, ma un frullatore lo capisci davvero solo quando lo usi in situazioni reali, con ingredienti veri, in cucine di persone normali. Smoothie mattutini Questo è stato il test più frequente. Dal terzo giorno ho instaurato la routine: banana, mirtilli surgelati, un cucchiaio di burro di arachidi, mezzo bicchiere di latte vegetale, un pizzico di avena. Il ciclo Smoothie produce una consistenza che definirei da bar professionale. Non ho trovato pezzi di frutta interi, la banana si è amalgamata completamente, il burro di arachidi non ha fatto grumi. Il bicchiere portatile, una volta riempito, ha il suo bel coperchio da viaggio e via, in macchina verso Roma centro senza una goccia fuori posto. Zuppe dense Qui sono rimasto piacevolmente sorpreso. Ho preparato una vellutata di zucca e carote, ingredienti cotti in pentola e poi trasferiti nella caraffa grande. Due minuti a velocità progressiva e il risultato era paragonabile a quello di un frullatore a immersione di fascia alta. Sorprendentemente, il motore ha lavorato bene anche con liquidi molto densi, senza quegli stalli che a volte capita di vedere nei frullatori sottodimensionati. Tritaghiaccio puro Ho messo cinque cubetti di ghiaccio grandi nel bicchiere portatile, ho avvitato la lama e azionato il programma Pulse/Ice. Risultato: neve triturata, fine, omogenea. In dieci secondi. Ho ripetuto la prova con la caraffa grande e dieci cubetti, stesso risultato, tempi identici. Non è cosa da poco per un motore da 1.200 watt frullatori più potenti a volte faticano su questa operazione. Hummus di ceci La prova più ostica. Ceci precotti (un barattolo scolato), due cucchiai di tahini, succo di limone, un filo d'olio, sale, mezzo spicchio d'aglio. Il problema tipico dei frullatori domestici con questa ricetta è che l'impasto tende ad aggrumarsi attorno alle lame, richiedendo fermi frequenti. Qui invece, grazie alla geometria dei vortici, ha fatto un lavoro pulito: una trentina di secondi a velocità media-alta e l'hummus era pronto. Non cremoso come quello professionale con due ore di lavorazione, ma decisamente al di sopra della media domestica. Milkshake con gelato Un classico del sabato sera. Due palle di gelato alla vaniglia, mezzo bicchiere di latte intero, un cucchiaio di sciroppo al cioccolato. Programma Frozen Drinks. Risultato denso, spumoso, con quella consistenza da diner americano che è esattamente quella che cercavo. Nessun grumo di gelato, nessun latte separato. Mi sono sentito per un attimo in Indiana, anche se ero in cucina a Roma. Prova estrema: noci intere Qui volevo vedere se reggeva. Ho messo 150 grammi di noci intere nella caraffa grande (senza liquido, per fare burro di noci) e ho lanciato il Pulse. In un minuto circa, alternando cicli, ho ottenuto un composto cremoso simile al burro di arachidi. Non è esattamente il suo scopo, ma ha retto. Il motore si è scaldato leggermente la base era tiepida al tatto dopo ma la protezione termica non è mai intervenuta. C'è un test che non ho potuto fare: preparare impasti duri tipo panetti di pasta o impasti per pane. Ninja specifica che il BlendBoss non è pensato per questo, ed è corretto. È un frullatore, non un robot da cucina. Per impasti serve un altro strumento. Approfondimenti: i dettagli che fanno la differenza Il bicchiere portatile: più utile di quanto pensassi Questa è la feature che trasforma il prodotto. Avevo previsto di usarlo due o tre volte e poi dimenticarmene, come capita con molti accessori di cui ti convinci in fase d'acquisto. Invece è diventato protagonista della mia routine mattutina. Il meccanismo è geniale nella sua semplicità : avviti la lama direttamente al bicchiere, capovolgi il tutto sulla base motore, frulli, svuoti la lama, avviti il tappo da viaggio e parti. Niente travasi, niente bicchieri da lavare in più. Il bicchiere in cui frulli è anche quello in cui bevi, è anche quello che ti porti dietro. Zero dispersione. Il tappo da viaggio ha una chiusura a scatto sicura e un beccuccio con apertura ampia, che permette di bere anche bevande leggermente dense senza dover tirare come con una cannuccia stretta. L'ho portato in palestra al CUS Roma dopo una sessione di tiro con l'arco quelle mattine in cui esci dal campo con un appetito fuori misura e il frullato era ancora fresco, senza perdite dentro la borsa. Dopo tre settimane di utilizzo quasi quotidiano, il tappo non ha mostrato segni di usura. Tenuta perfetta. Unico appunto: la capacità di 500 ml è giusta per una persona sola. Se vuoi preparare qualcosa per te e un'altra persona, devi per forza passare alla caraffa grande, oppure fare due cicli. Un terzo bicchiere portatile non avrebbe fatto male, magari di taglia intermedia. Qualità della lavorazione e consistenza dei risultati Un frullatore si giudica dalla consistenza di quello che esce. E qui il BlendBoss si difende con onore. Ho fatto un test diretto confrontando lo stesso smoothie (banana, fragole, latte) frullato nel mio vecchio apparecchio da 45 euro e in questo. La differenza è netta: dove il vecchio lasciava piccoli pezzi di fragola ancora identificabili, qui la consistenza è cremosa e uniforme come quella di un bar. Con le zuppe lo stesso. La vellutata di zucca è rimasta setosa, senza fibre residue, senza quella granulosità che a volte resta dopo un frullatore a immersione usato frettolosamente. Anche il gusto sembra migliore, credo perché l'emulsione è più completa e le molecole si distribuiscono meglio. O forse è suggestione. Però il risultato visibile è migliore. Dove invece ho notato un limite è nei semi piccoli, tipo quelli di chia o di lampone. Dopo un ciclo standard restano interi, il che per la chia è anche un pregio (si vuole mantenerne la consistenza), ma per chi non ama i semini tra i denti nel succo di lampone può essere un problema. Per polverizzarli completamente servirebbe un tempo di frullata più lungo, o un secondo ciclo. Pulizia e manutenzione: la funzione autopulente c'è, ed è una benedizione Sarò sincero: se un elettrodomestico da cucina è complicato da pulire, finisce in un armadio entro tre mesi. Il BlendBoss, fortunatamente, è facile. Primo: tutti i contenitori e le lame sono lavabili in lavastoviglie, nel cestello superiore. Non ho avuto problemi in due settimane. Le lame, essendo removibili dai bicchieri portatili, si puliscono meglio rispetto a sistemi dove la lama è fissa dentro la caraffa. Secondo: c'è una funzione di auto-pulizia che fa miracoli. Metti acqua calda nella caraffa grande fino a metà , un paio di gocce di detersivo per piatti, chiudi il coperchio, e lanci il programma Pulse per una decina di secondi. Il risultato è che la caraffa si pulisce da sola, anche dopo aver frullato cose particolarmente unte come l'hummus. Sciacqui e via, asciutto. Questo per me fa la differenza tra un frullatore che uso tutti i giorni e uno che evito perché "poi dopo devo pulirlo". La base motore si pulisce con un panno umido. Non va mai immersa, ovviamente, ma non c'è motivo di doverlo fare. I comandi sono in rilievo leggero, senza incavi dove si annidi la sporcizia, e la finitura opaca nasconde bene eventuali schizzi in attesa del panno. Sicurezza d'uso e sistema di blocco Il sistema di sicurezza è una cosa a cui non pensi finché non ne hai bisogno. Il BlendBoss non parte se il contenitore non è agganciato correttamente. C'è un sensore meccanico che richiede la corretta rotazione del contenitore prima di abilitare il motore. La prima volta mi ha spiazzato. Avevo messo il bicchiere portatile sulla base, premuto il pulsante, e... niente. Nessun rumore, nessuna luce. Ho pensato fosse rotto. Poi ho letto il manuale (sì, ogni tanto succede) e ho capito che bisogna dare un quarto di giro in più per ingranare il blocco. Dopo una volta diventa automatico. Apprezzo molto questo approccio. Con un motore da 1.200 watt e lame affilate, un sistema che impedisca l'accensione accidentale è fondamentale. Ho figli di amici che ogni tanto vengono a casa e corrono ovunque; sapere che anche se premono a caso non succede nulla è rassicurante. Lo stesso vale per chi ha animali curiosi in cucina Anubi, il mio Malinois, ha una passione inspiegabile per i pulsanti colorati. Versatilità : i confini di quello che può fare Qui vale la pena essere chiari. Il Ninja BlendBoss è un frullatore. Un frullatore molto buono, ma pur sempre un frullatore. Non è un robot da cucina tuttofare, non è un estrattore di succo, non è un'impastatrice. Quello che fa bene: smoothie, frullati di frutta, zuppe e vellutate, salse emulsionate, pasta per crêpes, pastella per frittelle, milkshake, granite, triti grossolani, creme. Dentro questo spettro si muove con disinvoltura, e alcune cose le fa molto meglio di elettrodomestici più costosi e specializzati. Quello che non fa, o fa male: non produce succhi limpidi (tiene tutta la polpa, che è diverso da un estrattore), non impasta pane o pizza, non macina grossolanamente (carne, verdure a cubetti, noci intere al di sotto del burro), non affetta, non grattugia. Per tutto questo ti servono altri strumenti. È un limite? Dipende da cosa cerchi. Read the full article
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