Riaffiora alla memoria un tempo in cui mi chiudevo dentro una cabina telefonica stretta stretta. Stringevo tra le dita tremanti un gettone, cercando di inserirlo nella fessura. Il cuore in gola impazzito, tra timore ed eccitazione, nella speranza di potergli parlare, pregando che fosse lui, soltanto lui a rispondere dall'altra parte. Con l'indice nel foro della rotella, componevo il numero, inciso nella memoria. Ogni giro, ogni ticchettio di ritorno, era una lenta tortura. Fino all'ultimo, quando il "clang" del gettone che scendeva segnalava che qualcuno aveva alzato la cornetta. E mentre i secondi scorrevano, i gettoni, uno dopo l'altro, venivano inghiottiti dall'apparecchio. "Pronto?"
© Set'aMaj
ti leggo le mie poesie, ascoltami qui














