short filmography - Jamie Campbell Bower
That face card is ethereal.

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short filmography - Jamie Campbell Bower
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Animali Fantastici, i crimini di Grindelwald
Carissimo, a scrivere è una potterhead, magari non una delle migliori. Non ricordo con esattezza ogni dettaglio e non ho riletto i libri un centinaio di volte, ma sono cresciuta in quell’universo. Ho desiderato la lettera da Hogwarts, la bacchetta, ho un poster che troneggia sul mio letto ed una pila di giornalini in libreria, sotto i libri della saga. Organizzai un’intero esame d’inglese su HP e alla notizia sul prequel spin-off di Animali Fantastici ero scettica. Eppure ho considerato il primo film un capolavoro: Animali Fantastici e dove trovarli è stato un agognato e sperato ritorno nel mondo magico, strutturato e concepito per essere “fantastico”. Ha funzionato, è piaciuto, ha incassato, ma con il secondo figlio di questa nuova trilogia qualcosa è andato storto.
Non c’è la stessa cura. Non c’è lo stesso entusiasmo. Non c’è lo stesso coinvolgimento. Nelle scene in cui lo spettatore ha occasione di empatizzarsi con la situazione, il taglio di montaggio è netto - questione di secondi, nulla di più, per permettere all’occhio di saziarsi di quel momento ed alla mente di realizzare quanto ha visto. Gli Animali Fantastici sono limitati a 3 / 4 scene in un film di 135 minuti, quasi fossero l’espediente da inserire forzatamente, perché... sai... il titolo lo impone. Il titolo impone anche “i crimini di Grindelwald” ma quali sarebbero realmente? L’evasione, e poi? Per tutto il film il buon tempone attende: attende che i tempi siano maturi, attende che i seguaci lo raggiungano, attende che il piano sia architettato al meglio e poi, solo alla fine, parla ad un ampio pubblico di idee nazionaliste. Un pubblico che ha spontaneamente raggiunto quella piazza per ascoltare le sue idee patriottiche in quanto mago per diritto di nascita. Parla e da sfoggio di fuoco e conoscenza, uccide sì, ma paragonato a Voldemort la sua campagna è una passeggiata in salute.
Inizi con un meraviglioso Grindelwald in fuga, Johnny Depp è un cattivo che - inutile dirlo - merita tutte le lodi e gli onori. Accanto a lui c’è un character twist - Abernathy - che mi ha lasciata un po’ interdetta: il ministeriale che abbiamo visto nel primo film essere diligente e responsabile, ora mette a rischio la propria vita, persuaso dalle parole del vecchio mago. Una sorpresa inaspettata senza dubbio, ma passa in secondo piano, la comprendi, perchè l’action fantasy ti coinvolge e la carrozza trainata dai thestral (non erano invisibili? Adesso tutti possono vederli?) nel cielo di New York è spettacolare!
Ritroviamo Newt in compagnia di Pickett, l’asticello tenero e con “un problema di attaccamento”, nei corridoi del Ministero della Magia britannico. Dopo i fatti americani, al nostro magizoologo è stato ritirato il permesso di viaggiare oltre i confini nazionali e nonostante i suoi tentativi di convincere i ministeriali, continua a non accettare le loro condizioni. Eppure quando Silente (interpretato da Jude Law) gli porge la stessa richiesta, Newt (da buon Tassorosso) non sa dir di no. Il mentore chiama e l’allievo risponde. Parte con destinazione Parigi illegalmente, quando gli sarebbe bastato ritrattare con il MdM per ottenere il permesso - teoricamente! C’è questa chicca meravigliosa nei corridoi del ministero: mentre i fratelli Scamander discutono, dei gufi volano sulle loro teste. Papà Weasley aveva detto ad Harry (in Harry Potter e l’Ordine della Fenice) che un tempo il Ministero usava i gufi per i messaggi interni, ma che poi sono stati sostituiti. Dunque in un MdM 60 anni prima la nascita di Harry, ovviamente non potevano mancare i gufi con la posta!
Amo Eddie Redmayne, ma la timidezza e l’essere goffo di Newt è diventata un po’ troppo problematica in certe scene. Dove finisce Stephen Hawking ed inizia Eddie Redmayne? Mi riferisco alla performance da Premio Oscar in La teoria del tutto (2014) che sembra sia rimasta cucita addosso al dolce attore britannico. Approfitterei anche per lanciare una freccetta verso la coppia Queenie - Jacob: lui è il babbano che tutti noi vorremmo essere, la frizzantezza e la spontaneità del primo film sono un ricordo. La “potentissima pozione obliviante” che doveva cancellare la memoria, ora sembra abbia effetto solo sui “brutti ricordi” e c’è da chiedersi allora se la popolazione di NY ricordi il Tuono Alato (aka il grifone dorato che alla fine del primo film permette la pioggia) librarsi tra le nuvole... mi sovvengono mille aggettivi, ma di certo non è un “brutto ricordo”. E’ svanito anche il valore di Jacob come co-protagonista, la sua non è una presenza determinante nelle dinamiche della trama, ma è una linea di continuità necessaria nella trilogia. La famiglia incantevole che lo accoglie nel primo film, lo “incanta” nel secondo, ma questa volta senza che lui ne sia consapevole. Queenie non comprende quanto profondo sia l’amore del suo babbano, vuole a tutti i costi che lui la sposi nonostante la legge non glielo permetta. Ingenua, naive, è un personaggio che si evolve e che carica su di sé molte aspettative per il seguito.
Il primo film è organico ed armonioso, si ride, ci si emoziona, si viene coinvolti dall’azione e si sogna ad occhi aperti affascinati dalla magia. In Animali Fantastici, I crimini di Grindelwald l’ironia è limitata a pochi momenti, così come le creature fantastiche non hanno tutto lo spazio che ci si aspetterebbe. Incontriamo tre, forse quattro esemplari nuovi, ma uno solo è veramente presente. Snaso escluso. Quindi perché Animali Fantastici ? La trama del film si sposta su Grindelwald. Viene spiegata la natura di Nagini, conosciamo le intrecciate dinamiche familiari dei Lestrange, quasi fossero il Beautiful del mondo magico in una parentesi cimiteriale che sfiora veramente la soap opera. Gli auror sono per l’ennesima volta un corpo di ballo in posa, capace di piroettare, cadere e morire con grande charme, per fortuna che a salvare la situazione c’è chi non scendeva in campo da 200 anni.
Non voglio dire che è un flop, sarebbe ingiusto nei confronti di un cast attoriale magnifico, degli effetti speciali potenti e spettacolari, del ritorno ad Hogwarts in tempi in cui Albus Silente insegnava e la McGranitt era una sua giovanissima collega già devota. Eppure ricordavo fosse nettamente più giovane di Albus, possibile insegnasse già nel 1927? Sarebbe anche un peccato non dire che la caratterizzazione dei Ministeri è eccellente! Dopo il MACUSA, siamo entrati nel Ministère des Affaires Magiques, perfettamente in linea con l’idea dell’accademia magica francese di Beauxbatons che Harry Potter e il calice di fuoco ci aveva lasciato. Eppure il risultato finale è deludente, sufficientemente carico di spunti narrativi accennati o monchi, intrecciato da tanto altro e... poco di Animali Fantastici.